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L’ultima sfida di Trump: si allunga la lista dei dazi a Francia e Germania

Nella disputa Airbus-Boeing l’amministrazione rivede le misure contro la Ue e include componenti aeronautiche e alcuni vini prodotti nei due Paesi

di Marco Valsania

(AFP)

3' di lettura

Capodanno di dazi per Donald Trump. L’amministrazione americana, a neppure tre settimane dalla sua uscita di scena, ha salutato il 2021 con fuochi d’artificio nella guerra commerciale con gli alleati occidentali: ha alzato il tiro delle rappresaglie transatlantiche, rivedendo le misure prese contro i paesi europei - in particolare Germania e Francia - nella disputa sugli aiuti governativi a Airbus e Boeing. I dazi adesso colpiscono anche componenti aeronautiche «prodotte in Francia e Germania» e «alcuni vini non frizzanti, cognac e brandies d’uva» degli stessi due paesi, ha fatto sapere l’Ufficio commerciale della Casa Bianca (Ustr).

Non si modifica l’ammontare
Le autorità Usa hanno sostenuto che la correzione non modificherà l’ammontare complessivo di import dal Vecchio continente colpito, pari a 7,5 miliardi di dollari. Sarebbe stata però resa necessaria dalla risposta dell’Unione europea a quegli iniziali dazi americani. La Ue avrebbe infatti usato metodi per calcolare la propria rappresaglia da 4 miliardi che penalizzano eccessivamente il made in Usa. In gioco è il ricorso a «dati durante un periodo nel quale i volumi dell’interscambio erano stati drasticamente ridotti» dall’effetto-Covid, scelta che avrebbe «distorto» i dazi penalizzando molti più prodotti rispetto a una fase normale. Gli Stati Uniti hanno di conseguenza modificato a loro volta il «periodo di riferimento».

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Impatto su Airbus
I dazi americani originali, scattati lo scorso marzo, già colpivano prodotti iconici europei dal vino ai formaggi e all’olio d’oliva, con sovrattasse del 25 per cento. Sui velivoli Airbus assemblati in Europa erano partiti dazi del 15 per cento. L’ampio ventaglio di componenti ora colpite, comprese parti di fusoliere e ali, minaccia però un crescente impatto proprio su Airbus: potrebbe avere ripercussioni sulla produzione di suoi velivoli oggi in stabilimenti statunitensi e finora risparmiati. Washington ha detto di non voler aggravare le tensioni: «Per non provocare una escalation, aggiustiamo la copertura meno di quanto sarebbe legittimo», ha asserito lo Ustr. La Ue ha tuttavia espresso forte disappunto, denunciando che l’azione potrebbe complicare trattative per risolvere lo scontro. La Commissione europea ha attaccato nuovi ostacoli «unilaterali» e negato che la revisione sia giustificata. Airbus ha rincarato che la mossa è «controproducente» e deleteria per lavoratori, industria e consumatori americani, e ha chiesto repliche a livello europeo. Parigi ha apostrofato i nuovi dazi come «illegittimi».

Una disputa che dura da sedici anni
La battaglia su Boeing-Airbus si trascina ormai da 16 anni. Bruxelles ha fatto capire che conta adesso sull’arrivo della nuova amministrazione democratica di Joe Biden, dal 20 gennaio, per trovare una soluzione diplomatica. «Ingaggeremo un dialogo al più presto possibile», ha indicato. Il settore dell’aviazione e le dispute transatlantiche non sono i soli nodi irrisolti nell’agenda di Biden sui rapporti economici e commerciali globali. Il dossier cinese si è scaldato e vede a sua volta al centro l’Europa: la Ue è reduce da un ambizioso accordo sugli investimenti con Pechino, nonostante gli inviti dei collaboratori del presidente eletto a procedere con maggior cautela. Washington teme successi cinesi in un clima di accresciute preoccupazioni per l’aggressività economica, strategica e militare di Pechino. Il consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, Jake Sullivan, ha sottolineato l’importanza di approcci multilaterali, invisi alla Casa Bianca uscente, per affrontare la comune sfida delle relazioni con la Cina. In questa chiave, archiviare dispute transatlantiche potrebbe diventare una priorità politica oltre che commerciale.

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