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L’ondata di Natale? È una tripla epidemia: virus respiratori, influenza e Covid

Tutti agenti patogeni facilitati nella circolazione dagli ambienti chiusi. Dagli Usa all’Europa, l’alert delle autorità sanitarie

di Nicola Barone

Schillaci lancia campagna vaccinazione contro Covid e influenza

3' di lettura

Non più solo Covid, è per una concentrazione anche di influenza stagionale e bronchioliti e polmoniti infantili causate dal virus respiratorio sinciziale (Rsv) che i sistemi sanitari rischiano di trovarsi sotto pressione a Natale. È un rischio valutato come alto dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Anche negli Stati Uniti è allarme per quella che gli esperti chiamano la “tripledemic”, tutti agenti patogeni che, facilitati nella circolazione dagli ambienti chiusi, stanno mettendo i Pronto soccorso in affanno.

Assenze per malattia del personale

Le festività di fine anno sono associate ad incontri, acquisti e viaggi, che comportano rischi aggiuntivi significativi per la trasmissione di Rsv e altri virus respiratori, secondo la direttrice dell’Ecdc Andrea Ammon. «Il rafforzamento dei sistemi sanitari e il sostegno degli operatori dovrebbero essere prioritari», ha aggiunto Ammon, in quanto oltre a un maggior numero di ricoveri si teme un aumento delle assenze per malattie del personale sanitario. «Anche la vaccinazione contro l’influenza e il Covid-19 dovrebbe essere una priorità tra i gruppi a rischio».

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La carenza di antifebbrili

A questo si aggiunge la carenza di medicinali soprattutto pediatrici, per il raffreddore e l’influenza. Come in Italia, limitatamente ad alcuni prodotti, è difficile trovare nelle farmacie americane acido acetilsalicilico e ibuprofene per i più piccoli. L’avvicinarsi del Natale e delle feste in famiglia sta facendo impennare i timori delle autorità sanitarie: il direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, Rochelle Walensky, sta lanciando messaggi ripetuti alla popolazione, invitando chiunque non lo abbia fatto a vaccinarsi, sia con il bivalente anti-Covid, che con le immunizzazioni antinfluenzali.

Mascherine, negli Usa si riconsidera l’uso

I Cdc stanno lentamente rivedendo le indicazioni sull’uso delle mascherine, non più obbligatorie da mesi. Le comunità in cui il livello dei contagi ha raggiunto la soglia di alto pericolo crescono in ogni Stato dell’ Unione, e là i Cdc sono tornati ad invitare i cittadini ad usare sempre le maschere negli ambienti interni. Los Angeles e New York sono al momento i centri nevralgici più sorvegliati.

Pediatrie sotto pressione

Al Bambino Gesù di Roma negli ultimi 15 giorni è stata registrata una media di circa 400 accessi in un giorno al Pronto soccorso da parte di bambini con sintomi respiratori e influenzali a fronte dei 250 nel mese di novembre. Si tratta di «numeri record», come spiega Anna Maria Musolino, pediatra dell'emergenza del Bambino Gesù che sottolinea come l’influenza «è arrivata in anticipo rispetto agli anni precedenti». Le terapie intensive pediatriche di tutta Italia sono sotto pressione per l’epidemia da bronchiolite causata da virus respiratorio sinciziale che quest’anno è iniziata prima e sta facendo moltissimi contagi e ricoveri tra i più piccoli. E al virus sinciziale si aggiunge l’influenza australiana che ha fatto salite i ricoveri nei reparti da Nord a Sud. A Bologna l’ospedale Maggiore è stato costretto a riorganizzare i suoi spazi, rinunciando a sale giochi e altre aree per far posto a nuovi letti. Preoccupa in particolare la situazione delle terapie intensive e si registra già qualche trasferimento di piccoli pazienti, come è avvenuto ad Gaslini di Genova, da una Regione ad un’altra per far fronte alle richieste di ricovero.

I primi segnali da non trascurare

Nel reparto di terapia intensiva pediatrica dell’Umberto I di Roma si registrano 6 neonati intubati, nel reparto di Pediatria d’urgenza 14 ricoverati, di cui 11 per bronchiolite e di questi 7 con ossigeno somministrato con nasocannule ad alto flusso. «Ma altri 6 o 7 sono in pronto soccorso in attesa del ricovero», come spiega Fabio Midulla, presidente della Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri) e responsabile del Pronto soccorso pediatrico dell’Ospedale Umberto I di Roma. I primi segnali che i genitori devono saper intercettare «sono tosse associata a riduzione dell’alimentazione e fatica a respirare che si manifesta con accelerazione del respiro». Il virus che colpisce i bronchioli, ovvero le parti terminali delle vie respiratori, «con conseguenze gravi nei bambini che lo contraggono nei primi mesi i vita, è molto comune da novembre ad aprile».

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