L’iniziativa della Commissione

L’Ue contro la Polonia: sanzioni perché non rispetta l’indipendenza dei giudici

Il ministro della giustizia polacco Sebastian Kaleta durante il dibattito sul pacchetto giustizia a Varsavia

3' di lettura

La Commissione europea «ha deciso di chiedere alla Corte di giustizia di imporre sanzioni economiche alla Polonia». Lo fa sapere la Commissione stessa che argomenta come la decisione riguardi l’indipendenza della magistratura. La Commissione ha chiesto alla Corte di infliggere alla Polonia una penalità giornaliera fino a quando le misure imposte dall’ordinanza della Corte non saranno pienamente attuate. In secondo luogo, l’esecutivo ha deciso di inviare alla Polonia una lettera di costituzione in mora per non aver adottato le misure necessarie a conformarsi integralmente alla sentenza della Corte di giustizia del 15 luglio 2021, secondo cui il diritto polacco sul regime disciplinare nei confronti dei giudici non è compatibile con quello dell’Unione.

Interviene anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, «I sistemi giudiziari in tutta l’Unione europea devono essere indipendenti ed equi. I diritti dei cittadini dell’Ue devono essere garantiti allo stesso modo, ovunque essi risiedano nell’Unione europea».

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La risposta del governo polacco

Il governo polacco replica duramente alla Commissione europea che ha chiesto sanzioni pecuniarie per non aver rispettato le misure ad interim per la salvaguardia dell’indipendenza dei giudici. “La Commissione europea blocca illegalmente i fondi in Polonia e chiede sanzioni. Questi sono atti di aggressione. Dopo l’approvazione del bilancio Ue, gli organi Ue hanno lanciato un attacco illegittimo”, scrive su Twitter il vice Ministro della Giustizia Sebastian Kaleta.

Scontate le critiche dei socialisti e democratici ma criticano la Polonia anche i conservatori europei: «Oggi la Commissione europea ha chiesto alla Corte di giustizia europea di imporre sanzioni pecuniarie alla Polonia. Le decisioni del governo guidato dal Pis non hanno causato solo danni alla reputazione, ma anche milioni di euro» scrive su Twitter il gruppo del Partito popolare europeo (Ppe) al Parlamento europeo, citando le parole dell’eurodeputato olandese, Jeroen Lenaers: «Il governo polacco continua a ignorare le sentenze della Corte di giustizia. Questo non può più andare avanti. È tempo di agire».

Gli altri fronti aperti

Non è la prima volta e la sola occasione per cui le autorità polacche e i vertici dell’Unione vanno allo scontro, la questione della giustizia è primaria perché la Polonia è accusata di non rispettare le regole dello stato di diritto e quindi di non uniformarsi agli standard Ue ma c’è altro: dalla legge sull’aborto polacca che - contesta Bruxelles - è così restrittiva da mettere a repentaglio la salute della donna ai diritti LGBT calpestati in vario modo, non ultimo la creazione di zone franche nel paese in cui non può esistere e affermarsi la professione di diversità.

La lettera di richiamo sulle zone franche anti-Lgbt

E proprio le zone franche sono sotto osservazione dall Commissione che non tiene sempre glo occhi puntati sulla situazione polacca. La Commissione Ue minaccia il congelamento dei fondi europei erogati tramite il programma React-Eu a cinque regioni polacche che hanno sottoscritto dichiarazioni o risoluzioni anti-Lgbt. Lo si legge in una lettera di richiamo inviata venerdì scorso dall’Esecutivo europeo ai voivodati di Lublino, Lodz, Piccola Polonia, Precarpazia, e Santacroce. Nella missiva, che incoraggia le regioni a “prendere tutte le misure correttive possibili” per evitare che vengano violati i valori sanciti dall’art. 2 dei Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali, Bruxelles sottolinea come le azioni delle regioni, che “bollano i postulati della comunità Lgbtiq come un’ideologia”, mettano in discussione la capacità “di garantire il rispetto del principio orizzontale di non discriminazione nell’attuazione dei programmi dei fondi strutturali (Esif)”. Dopo aver ribadito la contrarietà ai valori europei della creazione di “zone libere da Lgbt”, Bruxelles scrive che sospenderà “gli emendamenti al programma React-Eu” in relazione ai “programmi operativi regionali”.


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