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L’Ue riaprirà le frontiere esterne. Quali sono le questioni aperte

I 27 Paesi decidono il 29 giugno come e a chi riaprire dopo tre mesi e mezzo di chiusura per la pandemia da coronavirus

di An.Man.

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I 27 Paesi decidono il 29 giugno come e a chi riaprire dopo tre mesi e mezzo di chiusura per la pandemia da coronavirus


3' di lettura

A metà marzo i paesi dell’area Schengen, che non corrisponde del tutto alla Unione europea, hanno chiuso le frontiere esterne per la pandemia da coronavirus, dichiarata in quei giorni dall’Oms.

Perché si parla di riapertura delle frontiere Ue?

Il 15 giugno si è deciso che tutti i paesi dell’area Schengen avrebbero riaperto a paesi terzi (il resto del mondo) a partire dal 1° luglio ma in modo graduale, valutando Paese per Paese in base alla situazione epidemiologica dei singoli Stati. Una valutazione soggetta a monitoraggio costante e a revisione ogni 14 giorni. Pesa anche il principio di reciprocità: la Ue apre le frontiere solo a quei Paesi che fanno lo stesso e faranno dunque liberamente viaggiare i cittadini comunitari. Fino al 30 giugno si può entrare e uscire dall’area Schengen solo per motivi di lavoro o urgenza. Secondo una bozza che circola in ambienti comunitari, da 1° luglio i cittadini di 47 Paesi saranno ammessi e quelli di 54 Paesi saranno esclusi.

Cosa è successo negli ultimi giorni?

Il New York Times ha pubblicato la notizia che i cittadini degli Stati Uniti non avrebbero fatto parte della lista dei Paesi ammessi di nuovo nella Ue dal 1° luglio a causa dell’alto numero di contagi. Come gli Stati Uniti, anche Russia, Brasile e Qatar sarebbero esclusi. Sono stati così individuati 14 Paesi “sicuri” che sarebbero in regola: Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay. Discorso a parte per la Cina che avrebbe i requisiti epidemiologici richiesti ma attualmente non fa entrare i cittadini Ue e alcuni Paesi membri, in particolare la Francia, vogliono far valere il criterio di reciprocità.

Quando si decide?

Tutto è stato rimandato a lunedì 29 giugno, 48 ore prima della scadenza. L'Ue non ha ancora trovato un'intesa sulla lista dei “paesi sicuri”. Secondo fonti diplomatiche citate da France Presse “i colloqui sono ancora in corso e andranno avanti fino a lunedì” perché alcuni Paesi membri hanno chiesto più tempo. Si decide a maggioranza qualificata.

Quali sono le implicazioni e le conseguenze della decisione?

Sono di varia natura. C’è una questione politica soprattutto se si escludono dai viaggi gli americani e si includono i cinesi. Tanto è vero che dietro queste due liste - gli ammessi e gli esclusi - c’è un intenso lavoro diplomatico e lo stesso segretario di Stato americano, Mike Pompeo, è intervenuto sulla possibile chiusura agli americani sostenendo che “non si può frenare l’economia”. C’è poi appunto un problema di natura prettamente economica, di scambi frenati dalle frontiere chiuse e di immediate ricadute sul turismo in particolare quello di Paesi come Italia, Spagna, Malta e Cipro e Grecia, la più decisa a riaprire a chiunque per salvare la stagione.

Un singolo Paese Ue può riaprire le frontiere a Paesi terzi?

Sì può, perché ogni Paese membro può gestire i propri confini ma aprirebbe una ferita politica dentro l’Unione e di fatto aprirebbe le frontiere di tutti, a meno che non si sospenda l’area Schengen come è avvenuto durante la fase acuta della pandemia. L'accordo sarebbe comunque una raccomandazione perché la decisione finale spetta a ciascun governo.

Ci sono Paesi Ue che ancora mettono limiti a altri Paesi Ue?

Sì a causa della pandemia di coronavirus Repubblica Ceca, Portogallo, Slovacchia e Spagna hanno stabilito forme di controllo delle frontiere rispetto anche ad altri Paesi Ue fino al 30 giugno. Finlandia e Lituania fino a metà luglio, Norvegia fino a metà agosto, Danimarca e Ungheria fino a metà novembre.

Spazio Schengen e Ue

La questione delle frontiere da riaprire è resa ancora più complicata dal fatto che Ue e spazio Schengen (la cui ragion d’essere implica la mancanza di controlli delle frontiere interne) non coincidono. Attualmente lo spazio Schengen è costituito da 26 Paesi europei di cui 22 anche Stati Ue. Ci sono però anche quattro Stati Ue che non fanno parte dello spazio Schengen cioè Bulgaria, Croazia, Cipro, Irlanda, Romania e Regno Unito (che è nel limbo della Brexit, è ancora formalmente Stato Ue quindi non passibile di discriminazioni nonostante l’alto numero di contagi).


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