SIDERURGIA

L’ultima mossa di Jindal per ribaltare il verdetto sugli asset Ilva

di Matteo Meneghello

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Dopo la trasmissione dell’istanza con la valutazione delle offerte da parte dei commissari, il calendario per l’aggiudicazione degli asset dell’Ilva in amministrazione straordinaria scandisce le sue tappe: ieri il Comitato di Sorveglianza ha fornito il parere di competenza, oggi il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda incontrerà i sindacati per discutere dei due piani industriali e nei prossimi giorni il Mise deciderà per l’aggiudicazione.

La direzione indicata all’unanimità dai tre commissari è quella che porta ad Am Investco Italy, la joint venture formata da ArcelorMittal (detiene l’85%) e dal gruppo Marcegaglia (possiede il 15%, quota che in parte sarà rilevata da Intesa Sanpaolo in caso di aggiudicazione). AcciaItalia (compagine composta dall’indiana Jindal south west con Cdp, Arvedi e Delfin), superata nel punteggio finale, sta provando in queste ore l’ultimo assalto, chiedendo la possibilità di un rilancio che le permetta di colmare (o superare) l’offerta economica di ArcelorMittal.

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nti della cordata (tra questi il chairman di Jsw, Sajjan Jindal) hanno partecipato ieri a un vertice con il ministro Calenda (qualche ora prima al Mise è stata segnalata la presenza del commissario Enrico Laghi). Jsw è pronta a colmare in autonomia il gap economico che separa l’offerta di AcciaItalia da quella di Am, superando in questo modo ogni problema decisionale all’interno della cordata, che si poggia su un delicato equilibrio di governance.

La discussione legata alla possibilità di aprire una fase di rilanci tra i due investitori era emersa già nelle scorse settimane, ma i commissari hanno deciso di non imboccare questa strada, formulando venerdì scorso una proposta di aggiudicazione a favore di Am. Ora la decisione spetta a Calenda, che si trova combattuto tra l’esigenza di evitare eventuali rilievi alla coerenza e al rigore della procedura e la tentazione di monetizzare il più possibile il valore degli asset, circostanza certamente non invisa ai creditori di Ilva. Resta da capire, però, la fattibilità tecnica di un’operazione del genere e soprattutto se si renderà necessario, nel caso, riaprire i termini della procedura.

Un assist eventuale a Calenda potrebbe provenire dall’incontro di oggi con i sindacati, che ieri si sono affrettati a rivendicare un ruolo attivo nella scelta tra le due proposte. «Verificheremo se l’incontro al Mise sarà una riunione di approfondimento o se dai sindacati ci si aspetta una semplice presa d’atto - ha spiegato ieri Rocco Palombella, segretario della Uilm -. In questo secondo caso non potrà che aprirsi un terreno di scontro, tanto più che il nostro parere sui piani non è detto sia lo stesso espresso dai commissari». Le rsu della Fiom di Taranto hanno ribadito a loro volta che «il Governo ha l’obbligo di garantire l’occupazione, la produzione e la tutela dell’ambiente, precisando che l’organizzazione sindacale «non farà sconti a nessuno e tanto meno farà il tifo per una delle due cordate».

A valle dell’incontro sindacale si collocheranno le valutazioni del Mise e l’aggiudicazione definitiva, che avverrà con un decreto. L’ultima parola del ministero innescherà il processo di vendita vero e proprio, che necessita di alcuni passaggi formali, fra i quali: la consultazione pubblica sul piano ambientale, il decreto della presidenza del consiglio dei ministri sulla nuova Aia, l’analisi del dossier da parte dell’autorità antitrust europea, la firma sul contratto.

Da questo punto di vista va però sottolineato che, mentre Am ha prorogato fino al 31 marzo la validità della propria offerta, AcciaItalia ha negato all’advisor questa opportunità.

Am Investco Italy ha dichiarato in sede di presentazione dell’offerta definitiva che intende produrre con Ilva 9,5 milioni di tonnellate di prodotti finiti, portando l’attuale produzione a 6 milioni all’anno entro il 2018; la capacità di finitura sarà massimizzata fino a 10 milioni di tonnellate, con l’apporto di lastre e coils laminati a caldo da altri impianti posseduti da ArcelorMittal in Europa. Nel lungo periodo la produzione primaria dovrà, nelle intenzioni di Am, salire a 8 milioni, con apporto di semilavorati esterni. Il piano AcciaItalia prevede invece una produzione di 10 milioni di tonnellate di acciaio: sei da altoforno, altri 4 milioni con forni elettrici, caricati con preridotto.

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