design

L’uomo che riesce a vedere oltre i colori

Le riflessioni cromatiche del «color designer» più noto al mondo

di Marco Sammicheli

3' di lettura

Giulio Ridolfo è un pellegrino. Conosce a sufficienza la meta e il percorso per raggiungerla. Si concede tutte le pause che la meditazione richiede. È predisposto ad accogliere gli imprevisti e ne assimila le sorprese. Tutto diventa repertorio, molto si trasforma in bagaglio. Ciò che avanza entra in una dispensa immaginaria che ha fatto di Giulio Ridolfo il color designer italiano più noto al mondo, un’autorità nel campo del disegno industriale, un professionista a cui si rivolgono importanti aziende europee. Il suo processo creativo è gestuale nell’esito, etnografico nell’approccio. Persino psicogeografico nei costrutti che lo istruiscono. Senza alcuna considerazione per le mode culturali del momento ha sempre assegnato alla biodiversità un valore guida, qualcosa di più di una fonte d’ispirazione. L’obiettivo del suo lavoro rimane la conquista del colore come elemento di connessione analogica alla natura del mondo.

L’uomo è un soggetto che vede, indossa e usa il colore. Per questo Ridolfo conosce la pratica degli imparaticci, tant’è che lo scorso anno, invitato alla Biennale di Fiskars, in Finlandia, presentò una tipica scatola di ciò che raccoglie nelle sue perlustrazioni. Sono appunti tridimensionali, oggetti, foglie, fiori, sassi. Un diario visivo che sintetizza lo spirito cromatico di un luogo, la matericità di una dimensione o come dice lui stesso «un biotopo, un ecosistema, un habitat capace di catturare e distillare il carattere visivo e tattile di un luogo».

Loading...

Il designer americano Alexander Girard si misurò in giovane età con la costruzione degli imparaticci per racchiudere i tanti stimoli ricevuti dai genitori sia durante l’infanzia fiorentina che negli anni della formazione tra Svizzera e Gran Bretagna. L’industriale Dino Gavina ammirava la stessa abilità in Kazuhide Takahama e Carlo Scarpa quando adattavano le regole della cultura orientale a una logica di interni e arredi dove il colore diventava protagonista.

Ridolfo guarda a Girard e Gavina ma anche a Florence Knoll per la naturalezza con cui hanno dato volume agli arredi attraverso il colore, le stoffe, i ricami, le cuciture. Molto di questo è raccontato in un volume edito da Phaidon, curato da Jane Withers, con le fotografie di Howard Sooley. Il libro s’intitola Materialising Colour. Journeys with Giulio Ridolfo.

«La rinnovata attenzione assegnata ai color designer sottolinea la loro importanza in un processo creativo. L’arte tessile di Giulio ruota attorno al progetto di un tessuto, dal materiale grezzo alla tintura, alla filatura, alla struttura della tessitura. Queste azioni - scrive Withers - creano le magiche qualità allusive dei colori. Con l’industrializzazione, il colore è divento qualcosa di meccanico e fare affidamento ai sistemi cromatici ha sempre meno relazione con il contesto culturale. Tuttavia ispirati color designer hanno ridato vita all’artigianalità e nuovo senso al colore poiché lo usano come una narrazione che evoca emozioni».

Friuli

Il libro è un cammino in quattro tappe che a partire dal Friuli, terra d’origine del protagonista, si estende fino ad Ebeltoft, in Danimarca, dove ha sede Kvadrat, azienda tessile di riferimento. Prosegue in India sulle tracce dell’indigo. Per questo capitolo Aditi Ranjan firma un erudito inserto sul magico blu indiano. Il viaggio si conclude ad Huddersfield con la sezione dedicata alle luci dell’Ovest dello Yorkshire, in Inghilterra. Nel testo si incrociano altre vicende importanti. La scrittrice Elena Commesatti scomoda Mondrian e sfiora Pasolini quando si parla della terra natia di Ridolfo. Ampio spazio è assegnato alla storia del sodalizio professionale con Patrizia Moroso. Ebbe inizio nel 1995, con le visite nell’atelier di moda che Ridolfo aveva inaugurato con Rossella Pavan. L’art director dell’azienda di arredamento si è rivolta in più occasioni a Ridolfo. La sua consulenza fu richiesta per alcuni progetti con Ron Arad, Antonio Citterio e Patricia Urquiola, designer che hanno segnato la storia del design grazie a collezioni di arredi di successo.

Concludono la pubblicazione un saggio sulla storia del colore come elemento di analisi del contesto e un abecedario di lemmi professionali. Sono a cura di Anniina Koivu che sceglie un tono alfabetizzante per inserire il lavoro di Ridolfo nella storia e nel presente. Ridolfo è un autore del colore, incarna quello che l’antropologo giapponese Masao Yamaguchi chiamava trickster, una figura capace con il suo agire di mettere in contatto centro e periferia, ricco e povero, alto e basso, tant’è che per lo studioso orientale il canone caratteriale che più si avvicina al trickster rimane la maschera di Arlecchino, coloratissimo risolutore di problemi, necessario attore di un gioco di ruoli.

Materialising Colour. Journeys with, Giulio Ridolfo, a cura di Jane Withers,Phaidon, Londra, pagg. 280, € 66

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti