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L’ultima occasione per l’alluminio in Sardegna passa dalla svolta green

Il piano di investimenti da 250 milioni prevede la produzione di energia termica ed elettrica non più dal carbone ma dal metano

di Davide Madeddu

Con i fondi Ue energie rinnovabili per la depurazione delle acque in Sardegna

Il piano di investimenti da 250 milioni prevede la produzione di energia termica ed elettrica non più dal carbone ma dal metano


3' di lettura

Un piano di investimenti che sfiora i 250 milioni di euro per opere da completare in tre anni e la svolta green per la produzione di energia termica ed elettrica dal metano e non più dal carbone. È il nuovo tassello che si incastra nello scenario della filiera dell'alluminio in Italia. A piazzarlo è Eurallumina, la società che nella raffineria di Portovesme (nella Sardegna sud occidentale), sotto il controllo della russa Rusal, trasforma la bauxite in allumina (la materia prima per la produzione di alluminio primario) e che rappresenta il primo anello dell'intera filiera.

Impianti fermi dal 2009

Un nuovo corso che dovrebbe portare poi al riavvio degli impianti fermi dal 13 marzo del 2009 quando l'azienda decise di spegnere la fabbrica a causa da un lato degli alti costi dell'energia, giacché la produzione di vapore avveniva attraverso l'impiego di olio combustibile, e dall’altro del crollo del prezzo del metallo.

Nel 2012 i primi passi per il progetto che, sino al 2019, prevedeva investimenti per circa 200 milioni di euro. Nel frattempo la mobilitazione dei lavoratori contro le lungaggini burocratiche. Poi dopo il via libera alla fine dello scorso anno, l'ultima novità. Ossia, un nuovo progetto di adeguamento che tiene conto anche di quello che accadrà in futuro in seguito allo stop delle centrali a carbone carbone.

Il nuovo progetto ambientale

«Nei giorni scorsi l'azienda ha depositato la “documentazione propedeutica all'avvio formale dell'istruttoria relativamente al Pua (Procedimento Unico Ambientale) presso il ministero dell'Ambiente - scrivono in una nota i delegati della Rsu -. L'avvio di tale procedimento autorizzativo ministeriale riguarda il più volte richiamato “Nuovo Progetto di ammodernamento della raffineria Eurallumina” imperniato sulla variante, nettamente migliorativa dal punto di vista dei conseguenti impatti ambientale e sanitario, inerente un iverso e più ecologico sistema di approvvigionamento energetico».

Procedimento cui segue un'autorizzazione unica che, come rimarcano i delegati sindacali «ricomprende tutte assieme le autorizzazioni di tipo ambientale, sanitario, paesaggistico».

Il cronoprogramma, che ha un orizzonte di circa tre anni, prevede l'impiego di 25 milioni per la manutenzione della raffineria. Il progetto di ammodernamento prevede un intervento da quasi cento milioni di euro per l'impianto di cogenerazione per produzione di vapore ed energia elettrica con gas naturale (Gnl), la realizzazione di un gasdotto, la modernizzazione della raffineria per la nuova bauxite, interventi ambientali, ampliamento del bacino dei fanghi rossi (dove vanno i residui di lavorazione) e altre risorse ancora.

Addio al vapordotto, nascita di nuovi posti di lavoro

Dal nuovo progetto sparisce quindi il vapordotto, ossia il tubo che avrebbe dovuto trasportare il vapore dalla vicina centrale elettrica a carbone dell'Enel (che secondo quanto annunciato dalla sottosegretaria al Mise Alessandra Todde dovrà esser riconvertita) direttamente nello stabilimento chimico. Un progetto che già in passato aveva sostituito l'originario intento di costruire una nuova centrale di cogenerazione a carbone.

Con l'avvio dei lavori si prevede la creazione di 200 nuovi posti di lavoro e a opere ultimate circa 362 diretti e 130 indiretti. Complessivamente, in virtù dell'effetto moltiplicatore si stimano 1400 posti di lavoro, tra indotto e collegati. L'avvio delle opere è stimato per il primo trimestre del 2021. «Ora - dice Nino D'Orso, della segreteria regionale Femca Cisl - si attende la convocazione del Mise per rimodulare l'accordo di programma alla luce delle modifiche relative al progetto».

L’ultima occasione per l’alluminio sardo

Sulla stessa lunghezza d'onda Francesco Garau segretario Filctem: «C'è da premettere che sino a oggi l'azienda ha speso più di 200 milioni per garantire le compensazioni degli ammortizzatori sociali dei lavoratori e il mantenimento in efficienza dell'impianto e allo stesso tempo è impegnata negli interventi di bonifica della falda e altre opere con importanti risorse».

Per il sindacalista, dopo anni di attese arriva quella che definisce l'ultima occasione. «A questo punto è necessario che tutti gli organi preposti diano le risposte nel tempo più breve possibile - dice ancora il sindacalista -. Questa è davvero l'ultima chiamata, ma anche l'ultima possibilità perché la Sardegna si riappropri di uno spazio importante nel panorama industriale nazionale dei metalli non ferrosi».

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