in sardegna

L’ultima miniera di carbone si trasforma in un progetto per l’energia rinnovabile

I nuovi orizzonti della miniera di carbone di Monte Sinni, nel Sud Sardegna, gestita dalla Carbosulcis. Interventi per 40 milioni di euro

di Davide Madeddu

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2' di lettura

Il carbone sarà solo un ricordo. E l'ultima miniera d'Italia continuerà a funzionare «all'insegna dell'economia circolare e della sostenibilità» seguendo quattro direttive parallele che mettono assieme la sfida dell'idrogeno, le energie rinnovabili e l'utilizzo delle gallerie, i gas rari e i pozzi, l'alga spirulina e il compost.

Il piano di riconversione

Sono i nuovi orizzonti della miniera di carbone di Monte Sinni, nel Sud Sardegna, gestita dalla Carbosulcis, azienda controllata dall'assessorato regionale all'Industria. La produzione (nonostante le riserve di carbone per un miliardo e mezzo di tonnellate pari a cento anni di attività) è cessata da qualche anno e va avanti il piano di riconversione del sito industriale.

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Un programma che per il momento mette assieme progetti per 40 milioni di euro e farà, comunque, funzionare le infrastrutture presenti: dalle gallerie lunghe una trentina di chilometri, ai pozzi che si spingono sino mezzo chilometro di profondità, raggiungendo i 400 metri sotto il livello del mare.

Energia pulita

«L'attività produttiva è cessata ma siamo all'opera per delineare il futuro di questo sito industriale che ha un importante valore sia dal punto di vista tecnologico sia infrastrutturale e ingegneristico - premette Francesco Lippi, amministratore delegato -. La sfida su cui stiamo lavorando con i nostri tecnici, altamente qualificati, e predisponendo i progetti, è quella dell'idrogeno».

Programma ancora in fase embrionale che andrà a sommarsi alle altre iniziative che sono già state delineate per il sito minerario che in superficie si sviluppa in un'area di 200 ettari. «Uno degli obiettivi verso cui guardiamo è quello di realizzazione un Hub energetico con la produzione in superficie da fonti rinnovabili di 35 MWp (fotovoltaico e eolico), un potenziale stoccaggio in sottosuolo di almeno altrettanta potenza e la gestione intelligente per smart greed».

Un gigantesco alambicco per i gas rari

A viaggiare su un canale parallelo, il progetto Aria che sfrutta l'infrastruttura dei pozzi. In questo caso, lungo la verticale di uno dei pozzi, denominato Seruci Uno, sarà sistemato un impianto simile a un alambicco lungo 350 metri. Qui dentro, con un processo di distillazione criogenica, identico a quello per la produzione della grappa si potranno ricavare i gas rari. Dall'isotopo stabile argon 40 all'ossigeno 18. L'argon 40 permetterà lo sviluppo di una innovativa tecnica per la ricerca della materia oscura.

«Abbiamo poi il progetto per la coltivazione dell'alga Spirulina, proprio in questi giorni incontrerò i rappresentanti di un gruppo interessato al nostro sito per portare avanti questa attività - argomenta il manager - continuando con gli ammendanti derivanti dal recupero degli scarti di lavorazione del carbone e compost proveniente dalla lavorazione dei rifiuti urbani di Tecnocasic».

Progetti per 40 milioni di euro

Quanto alle risorse da mettere in campo, il manager non ha dubbi: «I progetti che stiamo portando avanti vangono circa 40 milioni di euro - argomenta -. Il Just transition fund così come il piano di Piano Nazionale di ripresa e resilienza sono delle occasioni irrinunciabili». Poi la sfida. «Il nostro progetto globale sarà unico in tutto lo scenario nazionale. E sarà anche un esempio di riconversione green di una miniera che dal carbone passerà all'economia circolare. Diciamo pure che abbiamo intrapreso il percorso per diventare primo policentro nazionale per la sostenibilità».

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