Art Basel Report 2021

L’online e la Cina più forti del virus sul mercato dell’arte

Nel 2020 contrazione del 22% a 50,1 miliardi di dollari, tengono gli scambi in galleria con l’online, in asta la RPC supera gli Usa, mentre il 61% di 365 fiere cancellato

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli

8' di lettura

Forse ci aspettavamo numeri ancora peggiori, invece, secondo l'analisi della studiosa Clare McAndrew di Arts Economics, pubblicata da Art Basel in collaborazione con Ubs, nell’anno della pandemia, il mercato dell'arte sembra essersi contratto solo del 22%. Le vendite a livello globale sono scese fino a 50,1 miliardi di dollari da 64,4 miliardi del 2019, con una perdita del 22% anno su anno, e di più di un quarto rispetto al 2018 (-27%). Comunque, si tratta della più grande recessione dalla crisi finanziaria del 2009 quando si toccò il punto più basso di 39,5 miliardi di dollari e, a differenza di allora, ha interessato tutti i mercati, Cina inclusa, che però ha goduto di una ripartenza anticipata e messo a segno un ottimo risultato in asta superando in valore per la prima volta gli Stati Uniti, grazie alla liquidità affluita sui suoi artisti: Zao Wou-Ki, Wu Guanzhong e Cui Ruzhuo per il contemporaneo, Qi Baishi, Huang Binhong, Wu Changshou nel periodo moderno e per l'antico Wu Bin, artista della dinastia Ming, con un fatturato di 77 milioni di dollari,
grazie al lotto “Ten Views of a Lingbi Rock” (1610) venduto al record di 76,6 milioni $ da Poly Auction a Pechino e, Ren Renfa con “Five Drunken Princes Returning on Horseback” del 1300 venduto a 39,6 milioni $, secondo prezzo da Sotheby's a Hong Kong.

L'ANDAMENTO DEGLI SCAMBI NEL MERCATO GLOBALE DELL'ARTE E DELLE ANTICHITÀ (IN GALLERIA E ASTA)

In percentuale. Fonte: © Arts Economics (2021)

L'ANDAMENTO DEGLI SCAMBI NEL MERCATO GLOBALE DELL'ARTE E DELLE ANTICHITÀ (IN GALLERIA E ASTA)

Il commento di Clare McAndrew

“Il calo delle vendite era inevitabile per un mercato popolato principalmente da piccole imprese - ne ne stimano circa 305.250, di cui 291.000 gallerie e 14.250 case d'asta con 2,9 milioni di occupati diretti -, che fanno affidamento su consumi discrezionali, viaggi e contatti personali” ha commentato McAndrew che ormai da moltissimi anni realizza lo studio commisisonato da ArtBasel e quindi indirettamente dai galleristi. “Ma la crisi ha anche fornito l'impulso al cambiamento e alla ristrutturazione. La trasformazione più significativa ha impattato sul lancio di strategie digitali e vendite online, che fino ad oggi erano rimaste indietro rispetto ad altri settori. Il commercio d'arte ha mostrato un'incredibile capacità di recupero nel modo in cui si è adattato alla nuova realtà, e sebbene le aziende stiano ancora cercando di bilanciare il nuovo mercato online con l'esperienza condivisa e l'entusiasmo delle vendite e degli eventi offline, pochi vedono questi mutamenti come transitori. Uno degli impatti più preoccupanti della pandemia saranno i suoi effetti sull'occupazione e questa ricaduta economica probabilmente si estenderà fino al 2021”.

