vicino a 1.320 dollari l’oncia

L’oro è di nuovo bene rifugio: prezzo ai massimi da due mesi

di Sissi Bellomo


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(REUTERS)

2' di lettura

L’oro si è finalmente risvegliato dal torpore, ritrovando attrattiva come bene rifugio. Le quotazioni, in rialzo di oltre un punto percentuale, sfiorano 1.320 dollari l’oncia, il massimo da due mesi.

A innescare gli acquisti, che erano cominciati già venerdì, sembra essere stata la minaccia di dazi americani anche contro il Messico: l’apertura di un nuovo fronte di guerra commerciale da parte di Donald Trump sembra essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, suggerisce Edward Moya di Oanda.

«Le tariffe contro il Messico – spiega l’analista – hanno mostrato che nessun Paese è immune dall’arma commerciale imbracciata dagli Stati Uniti per raggiungere gli obiettivi dell’amministrazione Trump e questo aumenta la possibilità che l’economia globale perda fiato».

Ad incoraggiare gli acquisti di oro hanno contribuito i ribassi di molti listini azionari (non negli Usa però, dove oggi Wall Street sta rimbalzando dopo la brutta performance di maggio) e l’ulteriore caduta dei rendimenti dei Treasuries:  i titoli di Stato americani a dieci anni sono arrivati al 2,1%, il minimo da settembre 2017.

Anche il dollaro finalmente non gioca contro il lingotto: il biglietto verde è in leggero calo rispetto a un paniere delle principali valute.

Il rally dell’oro ha guadagnato forza dopo che le quotazioni venerdì sono riuscite a superare in sequenza diverse soglie tecniche, tra cui quella dei 1.300 dollari l’oncia, significativa anche a livello psicologico.

Alcuni dati macro hanno contribuito ad accrescere il timore di un rallentamento dell’economia globale, che potrebbe non risparmiare nemmeno gli Usa:  l’indice Pmi manifatturiero di maggio – diffuso questo pomeriggio – ha deluso le attese, scendendo a 52,1 (dai 52,8 punti di aprile), il livello più basso da ottobre 2016.

I mercati sono sempre più convinti che la Federal Reserve taglierà i tassi di interesse quest’anno, due se non addirittura tre volte, e la discesa del costo del denaro è uno dei fattori più favorevoli in assoluto per il metallo prezioso, che com’è noto non stacca cedole.

Gli speculatori sono molto probabilmente impegnati a riacquistare posizioni corte (alla vendita). L’esposizione rialzista degli hedge funds – ricostruita di recente – rimane infatti tuttora limitata: la settimana scorsa secondo la Cftc le posizioni nette lunghe sono aumentate di 8.757 contratti (opzioni e futures) al Comex, ma nel complesso rimangono storicamente basse (33.174 contratti).

C’è stato anche un risveglio di interesse per gli Etf sull’oro negli ultimi giorni: a livello globale il patrimonio è salito a circa 1.670 tonnellate secondo dati Reuters, un aumento dello 0,5% dal 18 maggio, quando la tendenza alle liquidazioni si è invertita. Rispetto all’inizio dell’anno gli asset in gestione sono comunque tuttora in ribasso del 3%.

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