Montagna: Tarvisio

L’unicità della Valcanale: crocevia di quattro lingue, tradizioni secolari e bici

Nella località friulana, al confine con Slovenia e Austria, sentieri spettacolari fra le Alpi Giulie, malghe, piste ciclabili e cucina al top

di Maria Luisa Colledani

default onloading pic
Tarvisio

Nella località friulana, al confine con Slovenia e Austria, sentieri spettacolari fra le Alpi Giulie, malghe, piste ciclabili e cucina al top


4' di lettura

Il biglietto da visita extralusso e introvabile in Europa è nel cartello che indica l’inizio di Tarvisio, estremo lembo nord-orientale d’Italia incuneato fra Slovenia e Austria. Tre i nomi, quattro le lingue, infinite le tradizioni e le storie che si incrociano, in una conca di verde abbacinante e di vette carsiche. Tarvisio in italiano diventa Tarvis in tedesco e in friulano, e Trbiz in sloveno.

La località, poco più di 4mila abitanti, è il centro della Valcanale immerso nella millenaria foresta di Tarvisio che si estende sui tre Paesi. È un bene naturale, una riserva a gestione regionale, appartenuta alla Chiesa di Bamberga (Baviera), che serviva per la raccolta di legname, per la caccia e l’allevamento allo stato brado. Oggi è il polmone dell’area e gli appassionati degli spazi ampi non hanno che da scegliere: i laghi di Fusine, abbracciati dal Mangart, il “monte della luna”, sono uno specchio di cielo; poi ci sono pareti di roccia alte fino a mille metri, il Monte Forno dove i confini si intersecano, il Monte Lussari con il suo villaggio, Camporosso e la dolcezza della Val Saisera, le malghe del Montasio e l’orrido del torrente Slizza. I percorsi sono infiniti, per tutti i tipi di passo e la bellezza degli scenari garantita, basta anche solo leggere le righe emozionate di quell’alpista cittadino del mondo che fu Julius Kugy (1858-1944): “Io me ne stetti, accarezzato dalla tenerezza di quelle aure montanine, inebriato dal respiro balsamico dei boschi, circondato da una pace che sembrava scesa da regioni celesti su un angolo di terra benedetta”.

«Abbiamo tutto per fare turismo di qualità», dice Renzo Zanette, sindaco che guida una giunta di centro-destra. «Lavoriamo per migliorare l’accoglienza, soprattutto per le famiglie con bambini, per riqualificare la sentieristica di fondo valle e per ospitare eventi sportivi come il Giro d’Italia (2021) e i Mondiali di sci nordico nel 2023 con la vicina Planica». «Tutto vero, tutto bene - ribatte dall’altra parte politica Walter Cravagna (Pd) - peccato solo che non ci siano progetti di lungo respiro, come potrebbe essere una candidatura ai Giochi olimpici in collaborazione con Arnoldstein (Austria) e Kranjska Gora (Slovenia) per un’Olimpiade oltre i confini».

In un contesto così unico e così ricco di opportunità, si sono inseriti eventi da ribalta, come il No Borders Music Festival che invita artisti di fama nazionale (Capossela, Mengoni e Silvestri, fra gli altri, quest’estate), tante iniziative a sostegno dello sport per vivere la montagna a tutto tondo e tutto l’anno: dallo sci nordico, a quello alpino e allo snowbord, alle uscite sulle slitte trainate da cani e cavalli, fino alle pareti di ghiaccio da scalare. E la vera perla di Tarvisio è la pista ciclabile Alpe Adria, nata dalla riconversione della linea ferroviaria. Unisce Austria e Slovenia al mare con due tratte: Coccau-Grado di 175 km e Fusine-Grado di 177 km. «La ciclovia è fondamentale - dice Francesca Comello, assessore a Commercio e attività produttive -. I turisti ci scelgono per la bellezza dei posti e per questa arteria che arriva oltreconfine. Dobbiamo dare più servizi destinati alle biciclette e offrire un panorama unitario nel commercio, magari creando un logo unico per tutte le attività del paese». Iniziativa questa auspicata da vari imprenditori: «Unire mondo alberghiero, del commercio e della ristorazione - dice Mauro Cestaro, presidente della locale Confcommercio - sarà la nostra chiave di volta per essere più visibili e per dare più servizi a chi decide di soggiornare in valle».

Resta poi l’annoso problema di Tarvisio, i pochi posti letto (circa 3.500) soprattutto in strutture da 4 o 5 stelle. Ma il territorio si muove e alcune iniziative imprenditoriali fanno passare in secondo piano il calo - strutturale per la montagna - di aziende in questi ultimi anni: c’è Mauro Piussi che con il fratello Massimo ha trasformato la segheria del padre in un’azienda modello nelle realizzazioni ecosostenibili; c’è quell’energia vivente di Vito Anselmi che, a 85 anni, ha deciso di aprire, all’interno del suo hotel Il Cervo, un ristorante da gourmet: «Questa terra, che mi ha adottato quando sono arrivato dal Salento nel 1955, è piena di tanto. Ai giovani dico di mettersi in gioco, anche perché in Friuli ci sono possibilità di finanziamento per i nuovi imprenditori».

Il paesaggio, certo, ma c’è ancora dell’altro, ed è dato dalla stratificazione storica, linguistica, culturale che ogni confine contiene: Tarvisio è italiana dal 1919, per mille anni ha vissuto con il mondo tedesco e anche il suo bacino idrografico scende verso il Danubio, non verso l’Adriatico. Tutto questo è ricchezza, è scoprire che ogni montagna ha sette o otto nomi (regalatevi il tempo di ascoltare la gente del posto mentre parla), che in tavola ci sono i cjarsons, di origine carnica, lo strudel e lo zazika, il lardo tritato affumicato e aromatizzato con spezie che si spalma sul pane e viene dalla tradizione slovena. «Qui la storia ha lasciato segni indelebili che ritroviamo nella tradizione dei Krampus, terribili mostri che accompagnano San Niccolò, o nel Praitel, l’alberello con rami di betulle e ginepro decorato con mele, uova colorate che sostituisce l’ulivo e viene piantato nei campi per buon auspicio», ricorda lo storico Raimondo Domenig. La tradizione è anche un’architettura unica in tutta Europa, come spiega Igor Jelen, docente all’ateneo di Trieste e studioso della sua terra: «Nelle passeggiate incontrerete stalle, fienili e granai realizzati coi modi dell’architettura blockbau: legno che si incastra con legno e che usa chiodi in larice per edifici che paiono castelli di carte e in cui il legno si pietrifica grazie al clima secco».

L’aria frizzantina dell’autunno incipiente scende sulla sera e le montagne sembra di toccarle. Custoditele nel vostro cuore, anche grazie ai versi di Pierluigi Cappello, poeta di quassù, scomparso da poco: «E la pace del prato è nei tuoi occhi, / ci perdona, si stringe intorno a noi».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti