poca innovazione e bassa produttività

L’Umbria non aggancia la ripresa. Scarsi investimenti e innovazione

Secondo Banca d’Italia, la regione fatica ad uscire dalla crisi. A pesare maggiormente, lo scarso grado di innovazione delle imprese (piccole e poco patrimonializzate) , della pubblica amministrazione e la bassa produttività del lavoro.

di Silvia Pieraccini


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2' di lettura

Frena, rallenta, e ora rischia davvero di fermarsi. L’Umbria è stata una delle regioni che ha sofferto di più nella lunga fase di crisi economica cominciata nel 2008, e ora è tra quelle che più fatica ad agganciare la ripresa a causa soprattutto di due fattori strutturali, messi in evidenza nel report regionale di Banca d’Italia: lo scarso grado di innovazione delle imprese e della pubblica amministrazione, e la bassa produttività del lavoro.
«La capacità di spesa in ricerca e sviluppo è troppo limitata» sottolinea Banca d’Italia ricordando la piccola dimensione delle imprese e la scarsa patrimonializzazione che frena la produzione di valore. Competere con questi freni è difficile, ancora più in un contesto politico scosso dalle inchieste giudiziarie e in attesa delle elezioni regionali che si terranno in autunno.

Il quadro economico
Nel 2018 il Pil umbro è aumentato dello 0,6% (+0,9% l’Italia), trainato dall’export (+8,7% a 4,2 miliardi di euro: bene soprattutto la siderurgia). Stabile è rimasta la produzione agricola (che nel biennio precedente era scesa); ha rallentato la produzione industriale (soprattutto a partire dalla seconda parte dell’anno), che chiude il 2018 a +1%; lievi segnali di recupero si sono visti nell’edilizia; è cresciuto il turismo anche se il livello dei pernottamenti è tornato “solo” ai livelli di inizio anni Duemila.
In calo il commercio per lìindebolimento dei consumi. Il segnale più preoccupante è il ridimensionamento (-8,3%) della spesa per investimenti industriali.
Sul fronte del lavoro, per il secondo anno consecutivo nel 2018 l’occupazione in Umbria è rimasta stabile (+0,8% in Italia). Nonostante questo, le ore lavorate sono aumentate dell’1,4% per la forte riduzione del ricorso alla cassa integrazione guadagni (-59,8%).
Se il quadro dell’anno scorso non può dirsi positivo, quest’anno le previsioni dicono che peggiorerà, anche perché la crescita dell'export nel primo trimestre si è fermata. «Sulle prospettive per l’anno in corso grava l’accresciuta incertezza sull’evoluzione della situazione economica italiana e internazionale», sottolinea Banca d’Italia.

Va a rilento anche la spesa dei Fondi europei
Pure l'utilizzo dei fondi europei da parte della Regione, fattore strategico per spingere gli investimenti e lo sviluppo, procede a rilento. A fine 2018 i pagamenti dei Programmi operativi regionali (Por) Fesr e Fse hanno raggiunto il 16,2%, ma il grado di attuazione finanziaria resta inferiore a quello del Centro Nord e alla media nazionale. E, quel che è peggio, l’efficienza di spesa sta peggiorando rispetto al precedente ciclo di programmazione 2007-2013: in quel caso, alla fine del quinto anno, la spesa aveva toccato il 28%, oggi allo stesso giro di boa si ferma al 16,2 per cento. Anche ai fini delle risorse europee impegnate l'Umbria appare in ritardo: a fine 2018 era impegnato meno del 30% della dotazione dei Por, quando le regioni più sviluppate hanno sfiorato il 50%.

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