ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa strategia di berlino

L’unilateralismo nazionalista della Germania

È passato un anno dall’elezione del socialdemocratico Olaf Scholz al ruolo di cancelliere tedesco.

di Sergio Fabbrini

4' di lettura

È passato un anno dall’elezione del socialdemocratico Olaf Scholz al ruolo di cancelliere tedesco. A capo di una coalizione tra socialdemocratici, verdi e liberali, quell’elezione aveva suscitato grandi aspettative nell’Unione europea (Ue), considerando che il nuovo governo si era impegnato a promuovere (addirittura) “uno stato federale” nel continente. Le aspettative, tuttavia, sono state disattese. Dopo il 24 febbraio scorso, il governo Scholz ha perseguito una strategia sistematicamente unilateralista per affrontare le conseguenze dell’aggressione russa dell’Ucraina. Così, invece di avviare una politica energetica europea (controllando il costo del gas russo, diversificando le fonti energetiche, allargando il numero dei Paesi fornitori, centralizzando a Bruxelles l’acquisto dell’energia), il governo Scholz ha ostacolato le soluzioni europee per favorire quelle nazionali. Per di più, senza mai un’autocritica sulla scelta tedesca di dipendere dal gas di un dittatore russo.

Così, di fronte all’incremento del costo dell’energia, il governo Scholz ha deciso unilateralmente di investire 200 miliardi di euro nel Fondo per la stabilizzazione dell’economia (Wirtschaftsstabilisierunsfonds)per sussidiare le imprese tedesche, senza preoccuparsi che ciò avrebbe penalizzato le imprese degli altri Paesi europei privi degli stessi “spazi fiscali” della Germania. L’Ue ha giustamente criticato l’Inflation Reduction Act per sussidiare le imprese tedesche, senza preoccuparsi che ciò avrebbe penalizzato le imprese degli altri Paesi europei privi degli stessi “spazi fiscali” della Germania. L’Ue ha giustamente criticato l’ approvato in America nell’agosto scorso, in quanto prevede massicci aiuti federali alle imprese americane così avvantaggiandole nei confronti di quelle europee, ma il governo Scholz ha seguito la stessa strada. Così, alla guida di una nutrita delegazione di industriali tedeschi, Scholz è andato a fare affari in Cina, oltre ad aver consentito ad una corporation cinese (COSCO) di acquisire una partecipazione nella gestione del terminal del più grande porto del Paese (Amburgo), come se il rapporto con la Cina fosse esclusivamente economico, senza implicazioni sulla sicurezza. Così, il governo Scholz si è impegnato ad investire 100 miliardi nella difesa, ma ha deciso di utilizzarli per l’acquisto di aerei da combattimento americani F35, rinunciando al progetto franco-tedesco di costruzione di un aereo da combattimento europeo, il Future combat air system . Così, il governo Scholz, alla guida di una coalizione di 15 Paesi dell’Ue, ha promosso un protocollo d’intesa per l’acquisto congiunto di tre sistemi di difesa aerea e missilistica ( European Sky Shield Initiative ), basati su tecnologie americane e israeliane, mettendo fuori gioco il programma franco-italiano per la difesa aerea e missilistica già disponibile. Così, il governo Scholz (attraverso il suo ministro delle Finanze Christian Lindner) ha subito messo in chiaro la propria contrarietà alla proposta della Commissione europea di riformare il Patto di stabilità e crescita, considerandola troppo flessibile (verso i Paesi ad alto debito) e troppo sovranazionale (in quanto rafforza il ruolo della Commissione europea). In questo contesto, l’accordo di collaborazione sull’energia con la Francia, siglato dal governo Scholz l’altro ieri, è poco più di una foglia di fico con cui coprire il proprio nazionalismo.

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Dunque, il governo Scholz, che si era impegnato a promuovere uno “stato federale europeo”, sta andando nella direzione esattamente opposta. Una direzione che il cancelliere ha teorizzato nel suo discorso a Praga del 29 agosto scorso. In quel discorso, Scholz chiarì che l’interesse nazionale della Germania risiede in un’Ue allargata a tutti i Paesi dell'Europa dell'est, così da rendere Berlino il centro geopolitico del continente. Un’Ue che oscilla tra 36 e 44 Paesi membri dovrà essere necessariamente un’organizzazione internazionale, di tipo confederale, al cui interno la Germania potrà assolvere il suo ruolo di Paese leader senza subire condizionamenti multilaterali. Come avverrebbe all’interno di un’organizzazione federale e come la Germania ha sperimentato (ad esempio) all’interno del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (organismo sovranazionale), dove i suoi rappresentanti si sono trovati talora in minoranza. Tale strategia internazionalista (e non europeista) del governo Scholz si colloca in aperto contrasto con la proposta francese di costruzione di una Comunità politica europea, in cui aggregare tutti i Paesi del continente europeo che condividono basilari principi democratici e basilari sfide esistenziali. Una Comunità, però, distinta dall’Ue che invece dovrebbe dotarsi di una propria sovranità e realizzare una propria autonomia strategica (comunque le si voglia definire). Una strategia che è anche in aperto contrasto con i nostri interessi nazionali. Lo svuotamento del progetto sovranazionale dell’Ue sarebbe letale per l'Italia, la quale non dispone della forza economica e della capacità istituzionale della Germania. In un’Ue divenuta un’organizzazione internazionale o confederale, l'Italia sarebbe condannata alla subalternità sistemica nei confronti della Germania, che potrebbe dominarci senza subire condizionamenti. Ecco perché dovremmo
allearci con quei Paesi, come la Francia e la Spagna, che hanno un interesse a contrastare l’unilateralismo nazionalista della Germania.

Insomma, il governo Scholz sta andando verso un’Ue sempre più “sciolta” (confederale), al cui interno la Germania è destinata ad essere il leader incontrastato. È nostro interesse nazionale promuovere invece un’unione sempre più “stretta” (federale), con cui contenere la Germania e il suo unilateralismo nazionalista. Tra l’ideologia e la realtà, è consigliabile stare sempre dalla parte della seconda.

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