dopo il voto in baviera

L’onda ecologista non passa le Alpi, verdi quasi scomparsi in Italia

di Andrea Marini


Baviera: Csu crolla al 37%, spd al 9,5%, boom dei verdi

2' di lettura

La netta affermazione dei verdi in Baviera di domenica non è un caso isolato in Europa. Anche le comunali in Belgio e nazionali in Lussemburgo, sempre domenica, hanno mostrato un evidente successo dei partiti verdi. Tuttavia l’ondata ecologista sembra essersi fermata al di là delle Alpi. Alle ultime politiche del 4 marzo i verdi italiani si sono presentati nella lista “Italia Europa Insieme”, alleata del Pd, comprendente anche i Partito solcialista italiano e il movimento Area Civica (con molti prodiani): non sono andati oltre lo 0,58% alla Camera e lo 0,54% al Senato. Non riuscendo ad eleggere neanche un parlamentare.

L’età d’oro dei governi Prodi
Sono lontani i tempi d’oro dei due governi Prodi, quello post elezioni del 1996 e quello post 2006. Nel 1996 i verdi entrano nella coalizione dell’Ulivo guidata dal Professore: portano a casa 14 deputati e 14 senatori, avendo conquistato nella quota proporzionale della Camera il 2,5% ed esprimendo il Ministro dell'Ambiente Edoardo Ronchi e 4 sottosegretari. La storia si ripete dieci anni dopo: il centrosinistra vince per un soffio le elezioni. Alla Camera la lista dei Verdi supera il 2,1% eleggendo 16 deputati (11 saranno i senatori). Il movimento torna al governo: Pecoraro Scanio viene nominato Ministro dell'Ambiente, Paolo Cento è sottosegretario all'Economia, Stefano Boco sottosegretario alle Politiche Agricole.

Nessun parlamentare alle politiche 2018
Le politiche 2018 hanno certificato l’uscita dal parlamento dei Verdi: dei due candidati di area ecologista nei collegi uninominali, Francesco Borrelli alla Camera e Angelo Bonelli al Senato, nessuno è eletto. E la lista, non andando oltre il lo 0,6% rimane fuori dalla ripartizione proporzionale dei seggi.

In affanno anche alle consultazioni locali
I verdi alle regionali di quest’anno non hanno brillato: in Lombardia e Lazio (sempre il 4 marzo) non sono andati oltre rispettivamente lo 0,7% e l’1,1%, non riuscendo a guadagnare alcun seggio. In Molise (22 aprile) e Friuli Venezia Giulia (29 aprile) non si sono neanche presentati con una propria lista. Magra consolazione le ultime comunali di giugno: nell’unico capoluogo di regione al voto, Ancona, sono riusciti a ottenere il 4,1% all’interno della vincente coalizione di centrosinistra, riuscendo ad eleggere un consigliere comunale.

Verso il congresso del 2 dicembre
Angelo Bonelli, leader dei Verdi italiani, è consapevole della situazione: «Sono contento per la Germania e credo che sia uno stimolo al resto d’Europa per costruire un soggetto che sia una vera alternativa ai governi della paura, compreso quello italiano». Perciò al Congresso dei Verdi del 2 dicembre, l’obiettivo è fare «una lista per le Europee, aprendoci ad altre realtà come quella di Pizzarotti, un sindaco che ha lavorato bene a Parma - ha spiegato Bonelli - al movimento di Civati o Marco Cappato, oltre a pezzi di sindacato, imprenditori della green economy e parti del mondo cattolico».

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