energia

L’ondata di gelo in Europa manda alle stelle i prezzi del gas

di Sissi Bellomo

(Ansa)

3' di lettura

I prezzi del gas sono tornati a correre, spinti dall’ondata di gelo che sta investendo gran parte dell’Europa. Sul mercato italiano del giorno prima, al Punto di scambio virtuale (Psv), ieri c’è stato un nuovo balzo di circa il 20%, con picchi oltre 45 euro per Megawattora: livelli già raggiunti venerdì scorso, quando il ministero dello Sviluppo economico aveva decretato lo stato di preallarme, ma inferiori agli 80 euro che si erano visti (sia pure brevemente) a dicembre, dopo l’incendio all’hub austriaco di Baumgarten.

L’impennata dei prezzi italiani – che riguarda gli scambi all’ingrosso e non le bollette, che potrebbero anche sfuggire all’impatto – è comunque poca cosa in confronto a quello che è successo in Gran Bretagna: al National Balancing Point (Nbp) il gas ha subito rialzi fino al 150%, spingendosi ai massimi da 12 anni (194 pence per therm sul mercato spot, equivalenti a oltre 70 €/Mwh).

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Oltre Manica non solo cadono abbondanti nevicate, che hanno imbiancato anche Londra, spingendo i consumi di gas alle stelle, ma gli stoccaggi sono ridotti, anche a causa della chiusura l’anno scorso dell’importante sito di Rough, che fino all’anno scorso contava per il 10% della capacità operativa.

Le scorte di gas sono molto basse anche in altri Paesi europei, sotto il 20% della capacità in Francia, Belgio e Paesi Bassi, secondo i dati Gie. In Italia sono ancora oltre il 40%, livelli che non destano preoccupazioni considerato che si avvicina la primavera, anche se i prelievi sono importanti, vicini a 100 milioni di metri cubi al giorno questa settimana.

Il Burian, come (impropriamente) ci piace chiamarlo in Italia, o «The Beast of the East», come preferiscono gli anglosassoni, sta provocando consumi di gas da primato: nell’Europa Nord -Occidentale S&P Global Platts stima che siano ai massimi da febbraio 2012: 1,4 miliardi di mc nella giornata di ieri, tra Gran Bretagna, Germania, Francia, Belgio e Olanda, Potrebbe crearsi concorrenza per le forniture, anche perché si segnalano difficoltà produttive in alcuni Paesi.

La Norvegia, secondo fornitore di gas europeo alle spalle della Russia, è alle prese con problemi imprevisti all’impianto di Kollsnes, con ripercussioni di durata imprecisata sulla capacità di esportazione. Dall’Olanda intanto arriva sempre meno gas, per l’imposizione di limiti stringenti alle estrazioni dal maxi-giacimento di Groningen.

Le consegne di gas dal Nord Europa sono limitate per l’Italia anche dalle riparazioni al gasdotto Tenp, che si connette alla nostra rete a Passo Gries. Il sistema – alle prese con una domanda di oltre 360 milioni di mc al giorno – sta comunque reagendo.

I flussi di importazione sono in aumento da tutte le provenienze: i dati di Snam Rete Gas risulta che questa settimana le consegne dalla Russia sono salite a quasi 110 milioni di mc al giorno, l’Algeria supera 66 milioni e la Libia è sopra 14 milioni di mc. Persino da Passo Gries lunedì e martedì sono entrati quasi 30 milioni di mc al giorno, livello raggiunto raramente da quando la conduttura funziona a mezzo servizio.

Persino i rigassificatori stanno facendo la loro parte, anche se il terminal di Rovigo ha avuto problemi di ricezione, forse legati al forte vento. L’Olt di Livorno, entrato in attività con funzione di peak shaving, ha allocato uno slot per una metaniera in arrivo il 7 marzo e nel frattempo ha permesso all’acquirente di prelevare gas dagli stoccaggi per immetterlo in rete.

Trovare un carico di Gnl in Europa peraltro non è facile, anche se in questo momento non c’è nessun posto al mondo in cui il gas costi più caro che nel Vecchio continente. Il tempo rema contro: per la consegna ci vogliono settimane e i prezzi per la seconda metà di marzo sono tuttora a favore dell’Asia, osserva S&P Global Platts, con 9,95 $/MMBtu contro i circa 7 $ degli hub europei.

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