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L’oro del Venezuela vola in Africa e sfugge alle sanzioni Usa

di S.Bel.


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2' di lettura

L’oro del Venezuela continua in barba alle sanzioni Usa a lasciare il Paese, venduto – o più probabilmente svenduto – per finanziare il regime di Nicolas Maduro. Almeno 7,4 tonnellate di riserve auree della banca centrale di Caracas avrebbero preso il volo all’inizio di marzo a bordo di due aerei russi, rivela un’inchiesta del Wall Street Journal. Destinazione dei carichi, del valore complessivo di oltre 300 milioni di dollari, è stata l’Uganda. Ma quella africana è stata solo una tappa intermedia, necessaria per fondere i lingotti, mascherandone l’origine, prima della vendita che la polizia ugandese sospetta essere avvenuta in Medio Oriente.

Coinvolta nell’operazione sarebbe la African Gold Refinery Ltd (Agr), una raffineria di metalli preziosi fondata nel 2014 da un uomo d’affari belga, Alain Gotz, oggi proprietario della Goetz Gold, società di trading con sede a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Agr – il cui controllo da febbraio 2018 è stato trasferito a Agr International, nel paradiso fiscale delle Seychelles – è sospettata anche di riciclaggio di «oro insanguinato», proveniente proveniente da zone di conflitto in Congo, Sudan Meridionale e Zimbabwe. Ma questo non le ha impedito di diventare fornitore di numerose imprese statunitensi.

Dalle comunicazioni alla Sec, scrive il Wall Street Journal, risulta che nel 2018 Agr ha rifornito ben 237 società quotate negli Usa, tra cui General Electric, General Motors e Starbucks.

L’oro esportato clandestinamente da Caracas – con due spedizioni avvenute il 2 e il 4 marzo scorsi – avrebbe volato a bordo di aerei della Nordwind Airlines, una compagnia russa. Il primo carico (da 3,8 tonnellate) è riuscito a lasciare rapidamente l’Uganda, con destinazione Medio Oriente, anche se l’acquirente finale sarebbe stato in Turchia.

Il secondo carico (da 3,6 tonnellate) è stato messo sotto sequestro dalla polizia, ma dissequestrato poche settimane dopo – dicono le fonti del Wsj – su ordine del presidente ugandese Yoweri Museveni.

Da anni il Venezuela sta cedendo riserve auree per sopravvivere al gravissimo dissesto delle finanze statali. Secondo la commissione finanze dell’Assemblea nazionale, tra la fine del 2017 e il 1° febbraio di quest’anno Caracas ha venduto almeno 73,3 tonnellate di oro, con un valore di mercato di circa 3 miliardi di dollari.

Dopo il 1° novembre 2018 le sanzioni Usa hanno reso più difficile – ma non impossibile – l’esportazione di lingotti. Anche l’agenzia Bloomberg ad aprile aveva riferito indiscrezioni secondo cui il Venezuela era riuscita a vendere oro per 400 milioni di dollari, corrispondenti a circa 9 tonnellate di metallo.

In passato la banca centrale venezuelana aveva anche impegnato oro a garanzia di prestiti, che in qualche caso non è riuscita a ripagare. Secondo esponenti dell’opposizione oltre 30 tonnellate di lingotti, per un valore di 1,7 miliardi di dollari, erano finiti in mano a Deutsche Bank. Gli stessi lingotti sarebbero oggi in parte depositati presso la Bank of England.

Altre riserve venezuelane, sempre custodite nei forzieri di Londra, sono al centro di misteriose vicende in cui si sospetta un intervento degli Stati Uniti.

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