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Il mercato gloabale

Leggendo il mercato dalle stime, come c'era da aspettarsi, gli Usa sono rimasti la piazza principale soprattutto con il 42% di quota di mercato di galleria e d'asta, nonostante un calo delle vendite pari al 24% fino a 21,3 miliardi di dollari. Segue la Cina con 10 miliardi di dollari di vendite in totale: è solo il -12% sul 2019, ma il terzo anno consecutivo di calo. Sul terzo gradino del podio si conferma il Regno Unito, con una perdita del 22% fino a 9,9 miliardi di dollari, il valore minimo degli ultimi dieci anni. Dominano le vendite online che hanno raddoppiato il loro valore fino a 12,4 miliardi di dollari, raggiungendo una quota di mercato pari ad un quarto del totale. All'asta o in galleria? Sebbene si abbia la percezione che le case d'aste abbiano reagito meglio alla crisi, avendo avviato già negli ultimi anni il processo di digitalizzazione, secondo la McAndrew le gallerie hanno registrato un calo minore nelle vendite: -20% fino a 29,3 miliardi di dollari, rispetto al -30% delle case d'aste, fino a 17,6 miliardi. I galleristi avrebbero mantenuto la più ampia fetta del mercato: 58% contro il 42% delle aste. Per le case d'aste, infatti, la difficoltà è stata innanzitutto reperire le opere da mettere all'asta in un momento di incertezza, in cui i collezionisti hanno preferito non vendere nonostante la richiesta. Inoltre, il lockdown ha aumentato le difficoltà logistiche e diminuito le occasioni di vendita. Per alcuni galleristi, la riduzione dei costi operativi ha consentito di mantenere la redditività nel 2020 (per il 28% l’anno è risultato addirittura più redditizio rispetto al 2019, mentre il 18% ha mantenuto un livello stabile di utile netto). Sicuramente è stato più semplice resistere alla crisi per le strutture più snelle, infatti, le gallerie di fascia alta hanno subito le perdite maggiori. Le gallerie affermate sembrano essersi concentrate ancora di più sugli artisti consolidati, meno rischiosi, mentre le altre hanno puntato maggiormente sui giovani nel tentativo di creare nuove opportunità di vendita a prezzi più moderati. Lo stesso vale per la questione di genere: la percentuale di artiste rappresentate è rimasta stabile al 37%, ma nella fascia alta ci sono meno donne affermate, mentre nelle gallerie più piccole ci sono state maggiori vendite. Sempre per quanto riguarda le strategie, in generale, i galleristi si sono concentrati sui clienti già esistenti, sulle vendite online e sulla ricerca di modi per ridurre i costi come affitti, spese di trasferte e fiere. Nonostante gli sforzi, l'1% delle gallerie è stato costretto a chiudere (probabilmente la percentuale è anche maggiore), il dato ci appare sicuramente sottostimato.

Aste

Le case d'asta hanno totalizzato 20,8 miliardi di dollari: livello più basso del decennio. In asta hanno scambiato il 42% del valore per 17,6 miliardi $ e una market share del 35,1%, ma con un calo del 30%, recuperato grazie alle private sale stimate in 3,2 miliardi (+36%), di cui con 2,8 miliardi dichiarati da Sotheby's e Christie's. La mappa delle aste ci restituisce quindi un universo così composto: la Grande Cina con il 36% in valore degli scambi d'asta diventa il più grande mercato internazionale (+7%), nonostante un calo dell’1% e scambi per 6,3 miliardi, con un pericoloso tasso d'invenduto del 49%, superando gli Usa con la quota del 29% (-6%) e calo del 44% in valore a poco più di 5 miliardi $, segue il Regno Unito con una quota di mercato del 16% (-2%) a 2,8 miliardi $ e la Francia con un crollo dei valori del 35%. Le prime sei case d'asta per fatturato sono: Sotheby's con 5 miliardi $ (-25%), Christie's con 4,4 miliardi $ (-25%), Poly Aucton con 911 milioni $ (-17%), China Guardian con 692 milioni $ (- 27%), Heritage Auctions con873,1 milioni $ (+6% e il 58% del valore scambiato online) e Phillips con 760 milioni (-16%). Il segmento di opere vendute a prezzi compresi tra 5-10 milioni, come prevedibile dalla scarsa offerta di capolavori, è diminuito di valore del 34%. Le aggiudicazioni oltre un milione di dollari sono state per la maggioranza in aste offline (58%) e solo per il 6% nelle online only, il cui maggior valore (67%) è rappresentato da vendite comprese tra 5.000 e 250.000 $.

I periodi artistici scambiati

In asta il settore più forte si è confermato quello dell'arte del Dopoguerra e contemporanea (55% di quota di mercato), tuttavia scivolando a 4,7 miliardi con un -23%, di cui il 27% create negli ultimi 20 anni. L'arte moderna, che nel ‘19 ha perso quasi un terzo del valore, si è fermata a 2,2 miliardi con una perdita del 23%, tornando ai valori del 2009, e registrando un forte calo in Usa (-43%). Gli Impressionisti, che erano la forza dominante trenta anni fa, hanno registrato la perdita maggiore anno su anno, del 50% attestandosi a 900 milioni di dollari, valori inferiori al 2009 (1 miliardo). Gli Old Masters – un mercato più stabile e meno soggetto alle speculazioni con una quota del 9% (+2%) – hanno perso il 10% in termini di vendite globali fermandosi a 759 milioni, sotto la soglia del 2009 a 1,051 miliardi.

