GREEN FINANCE

La Banca centrale cinese detta i criteri per la finanza verde

Tra prestiti e obbligazioni la Cina che ha promesso di diventare carbon free entro il 2060 è già in vetta alle classifiche mondiali

di Rita Fatiguso

3' di lettura

Quando il presidente cinese Xi Jinping nel discorso per il 70esimo anniversario delle Nazioni Unite lo scorso mese di settembre ha dichiarato di voler anticipare i tempi per rendere la Cina carbon free entro il 2060, in molti si sono chiesti come sarebbe mai stato possibile passare dalle parole ai fatti.

La guerra santa per l’ambiente

È da almeno cinque anni che Pechino ha lanciato la sua personale guerra all'inquinamento, finendo per diventare il paladino della guerra al cambio climatico e un fiero sostenitore dell'accordo sul clima di Parigi.

Loading...

Nella proposta del 14esimo Piano quinquennale che sarà approvato a marzo dal Parlamento cinese addirittura è previsto un piano ad hoc solo per l'ambiente, valido fino al 2025.

Le cose, però, quando si tratta di un Paese come la Cina, non sono mai semplici. I costi da affrontare sono enormi. Gli esperti stimano che il gigante asiatico avrà bisogno di investimenti per 440 miliardi di dollari all'anno, se vuole davvero soddisfare i suoi impegni ambientali.

Il ruolo della finanza

La finanza, altro tema di per sé scottante dato il timore panico cinese di incappare in rischi sistemici che portino al crollo dei mercati, è destinata a giocare un ruolo importantissimo. Ma Pechino deve ancora farsi le ossa, ed è improbabile che il trading delle emissioni lanciato cinque anni fa possa essere completamente a regime entro il 2021.

Il sistema nazionale di scambio di quote di emissioni (ETS) della Cina dovrebbe in teoria essere attivo entro l'anno prossimo, a dimostrazione degli sforzi fatti perché la più grande fonte mondiale di gas serra metta in atto un meccanismo di scambio che permetta alle imprese industriali di acquistare e vendere permessi di emissione di carbonio.

Cina al top della classifica

Nella prima metà dell'anno in corso, invece, i prestiti verdi in Cina avevano superato gli 11 trilioni di yuan (1,7 trilioni di dollari), il massimo al mondo, e il suo stock di obbligazioni verdi era il secondo più alto al mondo con 1.2 trilioni di yuan.

Lo ha detto Yi Gang, il Governatore della Banca centrale, che è sceso in campo direttamente con la proposta di un nuovo set di misure nella finanza verde.

Yi ha ribadito l'impegno della Cina per gli obiettivi ambientali e ha sottolineato il lavoro della Banca centrale nella promozione della finanza verde. La Banca popolare cinese “si concentrerà su nuove priorità per supportare meglio la ripresa e la transizione verde”.

In particolare saranno evidenziate quattro aree.

1) Migliorare gli standard di finanza verde per sostenere l'obiettivo della neutralità del carbonio

2) Considerare l'introduzione di requisiti obbligatori per gli istituti finanziari per divulgare informazioni relative all'ambiente

3) Migliorare la capacità di analizzare e gestire il rischio ambientale e climatico

4) Fornire agli investitori internazionali un accesso più semplice al mercato cinese della finanza verde.

Dei quattro obiettivi l’ultimo è senz’altro in linea con l’apertura dei mercati finanziari che Pechino sta imboccando da tempo.

Le zone speciali

I quattro passi del Governatore dovrebbero portare al decollo anche a ottimizzare le green trade zones lanciate tre anni fa. Cinque zone di finanza verde, progetti pilota nelle province del Guangdong, Guizhou, Jiangxi e dello Zhejiang, e nella la regione occidentale dello Xinjiang.

Ognuna con uno specifico progetto di finanza verde da portare avanti tramite strumenti come incentivi speciali, meccanismi di credito e, anche, lo scambio di emissioni. Il territorio fa la differenza, in Cina.

Guangzhou, capitale del Guangdong, la provincia che contribuisce per il 25% al Pil cinese, sulla costa sud-est della Cina, deve migliorare i nuovi meccanismi di credito per sostenere il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni. Guizhou, provincia molto arretrata, è vocata al trattamento dei rifiuti agricoli, mentre lo Xinjiang – area cruciale della Belt&road iniziative - deve potenziare i rapporti internazionali e crossborder.

L'obiettivo è quello di creare un modello di cooperazione tra le istituzioni, esplorando la responsabilità sociale e lo sviluppo della green economy. Ma soprattutto servirà a creare nuovi prodotti e servizi finanziari green che promuovano concretamente la tutela dell'ambiente, la conservazione delle risorse idriche, l'efficienza energetica.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti