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L’uscita dalla morsa di debito e inflazione val bene una eresia

La storia dell’economia, e in particolare della politica monetaria, è costellata da eresie che sfidano le convenzioni del momento per diventare poi futuro mainstream

di Leonardo Becchetti

(Funtap - stock.adobe.com)

3' di lettura

La storia dell’economia, e in particolare della politica monetaria, è costellata da eresie che sfidano le convenzioni del momento per diventare poi futuro mainstream.

Sono cresciuto da studente ai tempi del divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia che poneva fine a una relazione patologica dove l’offerta di moneta della banca centrale rischiava di essere subordinata a finalità politiche, alimentando spirali inflazionistiche in un sistema elettorale con forti tentazioni clientelari.

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Molta acqua è passata sotto quei ponti, fino al punto in cui tra Paesi membri dell’Unione e Bce nasce una nuova forte relazione orientata al Quantitative easing (Qe)che consente all’Ue di superare la crisi dell’Eurozona e attraversare senza tensioni sui mercati finanziari la pandemia con il suo aggravio sul debito pubblico dei Paesi membri corsi in soccorso di imprese e famiglie durante la crisi.

Le idee eretiche come il Qe sono diventate mainstream perché il divorzio tra Tesoro e banca centrale nazionale è stato sostituito da una coppia di fatto tra Bce e governi dei Paesi membri che ha portato la prima ha detenere all’incirca un quarto dei titoli di Stato dei secondi.

L’apparente contraddizione tra i due fatti svanisce se si considera che le due relazioni non sono paragonabili e la seconda è a prova di subordinazione. La Bce ha forza e indipendenza tali da garantirgli di conservare la reputazione conquistata sui mercati internazionali e di gestire in tranquillità cambio e inflazione, quest’ultima sotto controllo fino allo scoppio della guerra in Ucraina, quando la nuova impennata dei prezzi è stata generata non dall’abbondanza dell’offerta di moneta, ma dal brusco aumento dei prezzi dell’energia.

In questa fase costruimmo con Pasquale Scaramozzino un ventaglio di sette opzioni per attenuare o eliminare il fardello del debito pubblico contratto durante la pandemia (lanciata sul piano politico allora in forma decisa dal compianto ex presidente del parlamento Ue David Sassoli). Vie che si rifanno all’originario piano Padre (Politically acceptable debt restructuring in the eurozone) di Charles Wyplosz che prevedeva acquisto della quota oltre il 60% dei rapporti debito/Pil dei Paesi membri da parte della Bce per trasformarla in titoli irredimibili a tasso zero, ma si declinano in modo più flessibile e articolato a partire da quella che sostiene un rafforzamento della scelta della Bce di detenere una quota significativa di titoli pubblici dei Paesi membri fino ad arrivare a proposte di vere e proprie forme di cancellazione del debito pubblico contratto nel periodo della pandemia. La proposta si è scontrata con le convenzioni dominanti per poi trovare un accomodamento sostanziale nel piano italo-francese di una corsia diversa per il debito Covid con cessione a una nuova agenzia e formulazione di una regola di aggiustamento più morbida per le cosiddette “spese per il futuro”.

Il problema occorso però nel frattempo è che la fine della bonaccia sul fronte dell’inflazione mette oggi in discussione la capacità della Bce di conciliare politiche audaci di acquisto dei titoli pubblici degli Stati membri (che immettono moneta ad alto potenziale nel sistema e dunque rischiano di alimentare tensioni inflazionistiche) con la rinnovata esigenza di domare le dinamiche dei prezzi.

È questo che mi ha portato assieme a Guido Cozzi a formulare una nuova proposta “eretica” che suggerisce di approfittare dell’ingresso in circolazione dell’euro digitale per una manovra di mercato aperto nella quale la Bce si libera di una quota di titoli pubblici dei Paesi membri (assorbendo moneta ad alto potenziale dal sistema) e in cambio acquista una quota superiore degli stessi titoli, pagandola con euro digitali sui quali però è fissato un coefficiente di riserva al 100% (narrow money). In questo modo, utilizzando due strumenti (la decisione di acquisto/vendita dei titoli e la scelta del coefficiente di riserva sulla valuta di nuovo conio) diventerebbe possibile perseguire i due obiettivi potenzialmente confliggenti della gestione del debito e del controllo dell’inflazione, stabilendo il target di titoli di Stato dei Paesi membri detenuti e di livello di offerta di moneta di equilibrio del sistema.

L’idea è stata successivamente rilanciata sul primo giornale finanziario indiano in un Paese per il quale, a causa della debolezza del cambio che importa inflazione dall’estero, il problema di conciliare gestione del debito e controllo dell’inflazione è ancora più pressante. L’eresia del Quantitative easing impostasi progressivamente e diventata mainstream ha fugato i timori di molti. L’eurozona e la Bce sono una forza enorme che ha potuto permettersi senza problemi politiche espansive di quel genere. Abbiamo il dovere di esplorare le possibilità di uso di questa forza senza metterla a repentaglio per migliorare la vita delle generazioni presenti e future.

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