INTERVISTA A MARIA CARMELA COLAIACOVO

«L’Umbria ripartirà grazie al turismo di prossimità»

Sarà un miracolo se portiamo a casa il 20% del fatturato dell'anno precedente: abbiamo lavorato in gennaio e in febbraio, e ora speriamo nella coda dei mesi invernali

di Silvia Pieraccini

Sarà un miracolo se portiamo a casa il 20% del fatturato dell'anno precedente: abbiamo lavorato in gennaio e in febbraio, e ora speriamo nella coda dei mesi invernali


3' di lettura

Nel 2020 avrebbe voluto festeggiare i 30 anni del suo albergo a quattro stelle ricavato in un antico monastero della campagna umbra, il Park Hotel “Ai Cappuccini” vicino Gubbio. «Speriamo almeno nella ripartenza in settembre», dice Maria Carmela Colaiacovo, appartenente a una delle grandi famiglie imprenditoriali umbre (gruppo Financo-Colacem) e vicepresidente nazionale di Confindustria Alberghi.

Il turismo è il settore che sta subendo gli effetti più devastanti dell’epidemia di coronavirus, con gran parte delle strutture ricettive chiuse non per decreto governativo ma per mancanza di clienti. Le associazioni di categoria hanno chiesto al Governo misure di sostegno, ma il futuro preoccupa (anche) per la necessità di indossare guanti e mascherine, mantenere le distanze tra le persone, igienizzare e sanificare luoghi deputati al relax e alla vacanza.

Il 2020 è totalmente perduto?
Sarà un miracolo se portiamo a casa il 20% del fatturato dell’anno precedente: abbiamo lavorato in gennaio e in febbraio, e ora speriamo nella coda dei mesi invernali.

Il fatto che in Umbria ci siano soprattutto alberghi a gestione familiare, agriturismi e case vacanza, quindi aziende piccole e più deboli dal punto di vista finanziario, complica le cose?
Chi è meno strutturato non avrà i fondi per anticipare la cassa integrazione ai lavoratori, e questo è un grande problema. Come sarà un grande problema non poter assumere il personale stagionale che di solito entra in servizio ad aprile e che quest’anno resterà senza lavoro e senza tutele, oppure i lavoratori a chiamata giornaliera, preziosi per garantire la qualità del servizio nei momenti di picco.

Proposte?
Spero davvero che il buon senso porti il Governo alla reintroduzione dei voucher: è un modo per lavorare in maniera corretta e far emergere il sommerso. Servirebbe a salvaguardare i lavoratori, naturalmente nel momento in cui potremo ripartire.

Da dove ripartirà l’Umbria?
Dal turismo di prossimità: siamo una regione isolata, al centro dell’Italia, e questo comporta anche dei vantaggi. Si può arrivare sia da Nord che da Sud. La nostra offerta punta sulla campagna, sulla vita all’aria aperta, sui borghi, sulle esperienze, sui cammini francescani che infatti, anche in queste settimane di emergenza, sono oggetto di richieste di informazioni: stare immersi nella natura comporta meno rischi di assembramenti.

Il prodotto turistico focalizzato sulla campagna potrebbe aiutarvi?
Beh, se parliamo di stare all’aria aperta, l’Umbria è la regina assoluta. E stare all’aria aperta è meno pericoloso per la diffusione del coronavirus. Oggi più che mai il concetto di turismo sostenibile è molto forte e l’Umbria, che ha da sempre questa peculiarità, deve farla valere.

Vuol dire che la promozione dovrà puntare su questo?
La promozione - sia delle imprese che delle istituzioni - dovrà spingere sul turismo di prossimità, italiano. Credo moltissimo nell’Umbria in questo senso. Le strutture che lavoravano di più con gli stranieri, soprattutto tra Perugia, Monfalcone e Orvieto, tra cui molti agriturismi, dovranno riconvertirsi.

Gli alberghi ce la faranno ad adeguarsi alle norme anti-coronavirus?
Siamo pronti a recepire tutte le norme che ci saranno proposte, e non partiamo certo da zero. L’albergo ha già procedure sanitarie abbastanza stringenti a partire dal tessile: le lavanderie industriali che servono gli ospedali sono le stesse che servono anche noi, da sempre. E poi avevamo già cominciato ad applicare le regole...

In che senso?
Faccio l’esempio del mio albergo, 60 addetti fissi e 20 tra stagionali e a chiamata. Per una ventina di giorni, dal momento critico dell’esplosione del virus, abbiamo applicato il distanziamento tra le persone, la sanificazione, l’abolizione del buffet, in alcuni reparti tutti indossavano mascherine e guanti. L’albergo può adempiere alle prescrizioni, il problema è avere i clienti.

Dopo il terremoto, questo è il secondo colpo in tre anni: rischia di essere rovinoso per molte aziende?
Dal terremoto del 2017 ci eravamo rialzati, a parte le zone rosse di Norcia e Cascia che hanno problemi legati alla ricostruzione, e l’Umbria stava vivendo un momento positivo, stava viaggiando sui 6 milioni di presenze l’anno. Dopo le grandi crisi ci sono sempre state grandi ripartenze: è successo anche dopo il terremoto del 1997.

Ma il virus comporta uno scenario diverso...
Infatti. Siamo di fronte a uno scenario imprevedibile, la situazione è completamente diversa. Sono sicura che ripartiremo e ce la faremo, ma per sapere tempi e modi bisognerà aspettare.

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