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L’Unesco annulla il World Heritage Commitee in Russia

Rimandata a data destinarsi la 45a edizione del Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco che si sarebbe dovuta svolgere a giugno nella città russa di Kazan

di Roberta Capozucca

Moschea di Qolsharif a Kazan, Patrimonio Mondiale dell'Umanità Unesco, Wikimedia Commons

4' di lettura

A seguito delle pressioni internazionali, l'Unesco si è visto costretto a rinviare la 45ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, che quest'anno avrebbe dovuto svolgersi dal 19 al 30 giugno a Kazan, la storica capitale della repubblica russa del Tatarstan. Tra le altre funzioni, l'incontro annuale del Comitato ha il compito di decidere quali siti e monumenti riceveranno l’ambita nomina a Patrimonio dell’Umanità e quali potrebbero perderla entrando nella lista dei World Heritage in Danger. Al momento, l'appuntamento è uno dei pochi eventi internazionali da cui la Russia non è stata formalmente esclusa a seguito dell'invasione dell'Ucraina, ma le crescenti pressioni da parte dei comitati internazionali sui danni causati ai siti ucraini hanno spinto l'organizzazione a rinviare l'evento a tempo indeterminato.

Una decisione divisiva

A conclusione della 44ª edizione del Comitato del Patrimonio Mondiale, nel luglio 2021, il gruppo di delegati internazionali aveva scelto come località per l'incontro del 2022 Kazan, capolugo della minoranza tatara e crocevia di culture e religioni diverse. Ma già lo scorso marzo, a seguito dell'invasione dell'Ucraina, il ministro della Cultura britannico Nadine Dorries aveva espresso la sua perplessità nel permettere alla Russia di ospitare l'incontro, aggiungendo che la Gran Bretagna non avrebbe partecipato se l'Unesco non avesse cambiato idea. Alle parole della Dorries hanno fatto eco 46 delegati internazionali che, il 7 aprile, hanno inviato una lettera a tutti i membri del Comitato del Patrimonio Mondiale dichiarandosi contrari all'organizzazione dell'incontro in territorio russo, in quanto ciò avrebbe messo in discussione la credibilità dell'organizzazione stessa e della sua Con-venzione per la protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale (1972).

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L’assemblea Generale Unesco a Parigi

Rinvio

Ma sulla questione non è stato ancora trovato un consenso unanime tanto che l'Unesco, invece di spostare l'incontro in un altro stato, ha deciso di rimandarlo a data da destinarsi. Se infatti, nei paesi occidentali il sentimento generale verso l'aggressione russa all'Ucraina è equivalso a un suo isolamento economico e culturale, lo stesso non può essere detto per molti altri stati membri dell'organizzazione internazionale, che alla disapprovazione non hanno fatto seguire azioni di rottura. Come ha sottolineato il portavoce dell'Unesco, le decisioni relative all'organizzazione dell'incontro sono prese di anno in anno dai 21 membri del Comitato del Patrimonio Mondiale di cui fanno parte, tra gli altri, paesi come la Cina, I'India e l'Arabia Saudita che anche in altri contesti non hanno voluto prendere posizioni contro la Russia. La proposta del rinvio sarebbe infatti stata avanzata, a seguito della consultazione e dell'approvazione di tutti i membri del Comitato, dallo stesso Grigory Ordzhonikidze, ambasciatore Unesco per la Federazione Russa e dal 2019 presidente ad interim dello stesso.

In questo contesto di tensioni e di divisioni, da più parti sono state avanzate richieste di estromissione della Federazione Russa dall'Unesco. L'ultima risale a pochi giorni fa, quando alla prima conferenza dei Ministri della Cultura del Consiglio d'Europa, il Ministro ucraino Oleksander Tkachenko ha denunciato pubblicamente la violazione della Convenzione dell'Aja del 1954 sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, per cui ha chiesto pubblicamente l'esclusione della Federazione Russa dall'organizzazione internazionale.

