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L’omicidio Cerciello e la storia della pistola (elettrica)

A che punto siamo con la pistola elettrica? Il brutale omicidio del vice-brigadiere Mario Cerciello Rega a Roma la notte del 25 luglio ripropone la questione delle regole d'ingaggio

di Guido Gentili


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2' di lettura

A che punto siamo con la pistola elettrica, anche conosciuta come Taser (acronimo che fa riferimento al nome dell'inventore) che dovrebbe essere nella dotazione delle forze di polizia? Il brutale omicidio del vice-brigadiere Mario Cerciello Rega (in azione –ma senza pistola d'ordinanza, lasciata nel suo armadietto in caserma) a Roma la notte del 25 luglio ripropone la questione delle regole d'ingaggio. Ha detto con parole chiare il comandante provinciale dei carabinieri, Francesco Gargaro: il collega di Cerciello, Antonio Varriale, “non poteva sparare a un soggetto in fuga”, perché si sarebbe ritrovato indagato. “Né poteva sparare in aria a scopo intimidatorio, perché questo non è previsto nel nostro ordinamento”.
Il problema della sicurezza dei poliziotti, carabinieri, finanzieri (e vigili urbani) esiste. La pistola elettrica o dissuasore elettrico, arma non letale (ma contestata in particolare da Amnesty International, che la ritiene responsabile di molti decessi) è usata in molti paesi del mondo ed in particolare negli Stati Uniti. Le scosse elettriche determinano una paralisi muscolare. Si usa a distanza fino a circa 7 metri e la sola (doverosa) esibizione può servire ad evitare guai maggiori. In ogni caso, nell'eventualità che venga poi usata (partono dardi , non proiettili) l'uso a distanza scongiura pericolosi e imprevedibili –come avvenuto la notte del 25 luglio- corpo a corpo.

In Italia l'introduzione del Taser è stata prevista nel 2014, quando al Viminale era ministro Angelino Alfano. La strada burocratica si è poi rivelata lunga. La svolta arriva nel marzo 2018, quando una circolare del ministero annuncia l'inizio della fase di sperimentazione. All'inizio luglio, il neo ministro dell'Interno Matteo Salvini, grande sostenitore della pistola elettrica, fa scattare la sperimentazione e poco dopo è approvato il manuale operativo. Il 5 settembre le pistole elettriche per la sperimentazione vengono assegnate polizia, carabinieri e guardia di finanza di 12 città (Bologna, Brindisi, Caserta, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Reggio Emilia, Torino, ma non figura Roma). Il 14 aprile 2019 Salvini dichiara che “a giugno la pistola elettrica arriva in dotazione delle forze dell'ordine”. In realtà a giugno, come spiegato da Marco Ludovico inizia la procedura obbligatoria per la gara d'appalto di un migliaio di pistole a impulsi elettrici da assegnare, con il Viminale che, finita la sperimentazione, è intervenuto con norme amministrative per legittimare le forze dell'ordine a proseguire con il Taser già ricevuto. A luglio è lo stesso Salvini, alla Scuola di polizia di Nettuno, come mostra il video, a provare la pistola.

Scuola di polizia di Nettuno, Salvini prova la pistola elettrica

Vogliamo averle, dice, “anche sui treni, sulle volanti, nelle città, siamo nella fase di aggiudicazione dell'appalto, a buon punto” (proprio oggi a Roma la giunta comunale grillina ha aperto alla possibilità che ne siano dotati i vigili urbani, ndr).

Sarebbe servita una pistola elettrica la notte dell'omicidio di Cerciello? I fatti dicono questo: in azione, a contatto diretto con i due americani, c'erano due carabinieri. Uno è stato aggredito e accoltellato a morte; l'altro carabiniere non ha usato la pistola. L'assassino aveva un modello di coltello, portato dagli Usa, in dotazione ai marines.

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