L’HACKERAGGIO

L’ostilità verso Bezos: che cosa unisce Bin Salman e Trump

In questa storia fatta di intrighi l'asse Bin Salman-Trump contro Bezos, probabilmente non corrisponde alla realtà, ma resta una pista che non può essere scartata a priori

di Roberto Bongiorni

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Donald Trump con il principe saudita Mohammad Bin Salman Al Saud (Afp)

In questa storia fatta di intrighi l'asse Bin Salman-Trump contro Bezos, probabilmente non corrisponde alla realtà, ma resta una pista che non può essere scartata a priori


4' di lettura

Le autorità saudite hanno escluso ogni coinvolgimento. Ma questo non è certo rassicurante. Nel novembre del 2018 avevano negato, ripetutamente e con fermezza, che Jamal Khashoggi fosse entrato nel consolato saudita di Istanbul. Invece il noto giornalista saudita, una delle voci più critiche nei confronti della monarchia di Riad, non solo aveva varcato i cancelli, ma era stato torturato, ucciso e fatto a pezzi all'interno dell'edificio.

L'Onu chiede un’inchiesta sul coinvolgimento di bin Salman
Il caso dell'hackeraggio del telefono di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, resta tutto da dipanare. Sono ancora molti i punti interrogativi. Il fatto che un team dell'Onu chiamato a pronunciarsi su questa vicenda abbia chiesto agli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite «un'inchiesta immediata» da parte degli Stati Uniti e delle altre parti coinvolte aggiunge credibilità alle accuse di un presunto coinvolgimento saudita, in particolare del principe reggente sospettato di «continuo, diretto e personale coinvolgimento nei tentativi di prendere di mira» chi dissente o si oppone alla sua politica.

D'altronde la versione dei risultati delle analisi digitali, diffusa da alcuni media anglo sassoni, non lascia molti margini ai dubbi; il dispositivo dell'uomo più ricco del mondo sarebbe stato hackerato dopo aver ricevuto un messaggio WhatsApp apparentemente inviato dal numero personale del principe reggente saudita.

L'incontro con l'uomo più potente del Medio Oriente
I due si sarebbero incontrati a Los Angeles nell'aprile del 2018. Dunque in quel lungo tour attraverso gli States in cui il giovane principe Mohammed bin Salman, conosciuto anche con l'acronimo Mbs, l'uomo più influente del Regno saudita, consolidò la grande alleanza stretta con Donald Trump 11 mesi prima proprio a Riad. In quel viaggio Mbs, in cerca di investimenti stranieri per finanziare il suo faraonico piano di diversificazione, incontrò anche molti uomini d'affari.

Tra cui Bezos, con cui si scambiò il numero di telefono durante una cena a Los Angeles. Lo stesso giorno Mbs diede il via ad uno scambio di messaggi su whatsapp. Un mese dopo Bezos ricevette un messaggio contenente il video sospetto. In seguito il virus contenuto nel video avrebbe sottratto una grande quantità di dati dal telefono di Bezos.

La campagna del Washington Post
Nell'anno successivo tra Bezos e Mbs si consumò una sorta di guerra fredda. Dopo l'assassinio di Khashoggi il Washignton post rafforzò la sua durissima posizione contro la monarchia saudita, in particolare contro Mbs. L'immagine del giovane principe illuminato, che voleva le riforme sociali ed economiche, ne usciva piuttosto ammaccata.

Grazie all'hackeraggio l'intelligence saudita avrebbe avuto a disposizione una gran mole di dati sensibili, che riguardavano anche la vita privata dell'uomo più ricco del mondo. E qui arriva, pochi mesi dopo, nel gennaio 2019 un fatto che appare legato alla fatidica cena di Los Angeles ed al video inviato su Whatsapp. Perché scoppia lo scandalo che rivelò la relazione extra coniugale di Bezos con l'ex conduttrice televisiva Lauren Sanchez. Scandalo che portò alla fine del matrimonio di Bezos, che ne amputò la sua fortuna. Sembra che David Pecker, il Ceo del gruppo che possiede il National Enquirer, il giornale che rese noto al pubblico americano la vicenda, conoscesse piuttosto bene Mbs. Nessuna prova ufficiale. Ma le coincidenze cominciano ad essere davvero tante.

Gli indizi… Mbs contro Bezos
Al di là dei rispettivi patrimoni, cosa collega i due uomini? L'unico indizio per ora è che è che il magnate di Amazon è anche il proprietario del Washington Post. E che il prestigioso quotidiano americano, in cui Khashoggi era uno dei più celebri editorialisti sul Medio Oriente, ha usato sempre una linea durissima con la monarchia saudita. Ancora di più dopo il barbaro assassinio di Khashoggi. La campagna del Washington Post contro la monarchia saudita, e le accuse dirette a Mbs, crearono non poco disagio sia per la Casa Bianca che per la Corona saudita.
Il fatto che anche la Cia abbia indicato il principe come il probabile mandante del barbaro assassinio non può non avere creato un certo imbarazzo anche al presidente americano.

E Trump contro Bezos?
Sono tutte supposizioni. Prive di qualsiasi conferma. Ma ci sono altri elementi che rendono questo giallo ancor più accattivante, un intrigo internazionale. Solo pochi mesi dopo essersi insediato alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump si è recato di persona in visita a Riad per incontrare Mbs e forgiare quella nuova alleanza americano-saudita fatta di contratti miliardari di forniture di armi (oltre 100 miliardi di dollari), reciproci impegni in campo economico, ma soprattutto imperniato su una strategia di isolamento contro l'Iran. Anche nei momenti in cui Mbs era in difficoltà, come nel caso Khashoggi, Trump ha preso la difesa del suo alleato, e se non l'ha fatto, comunque non l'ha attaccato come parte dell'opinione pubblica si aspettava.

Non è un segreto che Trump sia in rapporti tutt'altro che idilliaci con Bezos. Il presidente americano aveva preso di mira anche il Washington Post, il giornale della politica e della capitale acquistato da Bezos nel 2013, accusandolo, assieme a Cnn e New York Times, di essere di parte e produttore in serie di “fake news”.

Ma l'episodio più rilevante, almeno economicamente, è stato il lucroso contratto di fornitura di cloud computing per il Pentagono. Un affare da 10 miliardi di dollari. Amazon era la grande favorita nella gara. Ma poi la spuntò all'ultimo Microsoft.

Perché? In questa storia fatta di intrighi l'asse Bin Salman-Trump contro Bezos, probabilmente non corrisponde alla realtà, ma resta una pista che non può essere scartata a priori.
Restano tuttavia molti dubbi. Perché l'uomo più potente e ricco del Medio Oriente avrebbe dovuto esporsi di persona, infettando con il proprio smartphone quello di Bezos? Qualcosa in questa vicenda non quadra. Non si può escludere che verranno alla luce altri fatti, e altri nomi, forse anche molto importanti.

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