ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCambiamento demografico

L’Unione sta invecchiando, un problema anche per la coesione

di Fiorella Lavorgna

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Insieme alle transizioni verde e digitale, il cambiamento demografico è la terza trasformazione che sta plasmando il futuro dell'Europa. Questo processo - secondo la Commissione UE – potrà avere delle ripercussioni sia economiche che politiche. Secondo infatti i sondaggi condotti dalla Commissione Ue, e pubblicati sul portale Atlas of Democracy, gli Europei si esprimono in maniera diversa su temi politici e sociali in base al gruppo di età di appartenenza, mentre, per la stessa generazione, non si riscontrano differenze apprezzabili di visioni politiche tra aree urbane e rurali. Ci sono però due temi che dividono i residenti nell’Unione sia per classe di eta’ sia per luogo di residenza: la fiducia nell’Unione Europea e l’immigrazione. La conseguenza è che il processo di invecchiamento - che colpisce soprattutto le aree rurali – potrà portare non soltanto ad un aumento delle disuguaglianze economiche, ma anche creare delle polarizzazioni tra i cittadini delle Regioni UE su temi cruciali, arrivando fino a minare gli stessi obiettivi della politica di coesione.

Nel 2020 gli over 65 saranno 134 milioni

Nel 2019, l’Unione Europea contava 93 milioni di cittadini over 65, e secondo le stime dell’Eurobarometro, questo numero è destinato a salire a 134 milioni nel 2050. Il processo di invecchiamento comporta una diminuzione della popolazione attiva residente, che si traduce in minori introiti per lo Stato, maggiore spesa per il welfare e perdita in competitività. Una popolazione attiva giovane si associa infatti a maggiori livelli di Pil pro-capite e maggiore produttività da lavoro. Il modo più immediato per contrastare questa tendenza è aprire le porte a nuova forza lavoro proveniente dall’esterno, gli immigrati, che tuttavia dimostrano una tendenza a stabilirsi in aree urbane e semi-urbane. La conseguenza è che le aree rurali – che già sono maggiormente afflitte dal processo di invecchiamento – sono destinate allo spopolamento e all’isolamento. Questo fenomeno, se non affrontato dalle istituzioni, avrà conseguenze sui maggiori indicatori macroeconomici degli Stati membri, come l’aumento delle disuguaglianze e la capacità di fare innovazione e sviluppo, in una fase in cui gli Stati europei devono fronteggiare la transizione ecologica e digitale .

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Il ruolo del tournover delle competenze

Sempre nel 2019, il Pil pro-capite medio in UE – a parità di potere di acquisto - era di circa 31 mila euro. Questo dato però è molto eterogeneo: scende se ci muoviamo verso est e sale in Scandinavia. I valori più alti si registrano in capitali economiche come il Lussemburgo e Monaco. Se il processo di invecchiamento della popolazione riguarda tutti gli Stati membri, questo non deve essere l’unico indicatore da prendere in considerazione nell’analizzare l’equilibrio macroeconomico di una Regione e la sua capacità di fare innovazione. Almeno altre due funzioni vanno considerate: il primo è il tasso di dipendenza - il rapporto tra la popolazione “in pensione” e quella attiva che se ne fa carico - il secondo è il tasso di sostituzione dei lavoratori qualificati con nuove leve altrettanto qualificate. Un tasso di dipendenza eccessivo comporta molta spesa pubblica e poca capacità di investimento per le nuove generazioni. Questo in UE è tipicamente alto nelle aree rurali, ma in Paesi come l’Italia – ma anche Spagna è Grecia – si registrano valori alti anche nelle città. Il turnover delle competenze è invece è utile per misurare la competitività di un’area, a prescindere dall’invecchiamento della popolazione residente. In alcune città, come ad esempio Stoccolma, l’età media della popolazione attiva sta aumentando anziché diminuire, nonostante la Svezia non sia immune al processo di invecchiamento. Sebbene possa sembrare a prima vista contro-intuitivo, questa è una buona notizia perché indica che il Paese è in grado di attrarre dall’esterno migranti qualificati over 35 anni che portano competenze e diversità. Il tutto a vantaggio della produttività, competitività e welfare.

Fiducia nel progetto Ue a rischio nelle aree svantaggiate

L’UE è molto attenta ai processi di trasformazione demografica sia perché preoccupata delle conseguenze economiche sul continente, sia per gli effetti che questo fenomeno può avere sui processi politici. Come abbiamo visto, l’invecchiamento interessa tutto il territorio dell’UE, ma questo si manifesta in maniera difforme a seconda che vengano analizzate le aree rurali, urbane e sub-urbane. Se le reti sociali individuali diventano omogenee in termini di età e continuità regionale si creano le cosiddette bolle, che possono favorire la diffidenza intergenerazionale e la polarizzazione su temi politici cruciali, come la fiducia nell’Unione europea stessa nelle aree più economicamente svantaggiate.

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