Imprese e startup

L’oscura parabola discendente di Juul


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(Ansa)

3' di lettura

La forza della verità scientifica quando si scontra con l’industria del tabacco ha tempi piuttosto lunghi, come abbiamo già visto quando, dopo 60 anni, si è arrivati a dire con certezza che il fumo è una delle principali cause dello sviluppo di tumori, e in particolare di quello al polmone. Un “film” che continua anche se con una sceneggiatura al passo coi tempi moderni, quelli tecnologici. Per capire i passi e le difficoltà di avere risposte sulla sicurezza in termini di salute di ciò che è in commercio e consumiamo, oppure che viene vietato per dirottare i consumi, è bene conoscere il contesto in cui le scelte vengono prese.

La storia è quella di Juul, la startup californiana che nell’arco di soli tre anni - secondo gli analisti - ha avuto il merito di aver resuscitato da sola il crollo del mercato delle sigarette elettroniche, arrivando a detenere il 70% del mercato statunitense di e-cig e valutata a un certo punto 38 miliardi di dollari. Basta dire che nel 2017 aveva circa 225 dipendenti, oggi ne impiega quasi 4000.

Ma successo e popolarità se da un lato hanno attirato l’attenzione degli investitori - tra i quali il gigante del tabacco Marlboro Altria che si è assicurato il 35% della società sborsando quasi 13 miliardi di dollari- dall’altro può far diventare il bersaglio da tenere sotto stretta sorveglianza da parte degli enti regolatori e dei membri del congresso. Ma anche affrontare dozzine di divieti e domande sugli impatti sulla salute a lungo termine dei propri prodotti in seguito alla misteriosa malattia polmonare legata allo svapo e alla proposta di vietare i liquidi aromatizzati che rappresentano oltre l’80% delle vendite. Tutto questo nonostante Juul non sia stata collegata alle malattie respiratorie.

Ciononostante, pochi giorni fa, Kevin Burns, ceo di Juul ha dato le dimissioni a causa delle recenti pressioni a cui è sottoposta l’azienda. Il suo posto è stato preso da uno dei responsabili di Altria, K.C. Croswaite (con una lunga esperienza nel trattare con i regolatori). Con lui Juul metterà fine alla sua campagna “Make the Switch”, che secondo la Food and Drug Administration promuoveva illegalmente le sigarette elettroniche come più sicure rispetto a quelle tradizionali. In più, l’azienda non si opporrà alla proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di vietare la vendita di aromi diversi dal tabacco (menta, vaniglia, ecc) particolarmente diffusi tra i più giovani.

La stranezza è che in seguito a quanto è accaduto le famose multinazionale del tabacco, Altria e Philip Morris International (Pmi), hanno detto di aver interrotto le trattative per una possibile fusione (che sarebbe avvenuta alla pari e attraverso uno scambio azionario) per focalizzarsi però sul lancio negli Usa di Iqos (il device che riscalda il tabacco) per perseguire il comune obiettivo di costruire un futuro senza fumo. Iqos è l’unico prodotto a tabacco riscaldato ad aver ottenuto dall’Fda l’autorizzazione all’immissione in commercio, incluse due varianti al mentolo (sostanza appena bandita dalle e-cig, ma non nei riscaldatori di tabacco) che, a seguito di un rigoroso processo di revisione basato su evidenze scientifiche, ha concluso che “l’autorizzazione alla commercializzazione del prodotto negli Usa fosse adeguata per la tutela della salute pubblica”.

Nel frattempo, a un giorno di distanza l’una dall’altra, Cina (con oltre 300 milioni di fumatori) e India (oltre 106 milioni di fumatori) stoppano i prodotti a marchio Juul. Fino allo scorso 16 settembre una selezione di prodotti Juul aromatizzati erano in vendita su due piattaforme cinesi online, JD.com e Tmall, gestiti da Alibaba, ma poi sono stati rimossi. Entrambi i rivenditori hanno rifiutato di dire la ragione. L’India, invece, ha messo al bando la produzione, la vendita, l’importazione e la pubblicità delle sigarette elettroniche, citando la necessità di fermare “l’impatto delle sigarette elettroniche sui giovani”, come riporta BuzzFeed News. Con sanzioni che comprendono il carcere e multe fino a 7.000 dollari. Non sappiamo ancora come la storia andrà a finire, ma un anno e mezzo fa, ad aprile 2018, gli analisti di Wall Street avvertirono che Juul stava iniziando a invadere il terreno finanziario di Big Tobacco e influenzare negativamente le scorte di tabacco.

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