ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla sentenza

L’ospedale che sbaglia la sterilizzazione mantiene il figlio indesiderato fino a 25 anni

Il Tribunale di Brescia consolida un orientamento in favore del diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosciuto dalla Costituzione

di Patrizia Maciocchi

default onloading pic
(AgfCreative)

Il Tribunale di Brescia consolida un orientamento in favore del diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosciuto dalla Costituzione


3' di lettura

L’ospedale che sbaglia l’intervento di sterilizzazione mantiene la bambina fino al compimento dei suoi 25 anni. Anche il Tribunale di Brescia, spezza così una lancia in favore del diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosciuto dalla Costituzione. Un diritto che se violato, come nel caso esaminato, fa scattare un danno ingiusto risarcibile. A beneficiare del principio è stata una coppia di genitori di 50 e 48 anni che, dopo tre figli, avevano deciso di ricorrere ad un intervento di sterilizzazione, effettuato presso l'Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia, senza però ottenere il risultato sperato perchè, a distanza di poco più di due anni, i coniugi hanno avuto la loro quarta figlia.

Per l’errore nell’intervento, dopo cinque anni di battaglie legali, il giudice del tribunale di Brescia, Elisabetta Arrigoni, ha condannato l’ospedale a mantenere la bambina fino al compimento del 25esimo anno di età. Trecento euro al mese per venticinque anni, per un totale di 90mila euro.

Loading...

I precedenti

Il verdetto di Brescia va così a consolidare un orientamento, fatto proprio anche dalla Cassazione (sentenza 24109/2013) e affermato dai giudici di merito in più occasioni. Ad esprimersi in favore del risarcimento in casi analoghi sono stati, tra gli altri, Il Tribunale di Reggio Emilia (sentenza 13702/2015); il Tribunale di Milano( sentenza 4354/2014) e il Tribunale di Roma che, con un’ordinanza pubblicata il 2 ottobre 2017, ha riconosciuto il danno - dopo aver verificato l’errore - ad entrambi i genitori per la nascita del quarto figlio ad un anno dall’intervento. In quel caso era stata contestata sia una responsabilità contrattuale che extracontrattuale, al personale medico e alla struttura sanitaria.

La sentenza di Reggio Emilia

Una decisione analoga a quello odierna, anche negli importi, è stata emesso dal Tribunale di Reggio Emilia che, nel 2015, aveva affermato il diritto al risarcimento in favore della madre, per 20 mila euro, e al mantenimento del figlio fino al compimento dei 23 anni, calcolando 300 euro al mese, per un totale di circa 83 mila euro. Per il padre era stato escluso il danno non economico. Nello specifico la donna aveva espressamente chiesto un intervento di sterilizzazione in sede di cesareo per la nascita del quinto figlio: intervento che l’ospedale Guastalla non aveva mai effettuato. Il Tribunale, nell’occasione, respinse la tesi della difesa della Asl, secondo la quale la signora sarebbe stata in tempo per interrompere la gravidanza.

L’aborto non può essere considerato un «rimedio»

Per i giudici, infatti, il diritto all’aborto non comporta il suo esercizio, perché una cosa è non procreare, un’altra interrompere la gravidanza, scelta quest’ultima «carica per la donna di ripercussioni fisiche e mentali». Alla madre era stato riconosciuto il danno non patrimoniale per lo stress dovuto al dovere di accudire i sei figli. Lo stesso però non si poteva dire per il padre.

Al padre di sei figli niente danno da stress

Perchè la presunzione di uno stravolgimento di vita, di ritmi biologici, di abitudini e la perdita di chance lavorative non si poteva considerare applicabile all’uomo. «L'attore - si legge nella sentenza - era già padre di cinque figli, di tal che appare inverosimile ritenere che la nascita del sesto possa aver comportato un radicale mutamento delle sue abitudini di vita». Ad entrambi invece il Tribunale aveva riconosciuto il danno economico tarato sulle spese che i due genitori dovranno sostenere per il mantenimento del figlio fino alla sua indipendenza economica «che può presuntivamente farsi coincidere con il compimento del 23esimo anno di età (Tribunale di Cagliari 23 febbraio 1995; Tribunale di Tolmezzo 7 giugno 2011)».

La quantificazione del danno

In assenza di informazioni sulla situazione reddituale della coppia o sull'attività lavorativa, per la liquidazione si era fatto ricorso al calcolo equitativo «con riferimento al criterio generale ed astratto del costo minimo per il mantenimento di un figlio che può essere individuato nell'importo di €. 300,00 mensili (comprensivo d'interessi legali e rivalutazione monetaria). Tale importo appare congruo anche ove si consideri che il sesto figlio, normalmente, può utilizzare il vestiario, le attrezzature e i libri già acquistati per i fratelli maggiori, consentendo ai genitori di giovarsi, in qualche misura, di “economie di scala”. Moltiplicando la suddetta somma di €.300,00 per 12 mesi e per 23 anni, agli attori deve essere riconosciuto, a titolo di risarcimento del danno patrimoniale, il complessivo importo di €. 82.800,00». Una cifra che sovrapponibile a quella liquidata, ora dal Tribunale di  Brescia, con la differenza che l’indipendenza si presume raggiunta a 25 anni.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti