ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI funerali dell’ex ad di Fincantieri

L’ultimo saluto a Giuseppe Bono, il «grande condottiero» dell’industria di Stato

Istituzioni e manager riuniti a Roma per l’ultimo omaggio al manager calabrese scomparso lunedì notte

di Celestina Dominelli

Giuseppe Bono

3' di lettura

Per capire chi era Giuseppe Bono, per molti “Peppino”, per vent’anni alla guida di Fincantieri e manager tra i più brillanti e noti oltreconfine nel panorama dell’industria italiana, bisogna forse partire dal fondo della cerimonia con cui gli è stato tributato l’ultimo saluto nella navata della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, nel cuore della capitale. Perché i messaggi commossi, pronunciati dal ministro della Difesa, Guido Crosetto - il primo a dare la notizia della sua scomparsa nei giorni scorsi - e dai due figli, Emanuela e Nicola, restituiscono il ritratto di una persona perbene: padre e nonno amorevole e presente nei ricordi della famiglia, manager dal carattere a volte ruvido ma dalla visione lucidissima nelle parole di quanti sono accorsi a Roma oggi, sabato 13 novembre, per rendergli il giusto tributo.

Un manager al servizio dello Stato

In una chiesa gremita, Bono è riuscito così a riunire, nell’assenza, come ha sottolineato la figlia Emanuela, più tessere di un paese che a una certa industria, come quella rappresentata dall’ex ad di Fincantieri, fatta di traguardi concreti e di guerre vinte, si è spesso aggrappato alla ricerca di solidi approdi. Anche quando la politica abdicava al suo compito di affiancare e sostenere i suoi campioni nazionali. Così Bono si è ritrovato spesso da solo, ma non per questo meno forte, a condurre le sue battaglie. Fin da quando, nel 2002, assunse le redini di una Fincantieri praticamente decotta dopo la passata militanza in Finmeccanica, nella quale era entrato nel 1997 portando con sé la solida preparazione costruita prima nel’area amministrativa e del controllo di gestione presso la Fiat-Finmeccanica, poi in Omeca (sempre gruppo Fiat-Finmeccanica e dal 1968 Efim) e subito dopo, dal 1971 al 1993, in Efim.

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Il sogno del consolidamento europeo

Ma è Fincantieri che ne consacra l’astro. Perché è il gruppo cantieristico - che Bono tratta e considera come un figlio - a rappresentare la sfida più importante nella carriera di questo manager vecchio stampo che ha attraversato indenne molti governi e che ha sempre creduto nella necessità di rompere gli steccati nazionali attorno alle aziende della difesa per dar vita a quel consolidamento in salsa europea che considerava l’unica soluzione per assicurare un futuro industriale all’Europa, sempre più minacciata dall’aggressiva concorrenza dei giganti asiatici. Anche per questo, negli ultimi anni, Bono aveva dedicato anima e corpo al progetto di una possibile integrazione con i cantieri francesi di Saint-Nazaire, nella convinzione che quelle nozze potessero rappresentare il migliore viatico verso l’agognato consolidamento.

L’acquisizione dei cantieri Usa tra i grandi successi

Ma quel sogno, infrantosi contro le resistenze francesi e la miopia di Bruxelles, è rimasto nel cassetto. Ed è forse questo uno dei pochi grandi rimpianti di una carriera al contrario sempre piena di successi, come l’acquisizione dei cantieri di Marinette Marine in Wisconsin nel 2008-2009 che realizzano navi per la Marina Usa, o, più di recente, la costruzione del nuovo Ponte di Genova insieme a WeBuild e Italferr in tempi record. Un percorso non comune, quindi, in cui non sono mancati i riconoscimenti. Come i tanti che nelle ore successive alla scomparsa hanno travolto la famiglia, dal capo dello Stato Sergio Mattarella alla presidente Giorgia Meloni (che in Bono ha sempre trovato un riferimento puntuale e attento), ai moltissimi esponenti della politica. Che anche oggi, nel giorno dei funerali, si sono radunati davanti al suo feretro per l’ultimo saluto.

Il saluto della “sua” Fincantieri

Lo stesso saluto che ha voluto porgergli anche la “sua” Fincantieri, con gli attuali vertici (l’ad Pierroberto Folgiero e il presidente Claudio Graziano) - che l’hanno definito «un grande condottiero» nel messaggio diffuso subito dopo la sua scomparsa -, seduti nelle prime file insieme a tanti esponenti dell’azienda. Che, a diversi livelli, in questi vent’anni hanno contribuito a costruire con Bono l’indiscussa leadership di questo gioiello del Made in Italy. E che, qualche mese fa, in occasione di un premio consegnatogli a Trieste, avevano celebrato l’ex ceo con un breve video in cui erano state immortalate le tappe principali della storia della Fincantieri targata Bono, «il grande capo» come amavano definirlo i suoi. Una storia ricca di successi che ora il tandem Folgiero-Graziano potrà riempire di nuovi, positivi, sviluppi.

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