Le opere garantite

Sul fronte delle garanzie d'asta – tema non analizzato dalla McAndrew -, uno studio di ArtTactic registra che nel 2020 in linea con il calo complessivo del comparto Post war e Contemporaneo, le vendite garantite si sono ulteriormente raffreddate con un calo del 19,9%, tuttavia la quota delle garanzie sulla base della stima bassa è salita al 39,8% dal 37,1% del 2019.

Il crollo delle fiere

Sicuramente sono le fiere ad aver incassato il colpo peggiore, infatti la quota delle vendite registrate alle poche fiere fisiche sul totale di quelle dichiarate dai galleristi è calata al 13%. Solo il 9% degli acquisti sono stati registrati in occasione delle Online Viewing Room (un dato che sembra in contraddizione con le dichiarazioni di più del 40% dei collezionisti ad alto patrimonio netto intervistati, i quali hanno affermato di aver acquistato almeno un'opera in fiera, sia essa fisica o digitale). Delle 365 fiere pianificate per il 2020 (una media di una al giorno), il 61% è stato cancellato, il 37% si è svolto in formato live e il 2% ibrido. Anche il futuro non appare roseo. Tante fiere hanno già rinviato l'appuntamento a settembre, e hanno fatto bene, perché meno della metà dei collezionisti intervistati è pronto a visitare una fiera nei primi sei mesi dell'anno (benché il 64% sia pronto a visitare un evento locale). La larga maggioranza dei collezionisti sarebbe ben disposta a frequentare una fiera nel terzo o quarto trimestre dell'anno.

Il grande vincitore: il web

In un mondo costretto a stare in casa sono cresciuti gli acquisti online nelle vendite al dettaglio del 28% arrivando a una quota totale del 18%, nel mondo dell'arte, risultando ancora più difficile l'acquisto diretto in fiera, in galleria o in asta, la quota degli acquisti online è stata addirittura superiore arrivando al 25%. Per i galleristi, la quota delle vendite online (comprese le fiere online) è triplicata nel 2020 fino al 39%. L'aumento è avvenuto soprattutto nella fascia alta del mercato (oltre il 10 milioni di dollari), dove la reputazione ha avuto il uso peso, forse perché il web prima di quest'anno veniva utilizzato principalmente per gli acquisti nella fascia medio-bassa. Nel settore delle aste, il 22% dei lotti venduti nel 2020 sono stati scambiati in aste solo online, il doppio della quota nel 2019.

La trasparenza paga

Uno dei cambiamenti fondamentali del 2020, favorito dall'incremento delle vendite online, è stata la pubblicazione online dei prezzi delle opere d'arte, un elemento fondamentale per il 72% dei collezionisti intervistati. Anche se la pratica opaca e regressiva di oscurare online i risultati d'asta si è registrata anche nel 2020. L’indagine della McAndrew conferma quanto emerso nella ricerca di Artsy sui suoi collezionisti: le gallerie che pubblicano i prezzi hanno una probabilità sei volte maggiore di effettuare vendite online.

I collezionisti

L'indagine condotta da Arts Economics e UBS Investor Watch su 2.569 collezionisti con alto patrimonio netto in dieci paesi ha indicato un coinvolgimento attivo nel mercato dell'arte nonostante la pandemia, addirittura, il 66% degli intervistati ha riferito che la pandemia ha aumentato il proprio interesse per il collezionismo, per il 32% in modo significativo. In particolare, i collezionisti Millennial con alto patrimonio netto hanno speso di più nel 2020, con il 30% che ha speso oltre 1 milione di dollari contro il 17% dei Boomer. I canali utilizzati per l'acquisto sono stati per l'81% le gallerie e per il 54% le case d'aste. La galleria rimane il canale preferito per l'acquisto di opere d'arte per il 57% dei collezionisti, per il 29% è l'online e per il 14% il telefono o la mail.

L'impatto economico

Il virus per il momento sembra non aver inciso in modo rilevante sull'occupazione, che nel settore delle gallerie è calata del 5%, secondo Clare McAndrew, mentre nel settore delle aste è scesa del 2%. La spesa per i servizi ausiliari al mercato dell'arte è diminuita fino al 16%, e naturalmente anche la spesa per le fiere d'arte è passata dall'essere la principale area di spesa accessoria negli anni precedenti (il 24% nel 2019) al 10% del totale nel 2020. Il tutto a favore della trasformazione digitale, infatti, le gallerie e le case d'asta hanno dirottato più risorse all'IT, con una spesa che è aumentata dell'80% su base annua a 3,5 miliardi di dollari, l'elemento più elevato della spesa accessoria.

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