Il dossier grecia all’Eurogruppo

L’uscita di Atene dal bailout non deve portare a politiche fiscali dispendiose

dall'inviato Beda Romano

Il ministro delle Finanze greco Euclid Tsakalotos (a sinistra) con la delegazione all’Eurogruppo

3' di lettura

SOFIA. Avanzano tra molti tira-e-molla i grandi negoziati del momento in Europa. Riuniti a Sofia i ministri delle Finanze hanno confermato di volere chiudere in giugno due annosi dossier. Il primo riguarda la crisi greca, con l’uscita del Paese dal programma di aiuto finanziario. Il secondo è relativo al completamento dell’unione bancaria. Un passaggio cruciale in vista di una intesa prima della pausa estiva sarà in maggio quando i ministri potrebbero accordarsi su un nuovo requisito patrimoniale.

Sul fronte greco, la discussione riguarda ormai la fine del terzo programma di aiuti finanziari che è prevista il 20 agosto. Da qui ad allora, la Grecia deve adottare una nuova serie di misure economiche per ottenere un’ultima tranche di prestiti. Nel frattempo, i creditori devono mettersi d’accordo sul tipo di alleggerimento del debito pubblico, promesso in varie occasioni negli anni scorsi. Il confronto è soprattutto tra i Paesi membri e le istituzioni internazionali.

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Mentre la Banca centrale europea è favorevole a un percorso chiaro di alleggerimento del debito, alcuni Paesi vorrebbero invece condizionare lo stesso alleggerimento all’evoluzione economica. Nel contempo, il Fondo monetario internazionale chiede un debito pubblico che sia sostenibile. Agli occhi di molti governi le condizioni chieste dal Fondo sono inaccettabili. L’opinione positiva dell’Fmi sul debito greco è ritenuta utile da tutti, mercati compresi.
Vi è anche la necessità di decidere come organizzare il meccanismo di sorveglianza della Grecia dopo la fine del programma, e quando Atene tornerà a finanziarsi regolarmente sui mercati finanziari. Il timore, evidentemente, è che il governo greco torni a politiche troppo dispendiose. «In nessun caso, il meccanismo deve assomigliare a una nuova forma di programma finanziario», ha avvertito il commissario agli Affari monetari Pierre Moscovici. Ieri durante la riunione il ministro delle Finanze greco Euclide Tsakalotos ha presentato la strategia economica che Atene intende seguire nei prossimi anni. Il testo è vago e controverso al tempo stesso. Accanto al desiderio di riformare l’amministrazione e di migliorare la giustizia, il governo Tsipras vorrebbe reintrodurre la contrattazione collettiva, aumentare il salario minimo, e creare una banca di sviluppo. Difficilmente comunque il piano vincolerebbe un prossimo esecutivo greco.

Sul versante creditizio, il vice presidente della Commissione Valdis Dombrvoskis ha sottolineato come «non ci sia più tempo da perdere». L’obiettivo rimane di accordarsi in giugno su un calendario di misure che possa portare a un completamento dell’unione bancaria. Sul tavolo è sempre la ricerca di un equilibrio tra riduzione e condivisione dei rischi. In maggio, i governi dovrebbero trovare un accordo su un nuovo requisito patrimioniale (il MREL), da usare in una risoluzione bancaria.
In buona sostanza, i Paesi sono divisi tra quelli che considerano un tasso dell’8% delle passività totali e dei fondi propri un tetto (Francia e Italia), e quelli che invece ritengono debba essere un punto di partenza, almeno per alcune banche (Germania e Olanda). Roma sta dando battaglia, anche sull’eccessiva discrezionalità dell'autorità di risoluzione. Il nuovo ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha dato ad alcuni partecipanti l’impressione di voler chiudere questa partita.
In questo senso, il vice presidente Dombrovskis ha detto ieri che un’intesa in maggio su questo fronte è «realistica». Trovato un accordo su questo aspetto, un’intesa più generale sull’unione bancaria potrebbe essere più facile in giugno. Le trattative, tuttavia, sono sempre difficili. L’idea di una garanzia unica dei depositi non piace ad alcuni Paesi; più semplice appare l’idea di fare del Meccanismo europeo di Stabilità un paracadute del Fondo unico di risoluzione bancaria.

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