La conta dei danni in Ucraina

Dall'inizio del conflitto, in Ucraina sarebbero almeno 53 i siti culturali danneggiati o parzialmente distrutti dall'inizio dell'invasione russa. Quattro musei, tra cui il Museo di Storia Locale di Ivankiv nella regione di Kiev e lo Yermeliv Centre, il Museo d'Arte a Kharkiv; quattro monumenti, 29 chiese e 16 edifici storici, incluso il celebre Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto dell’Ucraina Taras Shevchenko. Ad oggi, dalle rilevazioni satellitari Unesco, nessuno dei sette siti iscritti alla Lista del Patrimonio Mondiale sarebbe stato danneggiato: la Cattedrale di Santa Sofia a Kiev, il centro storico di Leopoli, l'arco geodetico di Struve, le antiche faggete primordiali dei Carpazi, la residenza dei metropoliti bucovini e dalmati, l'antica città di Kerson e, infine, le 16 tserkvas (chiese) ortodosse e greco-cattoliche risultano essere integri. Tra gli osservati speciali, c'è anche la città portuale di Odessa candidata per il riconoscimento internazionale e per cui si auspica un'accelerazione dell'iter per cercare di tutelarla.

Particolarmente preoccupanti sono, invece, le condizioni di Kharkiv che, sebbene non possegga il riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell'Umanità è una città creativa inse-rita nella rete Unesco per la musica e per il suo centro storico, anch'esso nella lista provvisoria del patrimonio mondiale dell'Ucraina.

La Russia può essere espulsa o sospesa dall'Unesco?

L'atto costitutivo Unesco prevede ovviamente delle ipotesi di sospensione ed espulsione degli Stati Membri, ma queste riguardano esclusivamente il mancato adempimento degli oneri finanziari ( art. IV par.8 lett. b ). Di fatto, non esistono regole che normano la qualità della membership o l'espulsioni per specifiche violazioni, essendo di fatto l'Unesco subordinato ai provvedimenti adottati dalle Nazioni Unite. In tal caso, ai sensi dell'art. 5 della Carta delle Nazioni Unite, un membro nei confronti del quale sia stata intrapresa da parte del Consiglio di Sicurezza un'azione preventiva o coercitiva può essere sospeso a causa di minaccia o violazione della pace, un atto di aggressione nonché la violazione dei diritti espressi dalla stessa Carta. Della possibilità di allontanare la Russia anche dall'ONU si discute infatti dall'inizio dei combattimenti, ma essendo la Federazione uno degli stati membri del Consiglio di Sicurezza insieme agli Stati Uniti, Cina, Francia e Regno Unito questa strada non sembra percorribile in quanto, per poter procedere, tutti i membri del Consiglio devono essere d'accordo. Sembra altrettanto impossibile, inoltre, modificare i meccanismi del diritto di veto in sede di Consiglio di Sicurezza, come è stato recentemente richiesto da Zelensky. Se l'Unesco ha strumenti sanzionatori molto limitati e non autonomi, in passato ci sono stati però casi di sanzioni o isolamento dei suoi membri, poi contestati e rientrati. Ad esempio, la Conferenza Generale dell'Unesco ha adottato una risoluzioni prima contro il Portogallo colonialista nel 1950, poi nei confronti del Sudafrica per l'apartheid nel 1962 e in ultimo di Israele per aver portato avanti degli scavi archeologici nei territori occupati di Gerusalemme. Differente è, invece, la facoltà di uno stato membro di ritirarsi dall'Organizzazione dopo averne dato avviso al direttore generale; ciò è avvenuto con gli Stati Uniti ed il Regno Unito i quali, per protesta verso posizioni ritenute filosovietiche si ritirarono nel 1984 e nel 1985, aderendo nuovamente nel 1997 e nel 2003. Gli Usa sono poi nuovamente fuoriusciti nel 2017 per posizioni ritenute anti-israeliane dopo che nel 2011 avevano ridotto il proprio finanziamento al'Unesco in ragione di una legge che proibirebbe di sostenere economicamente agenzie che riconoscono lo Stato palestinese.

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