Cassazione

L’ostilità del figlio verso il padre è colpa della madre? Il giudice non può considerarla adeguata

Accolto il ricorso del padre che aveva portato le prove della condotta oppositiva della madre. Leso il diritto alla bigenitorialità se il giudice si limita a coinvolgere i servizi sociali e a fissare le visite una volta al mese

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

Il giudice non può limitarsi a dare mandato ai servizi sociali per un monitoraggio se la figura paterna è alienata dalla madre del minore. La Cassazione (sentenza 28723) accoglie il ricorso di un padre che chiedeva la decadenza della ex moglie dalla potestà genitoriale e l’allontanamento del minore dall’abitazione materna. Di avviso diverso era stata la Corte d’Appello che aveva considerato inopportuno affidare il bambino ai servizi sociali, ritenendo sufficiente un mandato. Per quanto riguarda la possibilità di recuperare il rapporto con il padre si era deciso che bastava un incontro mensile, non prima di aver preparato il bambino. Una decisione che la Cassazione annulla, rinviando per un nuovo giudizio, avvertendo la Corte territoriale che c’era stata una violazione del principio di bigenitorialità. I comportamenti della madre tesi ad emarginare il ricorrente erano stati ben documentati, attraverso le registrazioni delle telefonate tra padre e figlio, le relazioni di un educatore e dei consulenti sia di parte sia d’ufficio.

La verifica della Pas

Documenti che i giudici di seconda istanza avevano del tutto trascurato arrivando a fare scelte non motivate. La difesa dell’uomo aveva fatto presente che la mamma ostacolava sistematicamente il rapporto padre-figlio, quindi la convivenza del minore con la madre era un impedimento insuperabile al ravvicinamento tra i due. Malgrado la richiesta di accertare l’esistenza di una Pas (Parental Alienation Syndrome), e dunque di comportamenti finalizzati ad allontanare il figlio dal padre, i giudici di secondo grado avevano deciso per l’incapacità del padre a relazionarsi con il figlio, senza mettere invece in discussione l’adeguatezza della madre. La Cassazione ricorda che tra i requisiti per valutare l’idoneità genitoriale rientra anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con il genitore non collocatario, a tutela del principio di bigenitorialità e del diritto del minore a crescere in maniera sana ed equilibrata anche attraverso il rapporto con entrambi i genitori.

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Le condanne della Cedu

I giudici di legittimità non mancano di sottolineare che il punto di vista espresso tiene conto della giurisprudenza della Cedu (Corte europea dei diritti dell'uomo, ndr), che ha innumerevoli volte condannato l’Italia per il mancato rispetto della vita privata e familiare. Verdetti che hanno spesso censurato la violazione del diritto del padre ad incontrare il figlio. Gli eurogiudici hanno attirato l’attenzione sulla tempestività delle misure preparatorie, e non stereotipate o automatiche, da adottare nella consapevolezza dei danni che il trascorrere del tempo provoca tra il bambino e il genitore che non vive con lui. La Cassazione invita la Corte d’Appello a chiarire le ragioni che l’hanno indotta ad escludere sia l’affidamento ai servizi sociali, preferendo la strada del mandato, sia una frequentazione più assidua del minore con il padre, decidendo per una cadenza mensile con l’ausilio dei servi sociali. Negando così un’effettiva realizzazione del principio di bigenitorialità.

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