ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLE NUOVE previsioni DI BRUXELLES

L’Ue boccia l’Italia: crescita quasi nulla nel 2019

di Beda Romano


Dalla frenata del Pil effetti su conti pubblici ed economia reale

2' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – È un quadro deprimente, se non addirittura frustrante, quello tratteggiato stamani dalla Commissione europea nelle sue ultime previsioni economiche. Al di là di un calo drastico delle stime di crescita per il 2019, l'esecutivo comunitario ha espresso nel suo rapporto trimestrale pessimismo sul futuro economico dell'Italia per via di una «elevata incertezza» politica che potrebbe prolungare l'attuale rallentamento economico, assai più forte che negli altri paesi europei.
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«Una frenata ciclica peggiore del previsto, amplificata da incertezza a livello globale e domestico così come da prospettive di finanziamento delle imprese assai meno favorevoli» spiega la clamorosa decisione della Commissione europea di ridurre drasticamente le sue stime di crescita per l'anno in corso: allo 0,2%, dall'1,2% di novembre. Un intero punto percentuale in soli tre mesi, a conferma di un rallentamento molto forte dell'economia italiana.

ITALIA, STIME A CONFRONTO

Previsioni di crescita del Pil nel 2019. <i>Note: * Stime di novembre; ** Stime di dicembre</i>

ITALIA, STIME A CONFRONTO

Sempre secondo Bruxelles, «le prospettive di crescita restano soggette a elevata incertezza». In questo contesto, avvertono le autorità comunitarie, «una economia globale più debole del previsto e l'impatto di una elevata incertezza nelle scelte politiche sia sulla fiducia che sulle condizioni di finanziamento del settore privato potrebbero comportare un protrarsi del rallentamento economico». Per il 2020, la Commissione europea prevede una leggera ripresa, pari ad appena lo 0,8%.

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Nel suo rapporto, Bruxelles è convinta che la prima fase della frenata economica, la quale ha comportato una contrazione dell'economia nel secondo semestre del 2018, è da attribuirsi a una rallentamento del commercio internazionale. Successivamente, la frenata è da imputare a una debole domanda interna, soprattutto sul fronte degli investimenti, sempre per via di incertezza politica. Lo sguardo corre a una maggioranza litigiosa, oltre che a misure controverse.

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La presa di posizione della Commissione, anticipata nei giorni scorsi, giunge dopo che sia la Banca d'Italia che il Fondo monetario internazionale hanno espresso pessimismo sullo stato dell'economia italiana. Il quadro di oggi contiene previsioni di crescita e di inflazione (1,0% nel 2019, 1,3% nel 2020), ma non di deficit né di debito. Sul fronte dei conti pubblici bisognerà aspettare maggio per una valutazione compiuta sull'andamento del bilancio da parte delle autorità comunitarie.

LE NUOVE STIME UE

Previsioni di crescita del Pil nel 2019

LE NUOVE STIME UE

Più in generale, la Commissione ha preso atto oggi del rallentamento della crescita nell'intera zona euro, rivedendo la sua stima dall'1,9 all'1,3% nel 2019 e dall'1,7 al 1,6% nel 2020. A giocare oltre al ciclo economico e alla guerra commerciale sino-americana, Bruxelles cita le tensioni sociali in alcuni paesi (per esempio in Francia), le incertezze politiche (per esempio in Italia), e i perduranti dubbi che aleggiano sulla scelta britannica di lasciare l'Unione.
Tornando all'Italia, l'esecutivo comunitario si aspetta che la crescita economica rimanga «anemica» nel primo semestre di quest'anno. Da tempo, il paese ha l'economia più debole della zona euro. Questa volta le stime di Bruxelles sono particolarmente sorprendenti perché mostrano uno straordinario divario tra l'Italia e gli altri paesi. La Germania, il secondo nella classifica degli stati membri messi peggio in termini di crescita, dovrebbe vedere la sua economia espandersi nel 2019 dell'1,1 per cento.

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