Studioso e insegnante

L’uomo solitario che cercava di migliorare la vita di tutti

di Claudia Galimberti


2' di lettura

Era un pensatore solitario Trygve Haavelmo, uno che non si lasciava influenzare dagli studi di chi lo aveva preceduto. Andava avanti per conto suo, una volta che si era impossessato della materia e della tecnica di lavoro. Suo grande mentore fu Ragnar Frisch, il primo che insieme a Jan Tinbergen ricevette il premio Nobel per l’economia. Modesto, mai ambizioso, individuava i punti deboli delle teorie economiche esistenti, considerando i modelli econometrici come mattoni atti a costruire la teoria, ma a patto di inserirli nella giusta architrave di una solida verifica empirica. La sua fama non viaggiava per il globo, come quella di altri suoi colleghi; era, come lo definì Leif Johansen, un pensatore, un acuto pensatore in proprio. I suoi studi, come lui stesso scrive, miravano a migliorare la vita dei singoli individui, ma non solo nel ricco Occidente, bensì in tutte le società civili, sviluppate e non.

Haavelmo riteneva che non si possa paragonare la scienza economica a qualsiasi altra disciplina scientifica per una ragione fondamentale: l’economia studia una società le cui regole sono state create dagli stessi uomini e quindi perfettibili, e non dalla natura, o da un creatore, e quindi passibili solo di essere scoperte e studiate, ma non modificate. Inoltre le persone variano nei loro comportamenti in base al luogo di nascita, alle possibilità che hanno avuto, alle capacità di migliorare o di peggiorare la loro situazione. In sostanza non c’è una legge economica che sia valida a tutte le latitudini e di questo devono tener conto gli economisti. Nato a Skedsmo, in Norvegia, nel 1911, dopo aver conseguito la laurea in economia all’università di Oslo nel 1933 ed essere stato fino al 1938 assistente alla facoltà di economia, parte alla fine del 1939 per gli Stati Uniti con una borsa di studio.

Gli eventi bellici lo terranno negli Stati Uniti per 7 anni. In quel tempo ha modo di approfondire i suoi studi e di incontrare i massimi esperti di statistica ed econometria alla Cowles Commission di Chicago. Qui pubblica nel 1944 il libro «The Probability Approach in Econometrics» che diventa un testo fondamentale per le discipline economiche. Tornato in patria nel marzo del 1947, collabora a un piano economico per la Norvegia del dopoguerra. Dal 1948, chiamato all’Università di Oslo, insegna per trent’anni nello stesso luogo, esempio lampante di una mente e di una personalità che lavorava senza altri contatti. In quell’università la sua dimensione di studioso e quella di insegnante si fondono felicemente. Avrà occasione di dire alla consegna del premio Nobel, che se Darwin dopo uno studio di cinque anni cominciava a riflettere sul problema dell’origine della specie, lui, meno dotato di Darwin, aveva riflettuto sull’econometria dopo trenta anni di studio. È esemplare, per capire il carattere di Haavelmo, il suo breve discorso al banchetto ufficiale per il premio Nobel. Sono solo poche righe per ringraziare dell’onore che vuole condividere con tutti gli economisti che, in genere, sono più criticati che apprezzati. Forse Bob Dylan, che il 10 dicembre non è andato a ritirare il premio Nobel, avrebbe dovuto imparare da lui modestia e umiltà.

denpasar@tin.it

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