economia green

L’usato tecnologico che rende tutti felici

Nei consumi c’è una terra di mezzo che può produrre ricchezza e tutela ambientale: a intuirlo il bretone Thibaud Hug de Larauze che nel 2014 ha creato, con due soci, una start-up per proporre la vendita di prodotti di seconda mano testati, certificati e garantiti. Il costo? Fra il 30 e il 70 per cento meno cari di quelli appena usciti dalla fabbrica

di Benedetta Blancato

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Thibaud Hug de Larauze (credit Julie Glassberg)

Nei consumi c’è una terra di mezzo che può produrre ricchezza e tutela ambientale: a intuirlo il bretone Thibaud Hug de Larauze che nel 2014 ha creato, con due soci, una start-up per proporre la vendita di prodotti di seconda mano testati, certificati e garantiti. Il costo? Fra il 30 e il 70 per cento meno cari di quelli appena usciti dalla fabbrica


2' di lettura

In pieno lockdown, Back Market, la piattaforma francese di vendita di apparecchi high-tech ricondizionati, ha polverizzato due record: raddoppiare il fatturato fra marzo e aprile, e raccogliere 110 milioni di euro per finanziare la propria espansione. Dietro l'exploit c'è il bretone Thibaud Hug de Larauze, che ha creato la start-up nel 2014 con due soci per occupare la terra di mezzo fra il nuovo e l'usato. Dopo aver lavorato nella gestione degli inventari di eBay, de Larauze ha avuto l'intuizione di proporre la vendita di prodotti di seconda mano testati, certificati e garantiti, fra il 30 e il 70 per cento meno cari di quelli appena usciti dalla fabbrica.

La convinzione è che il futuro dell'economia sarà circolare, una tendenza anticipata con brio: «Uno smartphone ricondizionato permette di risparmiare fino a 30 chili di CO2», spiega a IL l'imprenditore ecologista, trentaduenne, che applica i precetti green tanto nei locali della sua azienda quanto nella sua vita personale. «Smartphone e pc a prezzi da Black Friday resta l'argomento più seducente, ma i nostri clienti fanno anche una scelta di sostenibilità».

Una scelta capace di cambiare equilibri e paradigmi. Oltre alla vendita di prodotti ricondizionati nelle ottocento officine europee partner (alle quali la piattaforma prende il 10 per cento di commissioni), Back Market propone ormai anche quelli provenienti dagli stock di numerose marche: «È il consumatore che crea il mercato», conferma de Larauze, aggiungendo che «il nuovo e il ricondizionato devono ormai vivere in parallelo». L'Italia è il Paese nel quale la start-up sta mostrando la crescita più incoraggiante. Già presente in sette Paesi europei e dal 2019 negli Stati Uniti, l'ambizione di Back Market è di diventare il marketplace di riferimento, davanti ad Amazon.

Troppo ambizioso? «È necessario essere molto diversi da ciò che esiste già. Siamo gli unici a garantire la qualità dei prodotti e ad aver ideato un sistema di rivendita dell'usato che mette in relazione rapidamente e facilmente pubblico e ricondizionatori». L'obiettivo è creare un riflesso di acquisto che non passi più automaticamente dal nuovo. «L'80 per cento delle emissioni di CO2 dei prodotti high tech avviene al momento della fabbricazione, la nostra missione è di farli durare il più a lungo possibile. Siamo solo all'inizio di una rivoluzione dei consumi: la mia responsabilità è rendere questo cambiamento il più rapido e impattante possibile».

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