verso le presidenziali

L’ultimo affondo del New York Times: conto corrente e tasse in Cina per Trump

Trump ha un conto in Cina, dove ha pagato tasse per 188.561 dollari tra il 2013 e il 2015. L’ultimo scoop del New York Times è un duro colpo per il tycoon

di Redazione Esteri

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Donald Trump durante un comizio in Pennsylvania

Trump ha un conto in Cina, dove ha pagato tasse per 188.561 dollari tra il 2013 e il 2015. L’ultimo scoop del New York Times è un duro colpo per il tycoon


2' di lettura

Donald Trump ha un conto corrente in Cina, dove ha pagato tasse per 188.561 dollari tra il 2013 e il 2015. L’ultimo scoop del New York Times, ennesima puntata di un ormai lungo botta e risposta tra il quotidiano liberal e il presidente in corsa per un secondo mandato, è un duro colpo per il tycoon, che della sua ostilità a Pechino ha fatto bandiera nella campagna elettorale e che ha più volte accusato lo sfidante democratico Joe Biden di essere troppo debole nei confronti di Pechino.

La rivelazione è frutto dell’esame dei documenti fiscali di Trump, personali o relativi alle sue attività imprenditoriali, ottenuti dal New York Times; lo stesso materiale che, a settembre, aveva consentito di svelare che nel 2016 l’allora candidato repubblicano alla Casa Bianca aveva pagato appena 750 dollari di tasse federali: la stessa somma irrisoria pagata l’anno dopo.

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La risposta del tycoon

La Cina, evidenzia il quotidiano, è uno degli unici tre Paesi stranieri - gli altri sono Gran Bretagna e Irlanda - in cui Trump ha conti correnti; quello cinese è controllato dalla Trump International Hotels Management Llc che, come detto, fra il 2013 e il 2015 ha pagato 188.561 dollari. Rispondendo alla richiesta di chiarimenti del New York Times, un avvocato del Gruppo Trump ha ammesso l’esistenza del conto, spiegandola con la necessità di pagare tasse locali necessarie per «esplorare le potenzialità di business nel settore alberghiero in Asia». Affari che, ha poi precisato il legale, non si sono però materializzati.

Su un tema così sensibile - e con la guerra poi dichiarata dal presidente a Pechino e alle sue imprese - tanto basta per accendere la polemica.

Campagna Trump a corto di fondi

Per il presidente non è l’unico grattacapo elettorale. I dati resi noti dalla Commissione elettorale evidenziano un molto più concreto problema economico: la campagna per la riconferma di Donald Trump alla Casa Bianca ha iniziato l’ultimo mese prima del voto a corto di fondi, comunque in netto svantaggio rispetto a quella del rivale Joe Biden: 63 milioni di dollari contro 177. Il che significa, per fare un esempio di immediata comprensione, che sono e saranno molto più numerosi gli spot televisivi per Biden. Anche se, va aggiunto, non sempre questo vantaggio si traduce in vittoria nelle urne: senza cercare altri esempi, nel 2016 Trump riuscì a sconfiggere Hillary Clinton nonostante potesse contare su meno risorse.

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