Polemica Mosca-Di Maio

Ucraina, i separatisti accusano Kiev: attacca Luhansk. Appello a Putin

L’Ucraina ha chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu. E intanto l’Unione Europea inizia a stringere il cerchio delle sanzioni intorno alla cerchia di Putin

di Antonella Scott

Aggiornato il 23 febbraio alle 23:40

Ucraina, i bombardamenti del 22 febbraio su Schastya

6' di lettura

Prima un appello a Vladimir Putin, inviato a Mosca dai leader separatisti del Donbass. Poi l’accusa esplicita attraverso i media nei confronti di Kiev: «Le forze ucraine stanno tentando di sfondare le linee difensive della Repubblica di Luhansk». La crisi russo-ucraina sembra scivolare sempre più verso la guerra.

Prima della nuova escalation di mercoledì sera, la giornata era stata caratterizzata dalle sanzioni occidentali che hanno allungato la “lista nera”: distrutte le speranze di risolvere la crisi ucraina con la diplomazia, americani ed europei hanno dato il via al confronto a colpi di sanzioni, che rispondono al riconoscimento russo delle regioni separatiste del Donbass, in violazione del diritto internazionale, e che andranno ad accumularsi sopra quelle collezionate da Mosca dal 2014 - anno dell’annessione della Crimea - a oggi.

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L’escalation

Partiamo dalla fine di una lunga giornata cominciata con le sanzioni contro la Russia e terminata con la richiesta urgente di una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, chiesta da Kiev.

In tarda serata i media vicini ai separatisti filorussi del Donbass hanno diffuso la notizia di forze ucraine che stavano «tentando di sfondare le linee difensive della Repubblica di Luhansk», parlando anche di «violenti combattimenti».

Notizie circolate non molto dopo il cosiddetto appello inviato dai leader separatisti direttamente al presidente russo, Vladimiri Putin, per chiedere protezione nei confronti di Kiev. Appello bollato dalla Casa bianca come il classico «pretesto» per consentire a Mosca di dare il via all’invasione. Invasione che l’intelligence Usa prevede entro 48 ore.

L’appello dei separatisti

Nella serata di mercoledì i leader separatisti hanno esortato le forse ucraine a lasciare la regione e hanno esplicitamente chiesto aiuto a Mosca. «Il presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha ricevuto lettere di appello dal capo della Repubblica popolare di Luhansk, Leonid Pasechnik e dal capo della Repubblica popolare di Donetsk Denis Pushilin», ha reso noto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Tass. Secondo Peskov, «in connessione con la situazione attuale, nonché al fine di prevenire vittime civili e una catastrofe umanitaria, sulla base degli articoli 3 e 4 dei trattati di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca tra la Federazione russa e le repubbliche, chiedono al presidente della Russia di fornire assistenza per respingere l’aggressione delle forze armate e delle formazioni dell’Ucraina». Pushilin e Pasechnik, nell’appello a Putin, hanno sottolineato l’aggravarsi della situazione nel Donbass e la minaccia di Kiev che «continua a rafforzare la sua presenza militare sulla linea di contatto, mentre riceve un supporto completo, anche militare, dagli Stati Uniti e da altri Stati occidentali. Il regime di Kiev è concentrato sulla risoluzione del conflitto con la forza».

Per la Casa Bianca, come detto, l’appello dei separatisti è l’esempio del pretesto che Mosca vuole utilizzare per giustificare un attacco. Durante un incontro con i giornalisti, Jen Psaki, portavoce della Casa Bianca, ha anche osservato che Putin «improvvisa e adatta la sua strategia in funzione delle nostre reazioni» in Occidente.

In seguito all’appello dei separatisti, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba ha annunciato di aver chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Gli Usa avvertono: invasione russa entro 48 ore

Poche ore prima, dagli Stati Uniti era tornata a suonare l’allarme. Secondo fonti della difesa citate da Newsweek, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj sarebbe stato informato che lo scenario più temuto, un’invasione russa su larga scala attuata con truppe di terra, bombardamenti aerei e missilistici, è considerato imminente, atteso nel giro di 48 ore. Secondo le fonti, l’80% delle forze mobilitate dai russi attorno all’Ucraina è ormai in assetto di combattimento, pronti ad attaccare.

Da terra, un testimone citato dall’agenzia Reuters ha riferito l’avvicinamento verso Donetsk di due convogli militari privi di insegne, provenienti dal confine russo. Carri armati, camion e autocisterne: la possibilità che i separatisti filorussi attacchino le forze ucraine lungo la linea di controllo che divide il Donbass è data per certa dopo che Putin ha esteso il riconoscimento all’intera regione dell’Ucraina orientale, comprendendo quindi anche la parte rimasta sotto controllo ucraino. Martedì il Consiglio della Federazione, la Camera Alta del Parlamento russo, ha autorizzato Putin all’invio di militari oltre i confini.

Attacco informatico

Li chiamano “mirotvorzy”, in russo, costruttori di pace ancor più che “peacekeepers”, che la pace si limitano a mantenerla. Ma l’Ucraina si prepara alla guerra, senza ancora sapere fin dove arriverà, preannunciata ieri anche da un ennesimo attacco informatico contro diversi siti di banche e ministeri, compresi quelli del Consiglio dei ministri, dei ministeri degli Esteri e della Difesa e del Parlamento.

