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L’oro affonda sotto 1.300 dollari. Rendimenti record per il decennale Usa

di Sissi Bellomo

La Germania ha la più alta montagna d’oro in Europa


2' di lettura

Le tensioni in Medio Oriente non sono riuscite a frenare la caduta dell’oro, che – lungi dal comportarsi come un bene rifugio – è invece crollato sotto 1.300 dollari l’oncia, ai minimi dell’anno.

Le quotazioni del metallo prezioso sembrano aver abbandonato la banda di oscillazione in cui sembravano intrappolate dall’inizio dell’anno. E l’uscita (verso il basso) è avvenuta in una fase critica per le relazioni internazionali, che in altri tempi avrebbe probabilmente scatenato una corsa all’acquisto di lingotti.

Le proteste per l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme lunedì sono sfociate in una strage di palestinesi a Gaza; nei giorni scorsi Israele ha sferrato numerosi attacchi in Siria, contro obiettivi ritenuti iraniani, mentre Washington si è ritirata dall’accordo sul nucleare di Teheran, ripristinando le sanzioni. Nonostante tutto l’oro è tornato a perdere quota, scivolando fino a 1.291 dollari l’oncia sul mercato spot londinese.

Ad accelerare le vendite sul lingotto – a dispetto della situazione geopolitica – è stata l’impennata del rendimento dei titoli decennali Usa, che ha di nuovo superato la fatidica soglia del 3% per spingersi fino a 3,06%, un record dal 2011.

L’oro, che com’è noto non stacca cedole, ha reagito con un affondo di circa il 2% che ha consentito di sfondare il supporto chiave rappresentato dalla media mobile degli ultimi 200 giorni, un evento che a sua volta ha fatto scattare in modo automatico ulteriori ordini di vendita.

Venti contrari sono arrivati anche dai dati economici Usa, che hanno rafforzato il dollaro, spingendolo ai massimi dell’anno rispetto a un paniere di valute: oltre Oceano le vendite al dettaglio sono salite per il secondo mese consecutivo ad aprile, sia pure moderatamente, corroborando l’idea che la locomotiva americana stia accelerando rispetto al primo trimestre.

Sullo sfondo resta la minaccia del caro-petrolio. Il rally del barile – che è proseguito anche ieri, spingendo il Brent sopra 79 dollari – annuncia inflazione, un fenomeno che potrebbe indurre la Fed a una maggiore cautela nel rialzo dei tassi e che di solito incoraggia gli investitori a cercare protezione nell’oro.

L’interesse degli investitori non sembra del tutto spento. Gli Etf sul metallo hanno attirato flussi netti positivi per 72,2 tonnellate ad aprile secondo il World Gold Council, al traino degli Usa ma anche di una ripresa in Europa e Asia. È il maggiore incremento mensile da oltre un anno.

Quando l’oro sparì dall’Europa

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