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L’Onu a un passo dal rating tripla A con il fondo per l’agricoltura Ifad

Fitch e Standard & Poor’s hanno promosso ad AA+ l’agenzia delle Nazioni Unite che finanzia i progetto di sviluppo nelle comunità rurali più povere

di Ugo Tramballi

Un contadino a Gondar, Etiopia

2' di lettura

Nella considerazione generale, l’Onu non risolve i problemi del mondo. Lo svedese Dag Hammarskjold, il secondo segretario generale, aveva cercato di spiegare che le Nazioni Unite non erano state create per portare l’umanità in paradiso, ma solo per cercare di salvarla dall’inferno. Tuttavia, nella comune percezione il sospetto d’inutilità continua a rimanere. L’Onu e le sue agenzie sono anche viste come un pachiderma burocratico e uno spreco di denaro.

In alcuni casi è effettivamente così, in altri un luogo comune che merita una verifica più attenta. Per altri ancora, come l’Ifad, è falso. A ottobre l’agenzia di rating Fitch le aveva dato un inaspettato AA+. Un mese più tardi anche Sandard & Poor’s ha espresso lo stesso giudizio positivo: un altro AA+. Non era mai accaduto a nessun fondo delle Nazioni Unite.

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Il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, l’Ifad, è un’istituzione finanziaria come la Banca Mondiale e gli altri istituti di sviluppo regionale. Il suo mandato è investire nelle iniziative di sviluppo fra le comunità rurali più povere nel mondo.

Era stato creato nel 1977 per integrare la struttura degli interventi globali delle Nazioni Unite nel settore agricolo: con la Fao che fa ricerca agricola e stabilisce le politiche d’intervento, e il Pam, il Programma alimentare mondiale (il WFP), costituito per carestie e altri interventi d’emergenza. Per questo anche Ifad, come le altre due istituzioni, è di base a Roma.

Con due rating così potremo fare di più per aumentare redditi e aiuti alle popolazioni rurali che ne hanno disperatamente bisogno

Presidente del fondo Ifad Gilbert Houngbo

Ifad controlla investimenti per 7,5 miliardi di dollari in 206 progetti che coinvolgono 130 milioni di persone in 90 Paesi, soprattutto dell’Africa sub-sahariana. «Con due rating così positivi - spiega Gilbert Houngbo, ex primo ministro del Togo e ora presidente di Ifad - potremo mobilitare più fondi da vari investitori potenziali, a un costo favorevole. Questo significa che potremo fare di più per aumentare redditi e aiuti alimentari per le popolazioni rurali che ne hanno disperatamente bisogno. Questo è un requisito per costruire stabilità e capacità di resistenza globali».

I rating così positivi di Fitch e Standard & Poor’s sono una boccata d’ossigeno ora che l’emergenza innescata dal Covid-19 ha reso ogni intervento finanziario ancora più complesso. Anche prima della pandemia erano ancora lontani gli Obiettivi per uno sviluppo sostenibile (SDG) che le Nazioni Unite avevano stabilito di raggiungere entro il 2030.

È quello che Gilbert Houngbo ha spiegato qualche giorno fa nella sua audizione alle commissioni Affari Esteri e Agricoltura della Camera: «Anche prima del Covid-19 - ha osservato il presidente dell’Ifad - il mondo non seguiva la strada giusta per raggiungere il primo degli obiettivi globali: quello di porre fine alla povertà estrema. Né per conseguire il secondo, quello di porre fine alla fame entro il 2030. Le previsioni che abbiamo visto purtroppo dipingono un quadro all’insegna di una maggiore povertà, della fame e dei disagi economici a causa della pandemia».

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