E mentre in Donbass gli osservatori dell’Osce continuano a registrare un aumento delle violazioni del cessate il fuoco lungo la linea di controllo, la Russia insiste a parlare di «genocidio» e di violenze perpetrate dagli ucraini contro gli abitanti del Donbass. Da parte loro gli ucraini denunciano l’intensificarsi di colpi di artiglieria pesante provenienti dalle zone controllate dai separatisti: un altro soldato ucraino è rimasto ucciso.

Mosca chiude l’ambasciata a Kiev

Nel frattempo si sono registrati altri passi riconducibili a una possibile, imminente, escalation. Zelenskyj ha proclamato lo stato d’emergenza per 30 giorni, invitando i connazionali a lasciare la Russia. «Non posso prevedere quali saranno i prossimi passi della Russia, dei separatisti o le decisioni personali del presidente russo», ha detto ieri. A partire da oggi, se approvati dalla Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, potrebbero entrare in vigore nuovi controlli, anche per i media, e restrizioni al movimento dei riservisti. Inoltre il Governo ha annunciato il servizio militare obbligatorio per tutti gli uomini in età da combattimento.

Anche i russi partono. La bandiera sull’ambasciata di Mosca a Kiev è stata ammainata, l’evacuazione dei diplomatici è iniziata. Nel giorno che celebra il Difensore della Madrepatria, Putin torna a dire di essere aperto a soluzioni diplomatiche: parole che ormai suonano come una richiesta di resa.

Le sanzioni

In questo che viene descritto come un primo round a impatto limitato, Unione Europea, Gran Bretagna e Stati Uniti si sono coordinati. Martedì la Casa Bianca aveva preso di mira due grosse banche e il debito sovrano russo, con l’obiettivo di impedire alla Russia di finanziarsi sui mercati occidentali. La Ue invece ha messo in fila 23 persone e quattro istituzioni russe, ritenute responsabili di attacchi all’integrità territoriale ucraina, e i 351 deputati della Duma di Stato che hanno trasmesso a Vladimir Putin la richiesta di riconoscimento dell’indipendenza di Donetsk e Luhansk.

In lista ci sono “veterani” del sistema sanzionatorio come Evghenij Prigozhin, nel mirino di Europa e Stati Uniti per il controllo - da lui smentito - sul Gruppo Wagner, mercenari attivi in diversi Paesi e accusati di torture ed esecuzioni extra-giudiziali; ma anche nuovi ingressi come Margarita Simonyan, capo della tv RT, Maria Zakharova portavoce del ministero degli Esteri o Vladimir Solovjov, conduttore tv: per loro l’accusa è diffusione di informazioni false. Ci sono poi tra gli altri Sergej Shoigu, ministro della Difesa; Andrej Kostin, presidente della banca VTB; Anton Vaino, capo dell’amministrazione presidenziale.

Eventuali beni da loro posseduti nei Paesi dell’Unione saranno congelati, i visti di ingresso vietati. Tra questi nomi, ancora una volta, non c’è quello di Putin: per ora, commentano diversi osservatori, le misure annunciate contro Mosca si limitano «a graffiare la superficie». I nomi di maggior peso sono forse preservati per il futuro.

Approvate dai 27 Paesi membri della Ue all’unanimità, le nuove sanzioni aumentano inoltre le restrizioni all’accesso russo ai mercati dei capitali, come gli Stati Uniti, e vietano import ed export di merci e tecnologie da e per le due repubbliche separatiste. Altri provvedimenti seguiranno in base all’evolversi della situazione: i leader europei sono stati chiamati a Bruxelles per un Consiglio d’emergenza giovedì sera alle 20 per discutere, come ha scritto il presidente Charles Michel nella lettera di invito, come affrontare le azioni della Russia e come sostenere ulteriormente l’Ucraina.

Lo scontro Mosca - Di Maio

Sul fronte diplomatico si registra anche la tensione tra la Farnesina e Mosca. Nel corso dell’informativa in Parlamento il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha ricordato il confronto con il presidente del Consiglio Mario Draghi (del quale era stato ipotizzato nei giorni scorsi un viaggio diplomatico a Mosca) circa i prossimi passi da compiere per favorire una soluzione diplomatica. «Siamo impegnati al massimo nei canali multilaterali di dialogo» ha detto Di Maio, sottolineando: «Riteniamo tuttavia che non possano esserci nuovi incontri bilaterali con i vertici russi finché non ci saranno segnali di allentamento della tensione». Il ministro degli Esteri vede «un rischio concreto di un’operazione su larga scala» della Russia in Ucraina.

La chiusura a eventuali incontri bilaterali – in precedenza era stato annullato anche l’ipotizzato incontro tra il segretario di Stato Usa Blinken e il ministro degli Esteri russo Lavorv – non è piaciuta a Mosca che ha replicato duramente: «È una strana idea di diplomazia» è la replica del ministero degli Esteri russo, che ha aggiunto che la diplomazia «è stata creata per risolvere situazioni di conflitto e alleviare la tensione, e non per viaggi vuoti in giro per i Paesi e degustare piatti esotici a ricevimenti di gala. I partner occidentali devono imparare a usare la diplomazia in modo professionale».

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