le indagini giudiziarie SU POP BARI

L’ombra della corruzione sul caso Banca Tercas. Bankitalia: collaboriamo con i magistrati

L’ex amministratore delegato Giorgio Papa, l’ex condirettore generale della Popolare di Bari (figlio dell’ex presidente Marco Jacobini) Gianluca Jacobini e l’ex responsabile della direzione crediti Nicola Loperfido sono indagati per concorso in bancarotta per il crac Fusillo

di Ivan Cimmarusti e Davide Colombo

Decaro: Popolare Bari al sicuro, ora luce sulle responsabilità

L’ex amministratore delegato Giorgio Papa, l’ex condirettore generale della Popolare di Bari (figlio dell’ex presidente Marco Jacobini) Gianluca Jacobini e l’ex responsabile della direzione crediti Nicola Loperfido sono indagati per concorso in bancarotta per il crac Fusillo


3' di lettura

Dietro l’acquisizione di Banca Tercas si celerebbe una presunta corruzione. L’ipotesi dei pubblici ministeri piomba sull’ex presidente della Banca Popolare di Bari, Marco Jacobini, che nei giorni scorsi ha ricevuto un avviso di proroga delle indagini preliminari. Un’accusa che, stando a quelle che sono ricostruzioni investigative, potrebbe condurre fino ai rapporti con la Vigilanza della Banca d’Italia. Ipotesi che anche in Via Nazionale s’è appresa leggendo le ricostruzioni di “Repubblica” e sulla quale si va poco oltre il “no comment”.

«La Banca d’Italia - si fa notare - collabora attivamente con l’autorità giudiziaria e continuerà a farlo. Non abbiamo informazioni su questa indagine specifica che riguarda il presidente della Popolare di Bari». Lunedì scorso, quando è stato pubblicato sul sito di Bankitalia il dettagliato approfondimento sulla crisi che ha portato al commissariamento dell’istituto pugliese, era stato precisato che per motivi legati al segreto d’ufficio la nota conteneva solo alcuni accenni ai continui e approfonditi rapporti con la magistratura. Rapporti estesi, si fa sapere ora, che proseguiranno.

L’inchiesta del procuratore aggiunto, Roberto Rossi, presto potrebbe riservare interessanti sorprese. Il fascicolo conta una decina di indagati, con accuse che vanno dal falso in bilancio al falso in prospetto, fino alla manipolazione del mercato e all’ostacolo all’autorità di vigilanza. Un’inchiesta che ruota attorno alle figure di Jacobini, storico patron dell’istituto fondato nel 1960 dal padre Luigi, e dell’ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis, banchiere con precedenti in Banca 121, Monte dei Paschi di Siena e DeutscheBank Italia.

Ora però gli investigatori stanno stringendo il cerchio, per chiarire le responsabilità di un dissesto finanziario che rischia di compromettere una delle ultime grandi banche del Sud, con 70mila soci e sportelli operativi in 13 regioni, anche nel Nord Italia. La banca, più in particolare, ha quote di mercato significative, intorno al 10%, sia degli impieghi sia della raccolta, in Puglia, Basilicata e Abruzzo.

L’ipotesi della corruzione fa riferimento all’operazione di acquisizione di Banca Tercas, autorizzata dalla Banca d’Italia nel luglio del 2014. Una acquisizione accompagnata da un contributo di 330 milioni di euro giunto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd). Stando alla ricostruzione la somma sarebbe stata definita attraverso una due diligence. Secondo i documenti della Vigilanza, allegati all’incartamento giudiziario, con quell’acquisizione si intendeva garantire un “salvataggio” per salvaguardare l’interesse dei depositi e il rilancio commerciale del gruppo abruzzese. Tuttavia agli inquirenti è sembrato dubbio l’atteggiamento della Vigilanza, la quale nel 2010 si era detta contraria ad acquisizioni.

L’indagine, inoltre, riguarda anche altri aspetti, legati alla gestione dei finanziamenti concessi alle imprese. I pm di Bari contestano il concorso in bancarotta fraudolenta a tre ex dirigenti di BpB. Il crac nel quale la Procura ipotizza il coinvolgimento dell’ex amministratore delegato Giorgio Papa, di Gianluca Jacobini, ex condirettore generale dell’istituto di credito barese, figlio dell’ex presidente Marco Jacobini, e Nicola Loperfido, ex responsabile della direzione crediti, è quello delle società del gruppo Fusillo di Noci (Bari). Il faro degli inquirenti riguarda anche le presunte truffe perpetrate ai danni dei piccoli azionisti. Un aspetto che emerge dagli stessi documenti della Vigilanza.

Emerge, infatti, che i piccoli azionisti erano stati «distolti dall’investimento in Buoni del Tesoro» dai dirigenti dell’istituto, i quali «assicuravano che le azioni della Banca Popolare di Bari erano prive di rischio». Un’operazione – si ipotizza – che sarebbe servita a rafforzare il capitale sociale per 135 milioni di euro. Non solo: gli «obiettivi di investimento» risultano essere stati manipolati, tanto che a quelli di «tipo conservativo» era «associato solo a 300 clienti, benché oltre 26mila avessero dichiarato di voler prioritariamente proteggere il capitale». Aspetti su cui ora si stanno concentrando le indagini della magistratura di Bari.

Per approfondire :
I punti chiave dell’inchiesta
Popolare di Bari, le misure del decreto per il salvataggio della banca
Da Etruria alle Venete a Carige, le crisi bancarie che hanno preceduto la Popolare di Bari

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