L’effetto pandemia

Quirinale, Parlamento convocato il 24 gennaio. L’ombra del Covid sull’elezione

A Montecitorio un comitato valuta le procedure che possono garantire la salute delle persone presenti in aula

di Andrea Carli

Quirinale, Fico firma lettera di convocazione del Parlamento

3' di lettura

La data ora c’è. Ed è a poco più di una settimana dalla scadenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, il 3 febbraio. Il presidente della Camera Roberto Fico ha convocato il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, lunedì 24 gennaio, alle ore 15, per eleggere il tredicesimo presidente della Repubblica.

Al di là delle strategie politiche che prenderanno forma nelle singole votazioni, lo spettro della corsa dei contagi Covid, nella forma della variante Omicron, potrebbe mettere a rischio la presenza in Aula di deputati, senatori, delegati delle Regioni ma anche funzionari parlamentari. La pandemia è un fattore di incertezza tutt’altro che secondario sulla corsa al Colle. Non c’è dunque solo l’incognita rappresentata dai franchi tiratori, coperti dal voto segreto. C’è anche quella Omicron, tanto che la Camera già valuta possibili contromosse.

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Fico: al lavoro per garantire sicurezza voto

«Ho convocato il Parlamento in seduta comune per l’elezione del Presidente della Repubblica il 24 gennaio alle ore 15. L’avviso sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di oggi» ha scritto su Fb il presidente della Camera Roberto Fico. «Nelle prossime due settimane, all’attività ordinaria della Camera si affiancherà quella di preparazione al voto. Siamo al lavoro insieme al collegio dei questori - ha assicurato - per definire l’organizzazione e le misure per garantire la piena operatività e sicurezza del voto».

Lo spettro della corsa dei contagi Covid

L’incognita Covid rischia infatti di scombussolare il pallottoliere dei voti per l’elezione del Capo dello Stato. I primi calcoli concreti si cominceranno a fare già nelle prossime ore. Lunedì 3 gennaio infatti si riunisce il Senato. La settimana prossima, lunedì 10, sarà la volta della prima assemblea del 2022 della Camera. La sensazione, già in questa fase preliminare, è che nel Parlamento in seduta comune gli assenti perché positivi al Covid o in quarantena saranno più di quelli che sono stati registrati a fine dicembre.

Il quadro in occasione del via libera alla manovra

In occasione dell’approvazione della Manovra, infatti, sono rimasti a casa per questi motivi una trentina di deputati (circa il 5%) e una decina di senatori (il 3%). Il virus ha colpito finora la politica in maniera bipartisan. Lo spettro che l’impatto della variante Omicron durante le festività possa sentirsi da subito, alla luce anche del balzo del tasso di positività dal 13% al 21,9% nelle ultime 24 ore, si staglia dunque sull’intero emiciclo .

A Montecitorio un comitato per valutare soluzioni anti contagio

Tra i grandi elettori la speranza è che nelle prossime 2-3 settimane la curva dei contagi cali, altrimenti si rischia un centinaio di assenti. Ecco allora che la Camera comincia a valutare delle contromosse. Un comitato di Montecitorio composto da medici ed esperti, una sorta di Comitato tecnico scientifico interno della Camera, si riunirà nelle prossime ore per ragionare su possibili adeguamenti alle procedure, così da garantire la salute ai partecipanti di un evento che, tra le altre cose, attirerà nel Palazzo anche un gran numero di giornalisti. Le decisioni verranno ratificate dal Collegio dei questori che dovrebbe riunirsi l’11 gennaio.

Ipotesi voto a fasce orarie

Il piano redatto dal comitato dovrà garantire un livello adeguato di sicurezza per più giorni. Se non basterà la prima seduta fissata da Fico per eleggere il successore di Sergio Mattarella, le altre eventuali votazioni saranno calendarizzate con i capigruppo. Se pare abbastanza assodato che si voterà, come sempre, in Aula a Montecitorio, non si sa ancora quante votazioni si terranno al giorno per garantire la sanificazione dell’Emiciclo. Altro accorgimento abbastanza sicuro è quello dello scaglionamento dei votanti per fascia oraria, in modo da sparpagliarli per i grandi saloni del Palazzo facendoli entrare a gruppi in Aula e solo per il tempo strettamente necessario per scrivere un nome e depositarle la scheda nell’”insalatiera”, come viene chiamata nel gergo parlamentare l’urna in vimini e raso verde che raccoglie i voti. Non è peraltro del tutto escluso che si considerino soluzioni alternative ai catafalchi, ossia le cabine elettorali, per conciliare le esigenze di segretezza e igiene. Soluzioni potrebbero essere prese anche per garantire i distanziamenti nelle aree comuni, a cominciare dal “Trasatlantico”. Sembra invece tramontata l’ipotesi del voto a distanza.

Il quorum delle votazioni non cambia

Va tuttavia considerato che anche un considerevole numero di assenze per Covid non cambierebbe comunque il quorum, di 672 voti nei primi 3 scrutini e 505 a partire dal quarto.

Lavori in corso alla Camera

Intanto alla Camera sono iniziati lavori per l’allestimento del Palazzo in vista delle votazioni per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Nel cortile d’onore, solitamente riservato alle postazioni delle reti televisive che seguono le votazioni per il Quirinale, squadre di operai hanno effettuato misurazioni e delimitato gli spazi. Anche in Transatlantico sono stati notate maestranze al lavoro, impegnate nell’allestimento di due quadri elettrici. Mentre una squadra di imbianchini sta ritoccando di bianco le volte dei corridoi d’onore, i passaggi che conducono dall’ingresso principale al Transatlantico.

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