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L’Ue: protezionismo in aumento nel mondo, Cina e Russia in testa

dal nostro corrispondente Beda Romano


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La commissaria al commercio Cecilia Malmström (Reuters)

2' di lettura

BRUXELLES – La Commissione europea ha ribadito oggi che l’ondata protezionistica emersa ormai da tempo è proseguita anche nel 2018, con l’adozione di numerose misure commerciali in giro per il mondo. L'esecutivo comunitario ha colto l’occasione della pubblicazione del rapporto annuale sullo stato di salute del commercio internazionale per sottolineare come Bruxelles si adoperi per smantellare illegittimi ostacoli commerciali a livello globale.
«Nell’attuale contesto, segnato da crescenti tensioni commerciali e misure protezionistiche, l’Unione europea deve continuare a difendere gli interessi delle sue aziende – ha detto la commissaria al commercio Cecilia Malmström –. Far rispettare le regole è di importanza primordiale. Grazie al nostro intervento 123 barriere commerciali sono state smantellate da quando ho assunto l'incarico nel 2014 (…) Gli sforzi in tal senso devono continuare».

Secondo le statistiche comunitarie, le misure protezionistiche sono aumentate anche nel 2018, portando il totale a 425 in 59 Paesi del mondo. I Paesi più attivi sono la Cina e la Russia, responsabili di rispettivalmente di 37 e 34 «misure commerciali problematiche». La Commissione è dell’avviso che quattro Paesi ostacolino in particolare le esportazioni europee. Questi sono la Cina, gli Stati Uniti, l’India e l’Algeria. A essere colpite sono le vendite di acciaio, alluminio, e tecnologia per le telecommunicazioni.

L’esecutivo comunitario è riuscit0 a smantellare l'anno scorso 35 barriere commerciali, in particolare in Cina, Giappone, India e Russia. In particolare, Bruxelles ha fatto in modo che fossero eliminati ostacoli nell’importazione cinese di carne bovina, il dumping illegale russo nel settore dei camionicini, e dazi indiani sui prodotti elettronici e di conceria. Altre misure sono state prese nei confronti del Giappone e dell'Egitto, rispettivamente nel settore del vino e del tessile.

Il contesto commerciale è peggiorato grandemente negli ultimi anni. Mentre la Cina è un concorrente ritenuto sleale per via della forte presenza della mano pubblica che sussidia molte produzioni poi esportate, gli Stati Uniti hanno usato l’arma dei dazi nei confronti dell’Europa, in particolare nell’acciaio e nell'alluminio. Continua a incombere la possibilità di tariffe nel settore automobilistico. Per una Europa segnata dall’invecchiamento della popolazione, l'export è cruciale.

Bruxelles ha quindi negoziato numerosi trattati commerciali, prima di tutto con il Canada e il Giappone. In una intervista al Sole 24 Ore in maggio, la signora Malmström aveva detto a proposito di accordi commerciali: «L'intesa con il Vietnam sarà firmata sperabilmente prima dell'estate. Con Il Messico stiamo finalizzando gli aspetti tecnici. Con Singapore l'accordo dovrebbe entrare in vigore in autunno. Con il Cile i lavori sono a uno stadio avanzato. Infine stiamo negoziando con l'Australia e la Nuova Zelanda».

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