politica monetaria

L’ultima di Trump: il problema non è la Cina ma la Fed

Donald Trump torna a criticare la Federal Reserve per la sua riluttanza a tagliare i tassi d’interesse in maniera aggressiva. E lo fa come di consueto via twitter, di prima mattina

di Marco Valsania


default onloading pic

2' di lettura

NEW YORK - Donald Trump per un attimo lascia in secondo piano la Cina e torna ad attaccare con durezza la Federal Reserve americana quale nemico numero uno. Con un nuovo appello affinché tagli i tassi di interesse molto più aggressivamente e velocemente.

In un dei suoi tweet - anzi in tre “pagine” di tweet adornate di maiuscole e punti esclamativi - ecco il distillato della sua nuova offensiva. Che prende spunto dal fatto che India, Tailandia e Nuova Zelanda hanno tagliato oggi i tassi più aggressivamente rispetto alle attese del mercato.

«Altre tre banche centrali hanno tagliato i tassi. Il nostro problema non è la Cina. Siamo più forti che mai, i soldi entrano negli USA come non mai mentre la Cina perde aziende a migliaia a vantaggio di altri paesi e la sua valuta è sotto assedio - Il nostro problema è la Federal Reserve che è troppo orgogliosa per ammettere i propri errori di avere agito troppo rapidamente e di aver effettuato strette eccessive (e che io avevo ragione!). Devono Tagliare i Tassi molto di più e più velocemente e mettere fine ORA al loro ridicolo Quantitative tightening».

Ancora: «L'incompetenza è una cosa terrible da guardare, specialmente quando ile cose potrebbero essere fate cosiiii' facilmente. VINCEREMO comunque, ma sarebbe molto più semplice se la Fed capisse, cose che non fa, che siamo in concorrenza con altri paesi, che vogliono fare bene a nostre spese!».

Una vera e propria bordata, l’ennesima, indirizzata a Jerome Powell, il presidente della Fed, «colpevole» di aver tagliato i tassi soltanto di una quarto di punto la settimana scorsa. I Fed Funds sono stati portati al 2-2,25%, il primo taglio dal 2008, l’anno in cui esplose la crisi finanziaria globale con il fallimento di Lehman Brothers.

Trump non aveva fatto mistero, nei giorni scorsi, di voler arruolare la Fed anche nella sua crociata commerciale e valutaria sulla Cina. Ma il suo nuovo intervento contro la Banca centrale, in un clima già preoccupato, non ha rassicurato i mercati statunitensi, che oggi hanno aperto in brusco ribasso dopo la relativa ripresa di ieri, ancora sotto pressione per le tensioni sino-americane e le potenziali ripercussioni negative per l'economia globale. A Wall Street gli indici Dow Jones e e S&P 500 sono scesi rapidamente di quasi il 2% e il Nasdaq di oltre l'1 per cento. I titoli del Tesoro Usa, considerati beni rifugio dall'incertezza, hanno visto i rendimenti dei decennali, inversi al prezzo, calare verso i minimi dell'anno.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...