ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl provvedimento europeo

L’Ue metterà al bando i prodotti da lavoro forzato

La proposta consentirà sia di ritirare dal mercato i prodotti incriminati, sia di bloccarne l'accesso sul mercato unico alla frontiera.

di Beda Romano

Impegno Ue per combattere il lavoro forzato

2' di lettura

STRASBURGO – La Commissione europea ha presentato oggi, mercoledì 14 settembre, un provvedimento legislativo con il quale intende mettere al bando beni prodotti grazie al lavoro forzato in Europa o altrove. L'iniziativa riguarda tutti i prodotti, sia quelli per il consumo interno che quelli destinati all'esportazione, e in tutti i settori. La proposta consentirà sia di ritirare dal mercato i prodotti incriminati, sia di bloccarne l'accesso sul mercato unico alla frontiera.

La difesa dello standard europeo di lavoro

«Nel mondo di oggi abbiamo bisogno di catene produttive che siano al tempo stesso sicuri e sostenibili – ha detto Thierry Breton, il commissario all'Industria -. Non possiamo mantenere in vita un modello di consumi che prevede beni prodotti in modo non sostenibile. Se vogliamo essere un continente leader in campo industriale e tecnologico dobbiamo essere più assertivi nel difendere i nostri valori e i standard. Il mercato unico è un volano cruciale per imporre sostenibilità a livello mondiale».

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La proposta presentata oggi a Strasburgo era stata preannunciata all'inizio dell'anno dalla stessa Commissione europea (si veda Il Sole/24 Ore del 24 febbraio scorso). L'esecutivo comunitario ritiene che quasi 30 milioni di persone sono oggetto di lavoro forzato in giro per il mondo. «La maggior parte lavora nel settore privato, ma in alcuni casi sono gli Stati a dare loro lavoro». Nei giorni scorsi, le Nazioni Unite hanno accusato la Cina di sfruttare la minoranza uigura.

Obbligo di bloccare o ritirare prodotti frutto di lavoro forzato

Concretamente, la proposta legislativa, per la precisione un regolamento, obbliga le autorità nazionali di ritirare dal mercato o di bloccare alla frontiera prodotti fabbricati con il lavoro forzato. Qualsiasi decisione verrà basata su una indagine approfondita a cui parteciperanno eventualmente anche altri paesi membri. Verrà creata una banca dati dei prodotti a rischio per facilitare il coordinamento tra i governi. Le pmi saranno aiutate ad evitare il lavoro forzato attraverso specifiche linee-guida.

Nel caso si scopra che una azienda fabbrichi prodotti grazie al lavoro forzato, la società sarà chiamata a ritirare dal mercato e distruggere la sua merce. Se l'azienda non dovesse rispettare le decisioni di uno Stato membro, questa potrà essere condannata secondo la legislazione nazionale. Per valutare se un prodotto è fabbricato grazie al lavoro forzato, la Commissione europea intende utilizzare gli standard messi a punto dall'Organizzazione internazionale del Lavoro.

La nuova iniziativa dell'esecutivo comunitario è da mettere in relazione con la proposta di direttiva pubblicata nel febbraio scorso e che ha come obiettivo di ridurre l'utilizzo del lavoro forzato. Il testo legislativo obbliga infatti le aziende a fare due diligence nel campo specifico della sostenibilità. Il provvedimento appena presentato deve essere ora approvato dal Consiglio e dal Parlamento. L'applicazione del testo è prevista 24 mesi dopo l'entrata in vigore.

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