ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVERTICE A VIENNA

L’Opec stringe i legami con la Russia per controllare il mercato del petrolio

di Sissi Bellomo


Petrolio, l'Opec Plus estende i tagli alla produzione

3' di lettura

Dopo quasi tre anni di fidanzamento, Opec e Russia hanno celebrato il loro matrimonio: l’Opec Plus diventa un organismo permanente. I ventiquattro Paesi che dal 2017 riducono in modo coordinato la produzione di petrolio hanno tutti aderito alla Carta di cooperazione, documento ufficiale che istituzionalizza la coalizione con l’obiettivo di proseguire a tempo indefinito le politiche per influenzare il mercato. Non solo per altri nove mesi dunque – in base alla proroga dei tagli produttivi approvata al vertice di Vienna – ma «anche nei prossimi nove anni, nove decenni e nove secoli», come ha sottolineato con enfasi il ministro venezuelano Manuel Quevedo, presidente di turno del gruppo.

PER SAPERNE DI PIÙ / Petrolio, tra Russia e Arabia Saudita un asse che sostituirà l’Opec?

Il mercato per il momento rimane scettico: le quotazioni del petrolio ieri hanno ceduto circa il 3% e il Brent è sceso vicino a 63 dollari al barile.

La Carta non diventerà un trattato internazionale, ha chiarito al Sole 24 Ore Mohammed Barkindo, appena riconfermato segretario generale dell’Opec fino al 2023, ma il legame è comunque «per l’eternità». Il documento passerà al vaglio dei Parlamenti di ciascun Paese, ma il testo (che non è stato divulgato) è definitivo: la possibilità di apportare ulteriori modifiche «non è prevista», afferma Barkindo.

LEGGI ANCHE / L'Iran: «Vertice facile, ma l'Opec rischia di morire»

La cerimonia della firma è stata un evento inatteso ieri mattina a Vienna. Il ministro russo Alexander Novak ha chiamato i colleghi degli altri nove Paesi alleati dell’Opec ad approvare pubblicamente per alzata di mano l’adesione. Raggiunta l’unanimità, tutti si sono messi in fila per firmare.

La Carta era già stata approvata il giorno prima dai 14 membri dell’Opec, durante un vertice fiume che si era invece svolto a porte chiuse. Le trattative, proseguite per quasi 7 ore, si erano incagliate non sulla necessità di continuare a tagliare la produzione di petrolio (il piano preconfezionato da russi e sauditi è passato senza intoppi) ma proprio sui dettagli della Carta di cooperazione. L’ostruzionismo dell’Iran e di altri Paesi – allarmati per l’eccessivo protagonismo di Mosca e Riad, che rischia di marginalizzare l’Opec – è stato comunqe superato. Teheran sostiene che sono state recepite le modifiche che aveva richiesto: la Carta non doveva cambiare i processi decisionali dell’Opec (che sulle politiche produttive richiede il consenso unanime dei membri) e doveva essere ratificata da ciascun Paese. In precedenza il ministro iraniano Bijan Zanganeh aveva puntato i piedi, denunciando che l’Opec «rischia di morire» schiacciata dall’unilateralismo di Riad, che ormai tratta con i russi pretendendo che gli altri si limitino a vidimare decisioni già prese.

LEGGI ANCHE / Petrolio, vertice Opec: tagli di produzione probabili fino al 2020

Il ministro saudita Khalid Al Falih ha sottolineato più volte che l’evento di ieri è di portata «storica», ma è evidente che le concessioni per arrivare al traguardo di un’Opec Plus permaente – sogno che Riad coltiva dal 2016 – sono state numerose. Il nuovo organismo non avrà potere di imporre nulla ai suoi membri (d’altra parte, nemmeno l’Opec ce l’ha). Non avrà una sede dedicata (in passato si era ipotizzato un quartier generale a Mosca) ma utilizzerà le strutture del segretariato generale dell’Opec, a Vienna. E almeno per ora ai Paesi non Opec non è richiesto nemmeno un contributo finanziario o organizzativo, se non su base volontaria.

Perpetuare l’alleanza con la Russia è comunque un tassello cruciale nelle nuove strategie dell’Opec, che insidiata dallo shale oil Usa si è rassegnata ad asserragliarsi su posizioni di difesa nel lungo periodo. Il gruppo ha deciso di modificare i parametri con cui valuta l’esistenza di un surplus di petrolio: le scorte globali non dovranno più tornare in linea con il livello medio degli ultimi 5 anni, ma si terrà conto anche della media (più bassa) del periodo 2010-2014, considerato più”normale”. Una novità che implica che ora il sovrappiù da smaltire è di ben 240 milioni di barili, ha precisato Al Falih. Tradotto: i tagli Opec Plus dovranno durare a lungo, probabilmente anche dopo marzo 2020. «Non ho dubbi che lo shale oil Usa arriverà a un picco di produzione, poi a un plateau e infine declinerà – ha dichiarato il saudita – Il problema è quando».

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...