OFFICE

L’ufficio post pandemia amplia gli spazi per socializzare e riduce le scrivanie

Un’indagine di InvestiRe sgr e Politecnico di Milano su un campione di medie e grandi imprese rileva che oltre metà delle aziende sta ripensando gli spazi in ufficio per accogliere di nuovi i dipendenti dopo il covid. Si andrà in sede in base alle necessità, per confrontarsi, lavorare in team, accogliere clienti e fare recruiting. Da rivedere layout fisico e arredi

di Laura Cavestri

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3' di lettura

Se il lavoro da remoto durante il lockdown è stata l’occasione per scoprire che lavorare da luoghi diversi è possibile e, per alcune attività, addirittura più efficace, il 47% delle grandi imprese individua nell’utilizzo diverso degli spazi in sede la principale eredità dell’emergenza e il 21% dichiara che abbandonerà le postazioni assegnate per lavorare in un’ottica di condivisione delle scrivanie e di desk sharing. Solo il 4% delle organizzazioni prevede però di supportare i dipendenti con contributi economici per adeguare la postazione di lavoro domestica.

Come le aziende intendono ridisegnare l’ufficio per il ritorno in presenza dopo la pandemia è il focus di The Business Evolution, l’indagine promosso da InvestiRe sgr, parte del Gruppo Banca Finnat, con il supporto di Pegasus e Cbre. In particolare, la sezione riguardante il work place è stata curata dal Politecnico di Milano, con il contributo della Data-Powered Creativity di Arkage e W-Mind, nell’ambito delle attività e degli eventi di formazione offerti alla community di tenant del Business Park.

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Sono prevalentemente le organizzazioni del settore Finance a prevedere un ripensamento dell’utilizzo degli spazi in sede, seguite da quelle del Retail. Il desk sharing è invece privilegiato dal settore Ict & Media, nel quale le attività sono organizzate per progetti, e quindi la possibilità di cambiare di giorno in giorno la propria postazione avvicinandosi ai colleghi con cui si deve lavorare può essere un modo per migliorare la collaborazione e la comunicazione del team.

L'EVOLUZIONE DELLE SEDI DI LAVORO PER IL NEW NORMAL / 1
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L'EVOLUZIONE DELLE SEDI DI LAVORO PER IL NEW NORMAL / 2
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La metà delle imprese ridisegnerà gli spazi dell’ufficio

Secondo le aziende, l’ufficio del futuro sarà sempre più un ambiente di socializzazione e relazione dove promuovere identità e senso di appartenenza. E non sarà l’unico luogo di lavoro possibile, ma un’alternativa per i lavoratori che si recheranno in sede sulla base delle necessità. Quasi la metà delle imprese ammette di aver avuto chiaro questo cambio di paradigma sin dalle prime fasi dell’emergenza, tanto che per la maggior parte di loro alcuni interventi sul layout fisico e sugli arredi realizzati nella cosiddetta “fase2” rimarranno anche al termine della crisi sanitaria.

Il 51% sta poi tuttora valutando di ripensare i propri spazi per differenziarli (29%), ridurli (10%) o ampliarli (12%) in funzione delle nuove necessità. E se il 38% non prevede riprogettazioni, dichiara comunque che cambieranno le regole di utilizzo degli ambienti. Le aziende del Finance sono le più attive in termini di office redesign (lo farà il 44% delle appartenenti al comparto), seguite da quelle del settore Ict & Media (40 per cento). I settori Retail (46%) e Manifatturiero(37%) agiranno soprattutto per l’adeguamento alle nuove norme.

LE ATTIVITÀ CHE VERRANNO SVOLTE IN SEDE PER IL NEW NORMAL / 1
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LE ATTIVITÀ CHE VERRANNO SVOLTE IN SEDE PER IL NEW NORMAL / 2
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Fuori sede, in media, per 2,7 giorni

Il remote working sarà praticato in modo significativo anche al termine della situazione emergenziale al punto che, mediamente, le persone lavoreranno fuori dalla sede per circa 2,7 giorni alla settimana.

Secondo l’indagine, le attività che verranno svolte in sede riguarderanno per lo più il networking e la relazione. In particolare, il 68% delle grandi imprese dichiara che verranno svolte: attività di socializzazione con i colleghi, incontri con ospiti e persone esterne all’organizzazione (58%); attività di recruiting, inserimento e induction dei nuovi assunti per creare un legame con l’organizzazione (44%); attività di collaborazione e meeting istituzionali (43 per cento). Le attività di comunicazione e concentrazione saranno invece svolte prevalentemente al di fuori della sede aziendale, anche perché registrano la maggiore produttività fra quelle svolte da remoto grazie a un contesto che limita interruzioni o distrazioni tipiche dell’ufficio. Meno pause caffè. Infine, guardando i diversi settori, solo il comparto Ict & Media si discosta da questo contesto, con il 68% delle aziende che ritiene fondamentale la sede di lavoro più per le attività di collaborazione che per quelle di socializzazione, aggiornamento e rappresentanza.

Le città policentriche

«Stiamo assistendo – ha spiegato Nicoletta Verde, fund manager del Fondo Pegasus – ad una diminuzione delle classiche postazioni di lavoro in uffici chiusi, ma anche in open space, in favore di aree che promuovono la collaborazione, l’innovazione e lo scambio di informazioni. Tutto ciò comporta un ripensamento dei layout, senza tradursi automaticamente in diminuzione dei mq richiesti anche laddove si assiste a una riduzione delle postazioni fisse, dovuta all’incentivazione più o meno spinta di politiche di smart working». Come Sgr, ha proseguito Verde, «non stiamo quindi assistendo ad effetti sui canoni né sul valore degli immobili in gestione».

Certo più remote working avrà un effetto più a lungo termine sulla città.
«È proprio il termine “centro” che potrebbe subire un vero e proprio cambiamento: le città – ha concluso Nicoletta Verde – potrebbero cogliere l’occasione per creare molti nuovi “centri” diventando policentriche a vantaggio delle aree secondari. Potrebbero essere particolarmente attrattive soprattutto le aree già infrastrutturate (metropolitane, piste ciclabili etc.), con ampi spazi verdi e dotazione di servizi alla persona, così da favorire una migliore conciliazione fra lavoro e vita privata, verso il vero smart working».

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