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Cura anti-Covid, l’ultimo farmaco viene dal Giappone: l’Aifa pronta al test in Italia

Si tratta del Favipiravir, un antivirale che in Giappone si utilizza dal 2014 e che sembra avere una efficacia contro il Covid-19 quando i sintomi sono ancora lievi.

di Marzio Bartoloni

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(yellowj - stock.adobe.com)

Si tratta del Favipiravir, un antivirale che in Giappone si utilizza dal 2014 e che sembra avere una efficacia contro il Covid-19 quando i sintomi sono ancora lievi.


3' di lettura

Ai tempi dei social accade che il passa parola sulle terapie efficaci contro il coronavirus corra anche sul web. È quello che sta accadendo per un farmaco, il Favipiravir, un antivirale contro l’influenza che in Giappone si utilizza dal 2014 e che sembra da primissimi studi su numeri ancora molto limitati avere una efficacia contro il Covid-19 quando i sintomi sono ancora lievi. E così monta la pressione e l’Aifa, l’Agenzia del farmaco, dopo aver sottolineato che ci sono «scarse evidenze scientifiche sull’efficacia» si prepara al via libera alla sperimentazione.

Il farmaco giapponese per i sintomi lievi
La notizia rimbalzata dal giappone attraverso un video di un farmacista romano che vive in Giappone e comunque suffragata anche da alcuni articoli a livello internazionale è diventata virale in poche ore. In particolare il farmaco (nome commerciale Avigan) nato come un anti-influenzale ridurrebbe la presenza del virus nei pazienti con sintomi ancora lievi. Immediata la reazione dell’Aifa che dopo aver annunciato di voler adire le vie legali contro le notizie fake sul web ha spiegato che «ad oggi non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da Covid-19». Ma in ogni caso la sperimentazione si farà, come ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza: «Il direttore generale di Aifa, Nicola Magrini, mi ha comunicato che la riunione del Comitato Tecnico–Scientifico di questa mattina, dopo una prima analisi sui dati disponibili relativi ad Avigan, sta sviluppando un programma di sperimentazione e ricerca per valutare l'impatto del farmaco nelle fasi iniziali della malattia». Tanto che nei prossimi «i protocolli saranno resi operativi, come già avvenuto per le altre sperimentazioni in corso».

Lombardia e Veneto pronte al test
Con questo nuovo ok entra in sperimentazione dunque un terzo farmaco, ,mentre al momento sono due quelle ufficiali già partite: una sull’antivirale remdevisir e l’altra sul farmaco contro l’artrite reumatoide. Tra le prime Regioni che si sono dette pronte ci sono la Lombardia e il Veneto. «l nuovo farmaco Avigan adesso potrà essere testato e la sua sperimentazione inizierà immediatamente, sperando che questo nuovo farmaco sia quello giusto», ha detto il governatore lombardo Attilio Fontana. «Come già detto nei giorni scorsi la Sanità del Veneto è pronta ad affrontare il protocollo che verrà deciso per testare il farmaco nei pazienti del nostro territorio - ha aggiunto il governatore del Veneto Luca Zaia -. È giusto e corretto non dare facili speranze. Questa è infatti una sperimentazione scientifica». «È tuttavia pur vero - aggiunge - che non bisogna lasciare nulla di intentato nella lotta alla peggiore epidemia dal dopo guerra ad oggi».

Il farmacologo: «Ok ai test, ma per ora nessuna evidenza».
Armando Genazzani esperto della Sif (Società italiana di farmacologia) è molto cauto sul farmaco che viene dal Giappone dove sono stati «fatti alcuni studi non massicci e non conclusivi sulla sua efficacia in cui si vede che in una fase di esordio non grave dell’infezione del Covid 19 si mostrerebbe una blanda attività. In particolare in uno studio su 236 pazienti positivi a 116 è stato dato il Favipiravir agli altri un altro mix di farmaci. Nessuno aveva dispnea e problemi respiratori gravi. Dopo una settimana di trattamento il 60% del primo gruppo si è sentita meglio così come il 52% del secondo gruppo che è ricorso ad altri farmaci. Insomma l’efficacia non sarebbe così evidente, non sembrerebbe un farmaco in grado di stravolgere la guerra al virus». «È giusto però guardarlo - aggiunge Genazzani -e Aifa lo sta attenzionando e valuterà se testarlo. Certo non sarà semplice farselo dare dal Giappone, unico Paese dove è autorizzato e prodotto, ma in pandemia se necessario si potranno superare i problemi regolatori».

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