Valute

La banca centrale turca taglia ancora i tassi di interesse. La lira precipita ai minimi storici

Alla fine si è svolto tutto secondo il copione “suggerito” dalla presidenza della Repubblica. Il nuovo taglio dei tassi di interesse, pari a 200 punti base, porta quello di riferimento dal 18 al 16 per cento

di Roberto Bongiorni

(Creuxnoir - stock.adobe.com)

2' di lettura

Alla fine si è svolto tutto secondo copione. Quello “suggerito” dalla presidenza della Repubblica. La banca centrale turca ha deliberato un nuovo taglio dei tassi di interesse, pari a 200 punti base, portando quello di riferimento dal 18 al 16 per cento.
Si tratta del secondo taglio in meno di un mese (in settembre si era passati dal 19% al 18%). La decisione si è subito riflessa sulla valuta turca. La lira, che da inizio anno ha perso quasi il 20%, ha accusato un nuovo calo (-2%) toccando un nuovo minimo storico a quota 9.49 lire per dollaro americano e sfiorando quota 11 contro l’euro.

La strategia di Erdogan

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è dunque determinato ad andare dritto per la sua strada. Ovvero quella della crescita a tutti i costi, e con tutti i mezzi. Dalla sua parte ha un consistente rimbalzo del Pil, che nel 2021 dovrebbe registrare un vigoroso aumento pari al 9 per cento. La lira debole, aiutata dalla ripresa della domanda internazionale post pandemia, gli ha comunque permesso di accrescere sensibilmente le esportazioni.

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Sono ormai anni che Erdogan, pur volendo combattere l'inflazione, si schiera contro gli alti tassi di interesse da lui stesso definiti «la madre e il padre di tutti i mali». Il problema è che gli effetti collaterali di questa politica economica non convenzionale si stanno facendo sentire da tempo. La galoppante inflazione e la svalutazione della lira si sono infatti rivelate un connubio estremamente negativo per le famiglie turche, il cui potere di acquisto è stato mutilato.

Nonostante già in settembre l'inflazione superasse i tassi di interesse, la Banca centrale ha dunque seguito le direttive del presidente. D'altronde dopo aver cambiato 4 governatori in meno di due anni, il 14 ottobre Erdogan ha sollevato dall'incarico i vicegovernatori Semih Tumen e Ugur Namik Kucuk e a un altro membro dell'ente, Abdullah.

Inflazione emergenza nazionale

L'inflazione resta l'emergenza nazionale, il nemico numero uno della ripresa. Secondo l'ufficio di statistica turco, nel mese di settembre è cresciuta ad un tasso annuo del 19,58 per cento (+1.25% sul mese precedente). Ma queste sono le stime ufficiali. Secondo i calcoli del gruppo indipendente per l'inflazione (Enag), creato poco tempo fa da un manipolo di accademici turchi, il costo della vita ha già raggiunto il 40 per cento. Un livello non sostenibile.

Agli occhi dei mercati, e degli analisti internazionali, la ricetta di Erdogan per battere l'inflazione - abbassando il costo del denaro - appare come un ossimoro. In sostanza il contrario di quello che fanno le banche centrali di mezzo mondo.

Le imprese in difesa dell’indipendenza della banca centrale

Davanti all'ostinazione di Erdogan, la vigilia della riunione della Banca centrale è scesa in campo anche la Turkish Industry and Business Association, la maggiore associazione delle imprese turche.

Che ha difeso con forza, definendola “essenziale” l'indipendenza della Banca centrale. «La cosa più importante e fondamentale per la prosperità del Paese- si legge nel rapporto - non sono gli sviluppi a breve termine ma la traiettoria a lungo termine». Fondata nel 1971, Tusiad rappresenta 4.500 aziende che generano l’85% del commercio estero totale della Turchia. È piuttosto raro vedere Tusiad criticare l'operato del Governo, eppure questa volta sembra che non abbia potuto farne a meno.

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