estetica da «Lezioni americane»

L’uomo che verrà in sei proposte d’autore

Sono sei, e sono le stesse qualità descritte nel successo postumo di Italo Calvino - leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza - prese a prestito per individuare i caratteri della ricostruzione di stile appena vista nelle sfilate

di Angelo Flaccavento

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Sono sei, e sono le stesse qualità descritte nel successo postumo di Italo Calvino - leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza - prese a prestito per individuare i caratteri della ricostruzione di stile appena vista nelle sfilate


4' di lettura

Nel 1985, Italo Calvino preparò un ciclo di sei lezioni da tenere all’università di Harvard. A causa della prematura scomparsa, ne scrisse solo cinque, abbozzando la sesta, e non ne tenne nessuna. I suoi memos furono pubblicati in volume con il titolo Lezioni americane - Sei proposte per il nuovo millennio, riscuotendo un successo che ha subito oltrepassato i limiti della disciplina letteraria e che, trentasei anni dopo, non accenna a scemare. Le sei proposte dell’autore sembrano parlare non solo di scrittura, ma di qualità che tutti faremmo bene ad adottare nel quotidiano esistere e relazionarci. Oggi, paiono perfette per descrivere - con non poche licenze poetiche, certamente - i caratteri dell’uomo nuovo - costretto ad evolversi, perché le crisi sono anche opportunità - come proposto sulle passerelle digitali di Milano e Parigi nel giro di sfilate che si è da poco concluso.

1. Leggerezza

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La leggerezza della pensosità, per Calvino, è ben diversa dalla frivolezza: significa planare sulle cose dall’alto. È pensosamente leggera l’idea che ci si possa muovere fluidamente tra pubblico e privato, tra otium e negotium, tra la sicurezza dell’ambiente domestico e l’esposizione della vita sociale, mantenendo una compassata dignità, e se si vuole anche una benvenuta formalità - senza cravatta, però. Lo suggerisce Alessandro Sartori da Zegna Couture, tra giacche sciallate come robe de chambre, suit di maglia o di morbido jersey, completi da lavoro dai volumi generosi e un senso generale di vestito che avvolge. I colori polverosi, pittorici, e le decostruzioni gentili di Nick Fouquet e Federico Curradi suggeriscono invece una idea di leggerezza come poesia del quotidiano.

2. Rapidità

Per Calvino la sveltezza, intesa come rapidità dello stile e del pensiero, comunica qualcosa di speciale: agilità, mobilità, disinvoltura. C’è non poca disinvoltura, e la rapidità delle associazioni disinibite e felici, nell’idea di ripercorrere i segni delle subculture per mescolarli ad libitum in collage che alla nostalgia sostituiscono consapevolezza e presenza. In dialogo con i cut-up e gli scritti dell’artista Joe Brainard, Jonathan Anderson da Loewe mixa il sadomaso del punk con i montoni degli hippie, il nero dei beatnik con i volumi giganteschi dei raver, e inventa uno stile tutto suo. La speranza non celata è che, anche in questi tempi di conformismo digitale, si crei presto una nuova sottocultura, di pensiero ergo di vestito.

3. Esattezza

Calvino provava un fastidio intollerabile per il linguaggio usato in modo approssimativo, casuale, sbadato. La sbadatezza non è carattere dell’uomo nuovo, che piuttosto preferisce una delicata precisione. Si rifugia nei classici senza che questo lo renda dogmatico, perché oltre che esatto è rapido e leggero. Il tutto si traduce in una idea di normalità: termine che nella moda, finora, è apparso negativo, ma che adesso assume un che di rassicurante, come tutto ciò che si dava per scontato e che all’improvviso non lo è più stato. Silvia Venturini Fendi si interroga proprio su cosa è normale oggi; la risposta è un misto di capi intramontabili come il cappotto di cammello o il trench, e di pezzi off come il pigiama di piumino e di visone. Da Tod’s, Walter Chiapponi suggerisce una irriverenza di modo: vestire classico, con spirito ribelle. La ribellione nella normalità di Dries Van Noten è tutta nelle proporzioni, che non solo stravolgono, ma creano nuove funzioni d’uso.

4. Visibilità

Il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi è per Calvino un carattere umano fondamentale. Nella moda questo si realizza da sempre, ma oggi la visibilità parla anche di atteggiamenti e psicologie contrapposti e coesistenti: da un lato il desiderio di intimità e anonimato, dall’altro l’urgenza di farsi vedere, di rilasciare una dichiarazione inequivocabile a mezzo look. Che sia l’afro-futurismo di Louis Vuitton o i militarismi camp di Dior, che siano le righe alla Buren di Sunnei, il pot pourri da sabato mattina di Etro o il rave montanaro di MSGM, tutto punta sulla estrema visibilità. E non è un fatto di colore, che certo abbonda: anche nel cammello di Hed Mayner, o nel nero di Rick Owens - con corollario di tacchi trampolo - e di Yohji Yamamoto, l’estremizzazione del volume vuole essere vista.

5. Molteplicità

Per Calvino, la grande sfida per la letteratura sarebbe stata il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo. Anticipò in qualche modo il cangiante multitasking in cui siamo immersi oggi: una condizione che ha riscritto abitudini e occasioni vestimentarie. Glenn Martens, da Y/Project, inocula la molteplicità in ogni capo: quel che crea è infatti pensato per essere usato in una quantità di modi diversi, ed è chi indossa a stabilire. Degno di nota il funzionalismo sostenibile di Phipps, pensato per performare indifferentemente in un party underground o durante la scalata artica, senza bisogno di cambiarsi.

6. Coerenza

Cominciare e finire: ecco come Calvino abbozzò questo memo incompiuto. La coerenza è segno di visione e di pensiero: di un progetto sviluppato in maniera organica. Prada ne suggerisce una interpretazione inaspettatamente sentimentale, venata appena di malinconia giovanilistica, mettendo sotto tutto la tutina di maglia, da bebè o da sexy cowboy a seconda del punto di vista. Un gesto coerente che crea un corpo evoluto, protetto ed insieme esposto, perchè l’uomo nuovo si muove tra gli opposti, ma non sente il bisogno di conciliarli.

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