globalizzazione

L’ortofrutta a caccia di strategie

di Roberto Iotti

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(© Kristian Cabanis)


2' di lettura

L’anno appena iniziato sarà dedicato alla messa a punto di una strategia complessiva di settore. Senza la quale sarà ben difficile affrontare la concorrenza europea (si legga Spagna) ed extra-europea. Una occasione da non perdere per i produttori italiani di ortofrutta, come sottolinea Paolo Bruni, presidente di Cso, il Centro servizi ortofrutticoli.

«C’è la necessità – dice Bruni – di una regia di sistema per risolvere problemi complessi e entrare in nuovi mercati. Tutto questo può nascere solo dalla collaborazione tra pubblico e privato e tra quei ministeri che, ognuno per conto proprio, hanno competenze sul settore. Non siamo all’anno zero – dice ancora Bruni – ma dobbiamo accelerare perchè altri Paesi stanno correndo».

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Con il suo bagalio di esperienza e con una elevata capacità progettuale, il Cso si prepara quindi a essere il centro aggregatore per le nuove strategie. Entro aprile saranno presentati dal Cso due progetti di promozione per i mercati di Cina e Emirati Arabi Uniti, mentre i produttori guardano anche ad Asia e America Latina. Con una produzione complessiva di oltre 26 milioni di tonnellate di ortofrutta, con consumi interni che non vanno oltre gli 8,5 milioni, è evidente che per frutta e ortaggi italiani la strada dell’export (+9% nel decennio 2005/15) è fondamentale. Come lo è quello dei consumi interni, in aumento dell’8% dal 2013 dopo anni di crisi costante, grazie soprattutto alle nuove tendenze alimentari.

«Dopo il congelamento del Ttip, è stata data un’importante accelerata agli altri accordi commerciali. Il Ceta, l’accordo commerciale con il Canada, sarà ratificato dal Parlamento Ue a febbraio ed è in dirittura d’arrivo l’accordo con il Giappone. Nei prossimi mesi si avvieranno i negoziati con l'Australia e la Nuova Zelanda. Tutti questi accordi si riferiscono a mercati importanti per gli sbocchi commerciali italiani: sta ora al nostro settore ortofrutticolo essere in grado di fare sistema per saper cogliere al meglio tutte queste opportunità», spiega Paolo De Castro, coordinatore S&D Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Ue.

Appello condiviso da Marco Salvi, presidente di Fruitimprese. «L’export continua a crescere – dice – e i dati aggiornati a settembre indicano un +5,8% in quantità ed un +4,5% in valore. È legittimo prevedere che il fatturato consuntivo del 2016 superi ampiamente il brillante risultato raggiunto nel 2015 di 4,5 miliardi di euro. Considerato che il mercato europeo è ormai saturo, diventa sempre più impellente allargare gli orizzonti e concentrare gli sforzi per l’apertura di nuovi mercati, quali i Paesi del Far East, dove il Pil cresce in misura doppia o tripla rispetto all’Europa». Impellente e fondamentale «il rafforzamento del ruolo l’Unione europea, considerati i danni incalcolabili che il settore dell’ortofrutta ha subito in questi anni, come ad esempio è accaduto con l’embargo ai mercati russi», aggiunge Davide Vernocchi, presidente del settore ortofrutticolo di Alleanza delle cooperative.

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