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L’«oro bianco» adesso è troppo: prezzo del litio sotto 10 $/kg

Le vendite di smartphone calano e la diffusione dell’auto elettrica non è rapida come si sperava. Nel frattempo la produzione di litio, metallo impiegato nelle batterie, è aumentata moltissimo. E ora l’offerta supera la domanda

di Sissi Bellomo

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3' di lettura

Sul mercato del litio la febbre da Tesla è passata. Il metallo impiegato nelle batterie – dell’auto elettrica e non solo – continua a perdere valore, mentre si diffonde la convinzione che potrebbero trascorrere diversi anni prima che i prezzi tornino a correre.

Il carbonato di litio costa ormai meno di 10 dollari al chilo sulla piazza cinese, la più importante perché è nella Repubblica popolare che si concentra circa il 70% della capacità di trattamento del metallo: il prezzo (che ha una forte influenza sul mercato globale) ha toccato 65mila yuan per tonnellata, equivalenti a 9,25 $/kg, secondo le rilevazioni del Cru Group, in ribasso di quasi il 20% dall’inizio dell’anno e più che dimezzato rispetto ai primi mesi del 2018 quando si era spinto sopra 22 $/kg. Per l’idrossido di litio il calo nel 2019 è stato del 30% (a 74.500 yuan/tonnellata).

La situazione attuale era in gran parte prevedibile (e qualche esperto in effetti l’aveva prevista): la corsa all’«oro bianco» – una materia prima tutt’altro che rara nel mondo – ha provocato un rapido aumento dell’offerta, tanto grande che da solo sarebbe bastato a frenare i rincari. In più c’è stato anche un rallentamento della domanda.

I consumi di litio, beninteso, continuano ad espandersi. Ma ad un ritmo più moderato rispetto al recente passato e lontanissimo dalla crescita esponenziale prefigurata negli scenari iperbolici che fino a poco tempo fa entusiasmavano gli investitori.

Le vendite di smartphone – anch’essi alimentati a batteria – stanno diminuendo a livello globale e in modo particolarmente accentuato in Cina (-5% nei primi 7 mesi di quest’anno). Quanto alle auto elettriche non si può certo parlare di un boom, anche se l’anno scorso le immatricolazioni sono più che raddoppiate nel mondo, superando la soglia di 5 milioni.

A tirare la volata è sempre stata Pechino e anche in questo caso c’è stata una battuta d’arresto, legata non solo all’indebolimento dell’economia (a sua volta aggravato dall’escalation nella guerra commerciale con gli Usa), ma anche a una rimodulazione degli incentivi per le auto “verdi” a partire da marzo, che secondo Cru ha comportato un taglio medio dei sussidi del 50-55%. In un mercato automotive complessivamente in contrazione da oltre un anno in Cina, le immatricolazioni di auto elettriche sono calate del 4,7% a luglio, a 80mila unità.

Nel frattempo a crescere in modo esponenziale è la produzione di litio, soprattutto in Australia, dove il metallo viene estratto da un minerale chiamato spondumene (in America Latina il litio proviene invece per la maggior parte dai laghi salati degli altopiani andini).

La corsa all’oro bianco di Canberra ha portato all’apertura di ben sei nuove miniere negli ultimi tre anni e ci sono progetti avviati per espandere ancora le forniture, in teoria del 23% nei prossimi due anni, anche se di fronte alla caduta dei prezzi le società coinvolte stanno cominciando a tirare il freno. Nel frattempo le forniture dal Cile sono avviate a raddoppiare entro il prossimo anno, se tutto andrà secondo i programmi.

In Australia qualche mineraria ha cominciato a tagliare la produzione nel tentativo di risollevare i prezzi del litio. Ma il sacrificio rischia di rivelarsi inutile secondo Cru, i cui analisti sono convinti che nei prossimi 5 anni i prezzi resteranno «molto più bassi rispetto ai livelli raggiunti nel 2017-18».

Pessimista è anche Morgan Stanley, che già l’anno scorso aveva lanciato un allarme prezzi: il prezzo del litio potrebbe calare di un ulteriore 30% nei prossimi 6 anni, secondo la banca. Lo stesso governo australiano prevede del resto che il surplus di offerta durerà a lungo, almeno fino al 2023.

Più incerto è lo scenario per il cobalto, altro metallo prezioso per le batterie. Anche in questo caso i prezzi erano crollati (da un record decennale di 44 $/libbra ad aprile 2018 ad appena 12 $ lo scorso luglio), ma la produzione – a differenza che per il litio – è molto concentrata e i tagli decisi da Glencore, hanno già avuto un effetto importante.

La società, che non è nuova a questo tipo di iniziative, lo scorso 6 agosto ha deciso la chiusura entro fine anno della miniera più grande del mondo, Mutanda, nella Repubblica democratica del Congo, perché «economicamente non più sostenibile». Da allora il prezzo del cobalto ha recuperato oltre il 30 per cento.

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