FOCUS INTESASANPAOLO

L’oreficeria è tra i settori più colpiti dalla pandemia: domanda globale ai minimi dal 2010

In Italia la produzione è scesa del 27,6% (contro il -11,7% del manifatturiero), ma nel quarto trimestre gli Usa hanno trainato la ripresa dell’export

di Redazione Moda

4' di lettura

I dati certificano gli allarmi e gli appelli del settore negli ultimi mesi: l’oreficeria è uno dei comparti maggiormente colpiti dagli effetti indotti dalla pandemia, in Italia ma non solo. La domanda mondiale ha toccato i livelli minimi degli ultimi dieci anni, anche se nel quarto trimestre sono emersi con più forza segnali di recupero e l’export italiano è riuscito a cogliere le opportunità date dal mercato americano, tornato a essere il principale sbocco delle vendite di gioielli italiani.

Questo, in sintesi, il quadro che emerge dal Focus trimestrale sull’oreficeria della Direzione Studi e Ricerche di Intesasanpaolo , curato da Stefania Trenti e, nella parte dedicata alle materie prime, da Daniela Corsini (nella foto in alto, pepite di oro allo stato grezzo).

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Lo scenario globale

La quantità di gioielli in oro domandata a livello mondiale, monitorata dal World Gold Council , è scesa nel 2020 a 1.400 tonnellate, livelli minimi dell’ultimo decennio, con una contrazione pari al 33,5%, complici sia le misure di contenimento della pandemia (chiusura delle fasi distributive, blocco dei flussi turistici) sia l’elevato livello raggiunto dai prezzi dei preziosi, come effetto della forte incertezza presente sui mercati.

La situazione in Italia

Anche in presenza di segnali di recupero dell’ultima parte, in Italia il settore ha chiuso il 2020 con pesanti arretramenti. La produzione industriale si contrae, in media annua, del 27,6% (contro il -11,7% del manifatturiero) e il fatturato del 23,6% (contro il -11% del manifatturiero). I dati del 2020 scontano – sottolinea il Focus di Intesasanpaolo –, oltre agli effetti della pandemia, anche il confronto con un 2019 particolarmente favorevole. Da sottolineare il ritorno in territorio positivo della componente estera del fatturato nei mesi di novembre e dicembre.

Timida ripresa nel secondo semestre 2020

Già a partire dal terzo trimestre dello scorso anno ma ancora più nel quarto, tuttavia, la domanda mondiale di gioielli in oro ha iniziato a recuperare, con miglioramenti diffusi a tutti i Paesi e particolarmente intensi in India (-7,9% nel quarto trimestre a fronte di -42% dell’intero 2020) e Cina (-9,5% a fronte di un -34,9%). Da segnalare come, invece, Hong Kong, importante mercato del gioiello nell’area, rimanga in territorio pesantemente negativo, penalizzato dalle tensioni politiche e dal crollo dei flussi turistici dalla Cina continentale.

Stati Uniti in controtendenza, l’Italia ne approfitta

Le vendite negli Stati Uniti nell’ultimo scorcio dell’anno sono, invece, solo di poco inferiori ai livelli dello stesso periodo del 2019 (-1,1%) confermando il migliore stato di salute di questo mercato visibile anche dai dati annuali, che registrano una perdita contenuta al 10% circa. Una situazione che ha aiutato l’Italia: anche l’export delle nostre aziende di gioielli in oro ha sofferto in maniera considerevole l’impatto della pandemia, registrando una contrazione, sulla media del 2020, del 29% delle quantità e del 31,2% dei valori. Pur rimanendo in territorio negativo si evidenzia un progressivo miglioramento dai minimi raggiunti nel mese di aprile, con l’ultimo trimestre 2020 che registra un calo del 13,2% delle quantità e del 9,7% dei valori e i dati di export in valore tornati in territorio debolmente positivo a novembre (+0,5%). Il miglioramento dell’ultimo scorcio dell’anno dipende fortemente dall’andamento delle esportazioni verso gli Stati Uniti che hanno registrato una forte crescita, in particolare dei valori esportati (+22,4% nel quarto trimestre) ma che ha interessato anche le quantità (+2,5%).

Distretti italiani a diverse velocità

Anche a livello territoriale, in Italia, nell’ultimo scorcio dell’anno è proseguito il trend di graduale recupero già evidente dai dati del trimestre estivo. È in particolare Vicenza a mostrare una velocità maggiore, con il quarto trimestre 2020 che torna in positivo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+4,7%), grazie soprattutto all’ottimo risultato delle vendite negli Stati Uniti (+48,8%), che porta a +4,1% il consuntivo dell’intero anno su questo mercato. Arezzo ha chiuso il quarto trimestre con un calo limitato all’1,3%, che porta il consuntivo del 2020 a registrare una contrazione di poco inferiore al 30%, grazie al recupero intenso registrato dalle esportazioni destinate agli Stati Uniti (+1,9% nella media 2020 con un balzo del 39,1% nell’ultimo trimestre). Per Arezzo, come per Vicenza, è da sottolineare il forte incremento degli invii verso il Sudafrica (+248,9% nell’intero 2020 con un +270,3% nel quarto trimestre). Le esportazioni di oreficeria e bigiotteria del distretto orafo di Valenza evidenziano la contrazione maggiore nella media del 2020, registrando un calo del 44% in valore e deboli segnali di recupero nel quarto trimestre (-23,7%). Spicca, come per il dato nazionale, il nuovo forte incremento dell’Irlanda (+231,5% nella media del 2020), che diventa il primo mercato di destinazione degli invii in partenza da Valenza Po, scalzando la Svizzera (-75,4% in media annua) e la Francia (-54,2%), riflettendo con ogni probabilità modifiche nelle strategie logistiche e fiscali dei player del lusso, particolarmente attivi nel territorio valenzano.

L’andamento dell’oro

Le quotazioni dell’oro – si legge nel Focus – hanno toccato i minimi da giugno, a causa di uno scenario macroeconomico divenuto meno favorevole a fronte delle previsioni di una solida ripresa della crescita economica globale. Gli investitori hanno ridotto l’esposizione all’oro a seguito dell’aumento dei rendimenti dei Treasury, che attualmente rappresenta il principale rischio per i metalli preziosi. L’argento potrebbe continuare a sovraperformare l’oro sulla scia delle aspettative di maggiori investimenti nel settore fotovoltaico.

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