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L’onda verde ora tocca anche le banche svizzere

Il direttore dell’Associazione svizzera dei banchieri, Jörg Gasser, si è espresso a favore di una tassa anti CO2 ed ha affermato che a medio-lungo termine le banche non dovrebbero più finanziare imprese che producono elevate emissioni di CO2

di Lino Terlizzi


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(REUTERS)

2' di lettura

Nel medio-lungo termine le banche non dovrebbero più finanziare imprese che producono elevate emissioni di anidride carbonica. Parola di banchiere svizzero. Jörg Gasser, direttore dell'Associazione svizzera dei banchieri (Asb), ha stupito una parte degli operatori e degli analisti per le sue dichiarazioni molto nette sul tema ambientale.

Un orientamento di fondo più favorevole ad una maggiore tutela dell'ambiente era già emerso in passato anche all'interno della piazza finanziaria elvetica, ma sin qui le prese di posizione non erano state secche come quelle di Gasser.


Tanto più considerando che lo stesso Gasser, parlando con i giornali del gruppo editoriale svizzero Tamedia, si è anche espresso a favore di una tassa che aumenti il costo delle emissioni di gas ad effetto serra. «Se vogliamo utilizzare strumenti di mercato per ridurre le emissioni di CO2 – ha affermato il direttore dell'associazione che raggruppa le banche elvetiche – abbiamo bisogno di tasse incentivanti».

C'è da notare a questo riguardo che il Consiglio federale, cioè il Governo svizzero, sta esaminando in questa fase proprio le misure di politica ambientale che potrebbero toccare il settore finanziario.


Jörg Gasser, che è direttore dell'Asb dal maggio scorso e che in precedenza ha avuto la carica segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali, ha peraltro precisato che la tempistica di questi cambiamenti pro ambiente non deve essere troppo stretta.

Cessare bruscamente di finanziare le imprese che producono molte emissioni di CO2 non è realistico, perché ciò «avrebbe conseguenze negative per l'intera economia», ha detto il dirigente dei banchieri svizzeri. Insomma la direzione di marcia deve essere quella dei tagli ai finanziamenti alle imprese pesanti dal punto di visto ambientale e delle tasse incentivanti, secondo Gasser, ma bisogna anche aiutare l'industria problematica ad abbandonare gradualmente le attività che producono gas ad effetto serra, dando il tempo necessario e agendo a livello macroeconomico con diversi strumenti.


In Svizzera nelle elezioni del 20 ottobre scorso c'è stata u na forte avanzata delle due principali formazioni ambientaliste (Verdi e Verdi liberali). Una parte dei movimenti ambientalisti ha accusato in passato le banche e le società finanziarie svizzere – con alcune manifestazioni in particolare l'estate scorsa davanti alle sedi di Ubs a Credit Suisse – di investire ancora in modo ingente in settori come quelli del petrolio, del gas, delle automobili tradizionali.

Le banche rossocrociate avevano risposto sottolineando la loro sempre maggiore attenzione all'ambiente. Ora la presa di posizione improntata al verde da parte del direttore dell'Associazione dei banchieri.

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