le filiali delle multinazionali

L’Oréal, Estée Lauder e Coty: colossi stranieri crescono (ancora)

di Ma.Ge.

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2' di lettura

L’Oréal, Coty, Estée Lauder: sono i primi tre colossi multinazionali della bellezza presenti in Italia. E sono tutti in crescita, come evidenzia la classifica delle filiali italiane elaborata da Pambianco Strategie di Impresa in base ai fatturati 2017. L’anno scorso è stato il momento dell’accelerata da parte del Gruppo Coty (Coty Italia e Labocos, società in cui sono confluiti i marchi acquisiti da P&G) passata dal sesto al secondo posto con 201 milioni di ricavi in aumento del 35,1% dietro L’Oréal che presidia la graduatoria con i suoi 965 milioni (+1%). Estée Lauder scende al terzo gradino con 173 milioni (+13,1%). In evidenza anche il salto dalla decima alla quinta posizione di Shiseido (114 milioni e +15,9%).

«Sono i player più grandi del mercato - commenta David Pambianco - e hanno una forza commerciale e distributiva superiore rispetto alle aziende italiane, anche se la loro marginalità è più bassa con un ebitda medio del 9% contro il 14% delle imprese di casa nostra (dati 2016)».

La redditività delle tre filiali che nel 2017 hanno performato meglio va dall’ebitda al 13,9% di La Prairie al 13,7% di Estée Lauder fino al 12,7% di Laboratoire Nuxe. Mentre fra le prime tre che hanno registrato la crescita maggiore di fatturato spiccano Inter Parfums (+79,8%), Laboratoires Svr (+36%) e Gruppo Coty (+35,1%).

«La cosmetica vive un momento di grande cambiamento - aggiunge Pambianco -: il mercato si sta segmentando sempre più, l’affermarsi dei Millennials come target di riferimento ha spinto i gruppi ad acquisire marchi per adeguarsi alla domanda e differenziare l’offerta. Un altro fattore è l’e-commerce nel quale siamo molto indietro a cui si aggiunge l’incertezza sulle norme per le farmacie che avrà un impatto anche sulla cosmesi. Tutto questo fa prevedere sconquassi a livello distributivo nei prossimi tre-cinque anni».

Davanti a questi cambiamenti l’Italia resta indietro. «Non abbiamo gruppi o aziende con marchi forti a livello globale come succede invece nella moda, ma solo terzisti. La direzione è andare verso la fascia premium, mentre i brand italiani di beauty mediamente sono posizionati più in basso rispetto a quelli di moda e design che sono marchi top nel mondo. Alzare il livello, aumentare internazionalizzazione e redditività sono le sfide per le aziende cosmetiche di casa nostra».

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